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Su Etiche dell ‘intenzione – di Guido Aragona

Su Etiche dell ‘intenzione – di Guido Aragona

Autore: Guido Aragona
pubblicato il 28 Novembre 2014
nella categoria Diagonali di Guido Aragona

Ci sono libri che segnano discontinuità. Etiche dell 'intenzione di Giovanni Durbiano è uno di questi. L 'autore, architetto e docente di progettazione architettonica due attività che in Italia hanno poco in comune come spiritosamente viene annotato nel profilo biografico della quarta di copertina, raccoglie in questo volume nove saggi brevi composti in varie occasioni (due dei quali composti con Alessandro Armando), il cui nesso è esplicitato nell 'introduzione e in un 'appendice finale, entrambe inedite. Per certi aspetti si tratta di una ipotesi di storia dell 'architettura, una descrizione inconsueta e per punti di una parabola. Quella compiuta da quell 'insieme di architetti accademici rappresentati al loro apice, trionfanti, nella Storia dell 'architettura Italiana 1944-1985 di Tafuri : Aldo Rossi e seguaci, Guido Canella, Gabetti e Isola, Aymonino, Gregotti ecc. Per altri versi però è anche una resa dei conti generazionale nei confronti di quei padri, anche se forse un po ' tardiva. Questa ipotesi e resa dei conti è sorretta da una trattazione fitta di elementi concettualmente sofisticati e precisi, che quindi non facilitano scorciatoie divulgative che qui non abbiamo peraltro tempo e voglia di elaborare. Rimandiamo dunque alla lettura diretta di questo libro per conoscerle nello specifico. Darò qui invece un giudizio critico e una breve citazione a saggio. La lettura storica o di storia dell 'architettura ma anche e soprattutto storia delle idee dell 'architettura o mi pare originale e convincente. Ritengo che d 'ora in poi una Storia dell 'architettura italiana della seconda metà del '900 non dovrebbe prescindere dall 'esaminare questo contributo. L 'impressione è però che, come resa dei conti generazionale, nonche sul piano della proposta in antitesi, l 'elaborazione non sia sufficiente, sia ancora insomma troppo schiacciata sotto questi ingombranti autori. La discontinuità è segnata. Occorrerebbe però a questo punto ripensare organicamente e non solo per punti questa diversa interpretazione. E, necessariamente, facendo i conti pure con il convitato di pietra, Manfredo Tafuri, e la sua Storia sopra citata. Cosa certo non facile, ma a questo punto ineludibile. Ma pur con questa osservazione critica, va anche detto che, oltre ad altri pregi della raccolta, il racconto inedito di un Carlo Aymonino che legge, in un fantomatico coordinamento di architettura del CNR , una relazione con fogli in ordine errato sarebbe già sufficiente a giustificare la lettura del libro, il prezzo del biglietto. Su tale buffo ed emblematico episodio di cui fu testimone diretto, Durbiano chiosa Il suono della voce dell 'autore, la performance dell 'attore cancellano il significato dei contenuti di un copione che, considerato ormai classico, può essere smembrato, ricombinato, usato esso stesso come un frammento. Il tracciato che porta dalla costruzione interamente ideologica del referente collettivo o la nozione di un 'architettura nazional popolare negli anni cinquanta o alla distruzione di qualsiasi referente o attraverso la negazione della comunicabilità e l 'affermazione dell 'unicità sovrana dell 'autore o è interamente percorso. (G. Durbiano Etiche dell 'intenzione, in Appendice, pag. 154).