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Entropie metropolitane in Triennale – di Gabriello Grandinetti

Entropie metropolitane in Triennale – di Gabriello Grandinetti

Autore: Gabriello Grandinetti
pubblicato il 28 Novembre 2014
nella categoria Parole

Dal 14 al 30 novembre 2014, la Triennale di Milano ospita la mostra IN ALTO MILANO di Alessandro Busci, pittore e architetto milanese (1971). Curatrice Ada Masoero. Non bisogna scambiare la predestinazione con la predisposizione, come insegna Flaviano, ma Alessandro Busci sembra in grado di poter manipolare entrambe le doti travasandole nel gioco di sequenze plurime di scorci prospettici osservati dal punto di vista dell 'architetto prestato all 'arte. IN ALTO MILANO è nei fatti una mostra sovraccarica dei significati babelici usque ad coelum di una città protesa al suo sviluppo verticale che affonda le sue radici ne: La città che sale di Umberto Boccioni. L 'installazione combina 50 opere impresse su lastre metalliche e 40 dipinte su carta con tecnica calligrafica giapponese. Alessandro Busci dipinge su rigidi supporti ruvidi, texturizzati dalla ruggine dell 'acciaio COR-TEN, su lastre di rame o ferro, utilizzando smalti e acidi aggressivi con risultati alchemici che conferiscono a quei fondali piroclastici una vibratile espressività materica che adombra una trasfigurazione urbana irrevocabile. Il suo campo d 'azione è l 'architettura che si rafforza nel suo radicamento nei luoghi dell 'hinterland milanese pregno delle archeologie industriali rappresentate attraverso il lavoro di scavo di un recente passato. Ossimori sentimentali che affiorano da cupe atmosfere sature, come la torre Branca o il grattacielo Pirelli di Giò Ponti, lo stadio San Siro o la torre Velasca dei BBPR, tutti protagonisti della tarda modernità di Milano. Alessandro Busci sembra interrogarsi lungo un esteso repertorio figurativo che arriva a lambire gli ultimi eventi dell 'architettura contemporanea (XXI secolo) che pur non costituendo una correlazione causale << Post hoc ergo propter hoc >> non si manifestino come effetto di una causa che l 'ha preceduta e da cui si vorrebbero far discendere, tout court, bensì da una radicale singolarità espressiva del tutto autonoma e spaesante o vedi il nuovo edificio iconico Bocconi di Shelley McNamara e Yvonne Farrell, qui rappresentato nella sua ibridazione cubista. Alessandro Busci ha saputo cogliere nel rimpiazzamento dell 'esaltante skyline di Porta Nuova-Garibaldi, dominato dai grattacieli Unicredit di C. Pelli o dalle torri Arborescenti del Bosco Verticale di S. Boeri, il risveglio definitivo dal sonno postmoderno e la capacità di presa simbolica sul futuro della città che oggi scompagina ogni spartito dello scenario metropolitano e che sembra agglutinarsi con le cromie acide delle sue opere. [gallery columns="5" link="file" ids="24052,24066,24065,24064,24063,24062,24061,24059,24058,24057,24056,24055,24054,24053,24051,24070,24069,24050,24067,24068"]