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Renzo Piano mon amour, i radicali con la sciarpetta di lusso, l’autonomia (operaia) che fa tanto tendenza, i liberal chic, Sonny Rollins e altre storie – di Marco Maria Sambo

Renzo Piano mon amour, i radicali con la sciarpetta di lusso, l’autonomia (operaia) che fa tanto tendenza, i liberal chic, Sonny Rollins e altre storie – di Marco Maria Sambo

Autore: Marco Sambo
pubblicato il 15/12/2014
nella categoria AltreVisioni di Marco Maria Sambo

SGRUNT. Si è scatenata in queste settimane la contestazione accademica contro il lavoro di Renzo Piano e del gruppo G124 sulle periferie italiane, pubblicato come magazine allegato al Sole24Ore e disponibile gratuitamente sul sito dei G124 (Periferie n┬░1 o Diario di un anno di rammendo o http://renzopianog124.com/ ). La solita storia italiana: appena si fa qualcosa di interessante c'è subito pronto il plotone degli esclusi che protesta a gran voce, talvolta per legittimo dissenso (ci mancherebbe), altre volte solamente per cercare una cooptazione in quel progetto o per ottenere qualche minuto di celebrità sfruttando l'onda mediatica degli eventi. Senza che nulla cambi, ovviamente. Perche il cambiamento, quello reale, progettuale, graduale, faticoso, politico, partecipato, disegnato e con il sudore costruito, quello no, non interessa a questo folto gruppo di manifestanti, a meno che non si tratti di un loro progetto o di una loro idea, di un loro articolo o di una loro pubblicazione-mostra-festival. Insomma, una malattia tutta italiana che stimola l'egolatria patologica e che sviluppa, in forma acuta, la febbre dei "rosicanti" (traduzione in Italiano: coloro che rosicano). Ma tornando al progetto di Piano: finalmente si parla di periferia. Finalmente si riapre il dibattito. Finalmente un gruppo di giovani di talento ha la possibilità di progettare per cambiare, non di colpo, ma con lentezza e con giudizio, frammenti urbani degradati. Finalmente quei giovani saranno pagati, cosa difficile in questo Paese allo sbando. Finalmente Renzo Piano mette insieme alcune tra le migliori matite italiane, tra cui Mario Cucinella, Massimo Alvisi e Maurizio Milan, per formulare ipotesi e proposte, ragionando sulle aree da ricucire, con ago e filo, senza sparare astronavi e siluroni o, ancora peggio, chilometri e chilometri di edifici alla Corviale. Finalmente possiamo guardare la città dall 'alto, osservare programmi di zona affrontando ragionamenti urbanistici. Finalmente non vediamo su di una rivista solamente l 'immagine patinata dell 'archistar di turno. Finalmente possiamo leggere onel primo numero del magazine Periferieo bellissimi articoli che ci parlano di Pasolini, di immaginario collettivo, di Sale di periferia, di cambiamenti delle nostre città. Finalmente tutti si occupano di architettura e cambiamenti reali: giornalisti, architetti, critici, ingegneri, psicologi, esperti di ricerca sociale, maestri elementari, agronomi, autori della Rai, fino ad arrivare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Finalmente si tenta di ricominciare a progettare (e Renzo Piano ocon il primo numero della sua rivistao è solo all'inizio di questo percorso) con umiltà e con sapiente fragilità, coinvolgendo i cittadini, studiando i luoghi della città e non solamente i possibili guadagni delle speculazioni in stile Mafia Capitale. Finalmente un Senatore fa proposte concrete. Finalmente questo unico Senatore della Repubblica pubblica i risultati del proprio lavoro su di un magazine, realizzato ad hoc. Finalmente la politica si trasforma in progetto, anzi, il progetto è politico, indissolubilmente legato a un possibile cambiamento materiale, distante dalle dispute accademiche, tutte disegnate, della nuova tendenza di matrice autonoma -quasi extraparlamentare- che si addormenta con i santini di Manfredo Tafuri e Aldo Rossi. Finalmente il progetto è distante anni luce anche dalle dispute liberal chic per cui tutto va bene basta che sia molto fashion, molto fuori scala e possibilmente molto storto o a forma di mega tortellino galattico. Finalmente si riapre una metodologia, quella di Piano, lontana dalle discussioni tanto amate dai critici pseudo-radical con sciarpa di lusso, per i quali la rivoluzione è sempre permanente, contro tutto e contro tutti; ma sul "Che fare?" (per citare Lenin di cui conservano il santino) entrano un po' in crisi. Insomma, un grande caos, come da buona tradizione italica. Ma in questo caso, per nostra fortuna, c'è Renzo Piano con una idea di matrice socialdemocratica basata sul progetto e sul miglioramento progressivo della Società. E forse questa volta abbiamo ottime chance che il suo lavoro sulle periferie, tra qualche anno, si trasformi in qualcosa di realmente positivo e concreto. D'altra parte Renzo Piano è -nonostante i suoi detrattori- il più grande architetto italiano vivente e se non ce la fa lui a cambiare le cose, anche di poco, siamo fritti. Festeggiamo queste inutili riflessioni ascoltando un leggendario brano di Sonny Rollins, "Don't Stop The Carnival", Live del 1982, a tutto volume, ballando come sempre sul nostro futuro. Ecco il link, Sgrunt a tutti: https://www.youtube.com/watch?v=XiYms26Y098   Marco Maria Sambo marco_sambo@yahoo.it   [ SGRUNT, numero 2 o 2014/2015 o Editoriale presS/Tletter ]