Una cometa piccola piccola – di Alessandra Muntoni

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Il successo di Rosetta riempie di stupore e di sgomento. Me ne ero dimenticata, ma la sonda spaziale europea (Esa-Esoc-Asi) era partita 10 anni fa e, dopo aver attraversato lo spazio cosmico seguendo eleganti circonvoluzioni, il suo lander Philae è atterrato il 12 novembre sul terreno accidentato della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, seppur rimanendo in bilico sui bordi di un precipizio. Sarà problematica la trivellazione del sottosuolo alla ricerca di indizi sull’origine della vita, da eseguirsi con strumenti italiani.

La cosa sorprendente è la stessa dimensione della cometa, un sasso informe di circa quattro chilometri, cioè proprio la distanza tra il Vaticano al Colosseo, come ci illustra un collage proposto da Google. Il pensiero corre dritto al piano di Gustavo Giovannoni, ripreso dal Marcello Piacentini per la variante del 1942, che disegna Roma in forma di coda di cometa: un progetto urbanistico davvero inadeguato seppur fantasioso, almeno senza un efficiente porto sul mare. Non c’è da sorprendersi se, nonostante o forse proprio per la sua carenza funzionale, questo modello sembra oggi sulla via di concretarsi. Il n. 141 di ┬½Rassegna di Architettura e Urbanistica┬╗ ne illustra tutti gli aspetti.

Ci emoziona il fatto che architetti come Bruno Taut, Paolo Soleri, Luigi Pellegrin, scrittori come Paul Scheerbart e Antoine de Saint Exupery, nonche l’architetto-scrittore romano Franco Luccichenti, abbiano proiettato immagini utopiche e avventure nel cosmo. Lo stesso Philae, detto per inciso, assomiglia molto al Quincy Office Building di John Johansen (1988), dimostrando come l’architettura anticipi spesso la fantascienza e non viceversa.

Ma ancor più ci inquieta il fatto che, spinta dalla volontà di conoscere le proprie origini, l’umanità contemporaneamente le stia provando tutte per attentare alla sopravvivenza della vita reale.

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