Le mani hi-tech sulla città – di Gerardo Mazziotti

le mani sulla citta

Mi limito, per il momento, solo a due episodi tra i tantissimi, che hanno visto architetti torinesi, milanesi, genovesi, bolognesi, romani, napoletani e anche spagnoli, francesi e cileni manomettere piazze, strade e viali di Napoli. Nella colpevole indifferenza del mondo culturale, accademico e professionale, di ItaliaNostra, del FAI e delle tante associazioni ambientaliste Nel 1952 venne bandito un concorso nazionale per la nuova stazione ferroviaria e per la sistemazione della piazza Garibaldi. Il grande urbanistica Luigi Piccinato, tra i vincitori del concorso, disegnò la nuova sistemazione demolendo l ‘ottocentesco fabbricato viaggiatori, coprendo i binari del livello inferiore e organizzando un nuovo sistema di traffico che hanno dato alla piazza una fisionomia di particolare gradevolezza e una soddisfacente funzionalità. Perciò non c ‘era alcun bisogno di modificarla. Ciò nondimeno l ‘architetto francese Dominique Perrault ha pensato di inserirvi una megastruttura reticolare di tubolari di acciaio, con una copertura traslucida, con l ‘intento di trasformare la qualità dello spazio urbano e sociale di Napoli, riqualificando il capoluogo campano e riportando agli antichi fasti una città sepolta da una “munnezza” reale e simbolica (ÔǪ) la pericolosa e abbandonata Piazza Garibaldi diventerà l’area principale di transito cittadino, il nuovo centro di Napoli .

Faccio fatica a credere che questi ambiziosi intenti progettuali saranno conseguiti. Per il momento posso solo indignarmi della presenza nel panorama cittadino di questo ecomostro hi-tech. Sorte analoga è stata riservata alla piazza Nicola Amore. nata con l’avvio dei lavori del Risanamento in un’area dove una volta insisteva la cosiddetta piazza della Sellaria o del Pendino, in cui erano presenti la fontana della Sellaria e la cinquecentesca fontana di Atlante. Il toponimo originario era piazza Agostino Depretis ma ,successivamente. fu attuato uno scambio di toponimi con la via Nicola Amore, come fu stabilito nel 1894 di chiamare l’attuale via Depretis.. Nel 1896 il regio commissario Ottavio Serena deliberò che la piazza accogliesse la fontana del Nettuno, che, dopo molte peregrinazioni in varie piazze cittadine, si trova attualmente relegata a ridosso di un palazzo in via Medina. Al centro della piazza fu quindi posta il 7 febbraio 1904 una statua scolpita da Francesco Jerace e raffigurante il sindaco Nicola Amore. E da quel giorno la piazza ha assunto la denominazione che tuttora conserva. La statua venne spostata il 5 maggio del 1938 in piazza Vittoria per eliminare qualunque ostacolo lungo il rettilineo che venne percorso a bordo di un ‘auto scoperta da Hitler e da Mussolini in occasione della rassegna alla Regia Marina nel golfo di Napoli. E da quella giornata particolare la statua non fece mai più ritorno nella sua piazza perche tutti i podestà, i sindaci e i commissari prefettizi, che nell ‘arco di 76 anni si sono succeduti a palazzo San Giacomo, hanno preferito lasciare al suo posto un’ aiuola fiorita. Non l ‘ha fatto nemmeno il sindaco Luigi deMagistris che pure aveva promesso una forte discontinuità col passato.

Questa gravissima decisione ha consentito all ‘ architetto romano Massimiliano Fuksas, progettista della stazione Duomo del metrò collinare, di bucare la piazza e di collocarvi un semiguscio d ‘uovo in acciaio e vetro per fare entrare la luce solare nella sottostante stazione. Una scelta del tutto ingiustificata visto che tutte le stazioni metropolitane del mondo, comprese quelle napoletane, sono illuminate con l ‘energia elettrica. E lo sarà necessariamente anche questa nelle ore serali e notturne. Viene da chiedersi perche non è stato consentito anche a Gae Aulenti di bucare piazza Dante e a Michele Capobianco di bucare piazza Vanvitelli per illuminare con la luce solare le sottostanti stazioni del metrò. Come che sia, sulle opere hi-tech di Perrault e di Fuksas vale il giudizio di Oscar Niemeyer Gli architetti contemporanei mi fanno orrore, hanno smarrito il senso della bellezza. Un giudizio che siamo in tanti a condividere.

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