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L’architetto con la macchina da presa – di Gabriello Grandinetti

L’architetto con la macchina da presa – di Gabriello Grandinetti

Autore: Gabriello Grandinetti
pubblicato il 8 Gennaio 2015
nella categoria Parole

<< Io sono un occhio, un occhio meccanico e sono in costante movimento! >> -Dziga Vertov- Il rimando implicito a L 'uomo con la macchina da presa, la pellicola costruttivista del 1926, di Dziga Vertov ci offre lo spunto per introdurre il nuovo volume in uscita IL CINEMA DEGLI ARCHITETTI A cura di Vincenzo Trione, Johan & Levi editore (2014). Il libro persegue un 'attenta ricognizione nel repertorio tematico di pellicole estratte dall 'esperienza cinematografica di architetti/registi, lungo l 'arco di un secolo. Due dozzine di studiosi, in prevalenza dello IULM di Milano, accomunati dall 'interesse multidisciplinare che indaga il rapporto tra architettura e design, cinema televisione e new media, svolgono all 'interno di un ordito curatoriale il racconto di un miraggio urbano. Come una sorta di montaggio frammentato delle sequenze amatoriali di 53 architetti / video maker d 'eccezione. Da Le Corbusier a Yona Friedman, da Rem Koolhaas a Ugo La Pietra, passando per gli Archigram e il Superstudio, lungo una variegata singolarità professionale per aree culturali e generazionali, spesso agli estremi entro cui si dispongono i contributi visuali di arcaismi o scenari futuribili. Lo sguardo dell 'architetto cineasta, tuttavia, non sempre appare rivolto ad osservare la città col disincanto del fl├óneur. Si pensi al connubio di Albert Speer e Leni Riefensthal in Triumph des Willens la cui liturgia scenografica esaltata dalle simmetrie e dal rigorismo geometrico delle inquadrature, sia riprese dal basso che a volo d 'uccello, assumono una forte valenza di ineludibile propaganda. Passando in rassegna alcuni dei protagonisti, sospesi tra la fascinazione per la settima arte e le ibridazioni dello sconfinamento disciplinare, possiamo supporre che il medium cinematografico costituisca il dispositivo più idoneo a riprodurre lo spazio architettonico, eludendone altresì le clausole e gli assoggettamenti della committenza. Approcci biografici costruiti con uno storyboard essenziale, ma supportati dalla sceneggiatura di Albert Camus , tratteggiano il lascito culturale di Le Corbù, alle generazioni che verranno, sul suo progetto per l 'Unitè e presentato al CIAM col titolo La Citè Radieuse de Le Corbusier. Nel film Utopia, utopia del 1969 di Azio Cascavilla, Paolo Portoghesi e Renato Nicolini si interrogano sulle prospettive della Città di sogno, manco a dirlo, supportata da teorie sui massimi sistemi. Lungo un percorso iniziatico , attraverso le immagini che scorrono in sovraimpressione nella nostra mente, ritroviamo Franco Purini e Aldo Rossi, gli sperimentalismi Radicals di Andrea Branzi e gli Archizoom, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi, Gianni Pettena e Franco Raggi, Emilio Ambasz e Gaetano PesceÔǪ Le nostalgie, sottratte all 'oblio della memoria, di Piero Portaluppi col suo cortometraggio La Milan che nun ghe pu , ma anche il gruppo Stalker/Osservatorio Nomade, che con il documentario Immaginare Corviale affronta il paradigma del fallimento urbano degli anni '70 , l 'edificio città lungo un chilometro. Questi archivi documentali della Modernità sembrano invitarci ad un ripensamento circa il campo immaginario dell 'epoca postmediale, sulle tracce di Krauss Rosalilnd , secondo cui il Medium e la memoria.