Teresa Sapey – di Paola Maugini

Teresa-Sapey-28898.XLimmagine da www.woont.com

Il miglior progetto sei tu!

Per Teresa Sapey, l ‘architetto italiano che deve la sua fortuna soprattutto alla Spagna con cui condivide una passionalità apparentemente tanto lontana dalle sue radici piemontesi ÔêÆ Se non fossi cresciuta a Torino e non avessi amato il grande Filippo Juvarra, sicuramente non sarei cosìÔǪ ┬¡ÔêÆ è l ‘uomo contemporaneo il soggetto dell ‘architettura e del design.

Per lei l’architetto (o il designer) non è un artista, è un tecnico al servizio della società contemporanea ÔǪ La funzionalità è espressione di questo servizio per l ‘uomo di oggi che, senza quasi rendersene conto, trascorre gran parte del suo tempo in spazi trascurati dall ‘architettura che si considera alta o che, in un mondo pieno di tutto, si ritrova ancora privo di quanto gli può servire.

Ma per lei la funzionalità non è sufficiente: non le basta aggiungervi l ‘estetica, vuole raccontare storie per creare emozioni nelle persone, provocare in loro reazioni capaci di renderle partecipi e protagoniste. ├ê questa commistione che fa l ‘architettura e il design.

Ne è un esempio più che calzante l ‘intervento che nel 2007 l ‘ha resa famosa: il parking dell ‘Hotel Puerta de America a Madrid. Un ‘avventura accanto ai 18 più famosi architetti e designer europei (Jean Nouvel, Norman Foster, Zaha Hadid tra gli altri) e una scelta di intervenire su uno spazio mai considerato che l ‘hanno portata a ricevere il premio di Designer of the Year di Wallpaper.

Sono una ribelle, mi sono sempre piaciuti i luoghi poco convenzionali, adoro i parcheggi: sono spazi tipici della nostra contemporaneità, democratici perche aperti a tutti ma sempre nascosti sotto terra, grigi, tristi, lugubri ÔǪ Non hanno identità ma solo la funzione di nascondere ÔǪ Sembrano pensati per punire chi usa l ‘automobile ÔǪ Sono stata la prima Architetto a pensare che anche i parcheggi hanno diritto ad avere una dignità tanto quanto ce l’hanno le toilette e le stalle. Da quel momento Lady Parking secondo la definizione ammirata di Foster, Teresa Sapey ha deciso di riconsiderarli in funzione dell ‘uomo, di renderli abitabili, vivi, emozionanti ÔǪ attraverso il colore e la segnaletica giocosa, che diventano elementi fondamentali per orientarsi sotto terra.

Il colore è vita

Per lei il colore è materia, è volume, è vita, come la luce. I colori sono gli ingredienti dei suoi progetti. Sempre. Li ama tutti e nessuno, secondo il giorno, l’ora, il momentoÔǪ Li sente come un suo fattore genetico ÔêÆ Sono nata cromo sensibile oppure i miei globuli sono policromi, non so per quale sbaglio genetico ÔêÆ, come necessità per vivere meglio. Già da piccola dipingeva magliette per venderle alle amiche e di nascosto provava tutti rossetti e gli ombretti di sua madre …

Nel suo lavoro il colore invade i parcheggi ÔêÆ oggi sono già più di 10 tra realizzati e in progetto in Spagna e in Italia (a Cuneo, Roma-Casal di Bertone e Alba) ÔêÆ e si sposta su passerelle e tunnel (anche a Napoli), si fa raffinato e colto nei riferimenti a Sol LeWitt e Dan Flavin dell ‘illuminazione natalizia del 2008 della centralissima Calle Serrano a Madrid, ritorna nel concorso internazionale per la fiera d ‘arte contemporanea Arco 2012 a Madrid dove con Ikea propone un nuovo concept del lusso: eco-cheap uguale a eco-chicÔǪ.

Dal cucchiaio alla città, per dirla secondo Gio Ponti

L ‘approccio progettuale di Teresa Sapey gira a 360 gradi intorno all ‘uomo. Non ci sono temi di serie A o di serie B. Non ci sono limiti di dimensione ne di budget.

La Spagna mi ha tolto la paura del perimetro, ha aperto una porta sull’immenso, sullo sconfinato e sull’imperfezione, togliendomi la paura di sbagliare. La Spagna non guarda mai indietro, quindi non perde mai tempo a piangere sui propri erroriÔǪ Sei figlio del tuo tempo e vivilo con orgoglio è il secondo dei suoi ingredienti autentici della creatività, seguito da Errare umanum est.

Le sfide non finiscono mai. L ‘hotel più piccolo del mondo: reception, camera con bagno, lounge e palestra in soli 15 metri quadrati ÔǪ Presentato per Room Mate Hotels nel Beefeater London District, quartiere effimero creato a Madrid da vari imprenditori creativi, ha dimensioni che farebbero invidia a Le Corbusier e al suo Cabanon ÔǪ Un progetto assolutamente contemporaneo anche nei suoi toni fluo.
Gigantesca la Vip Lounge per Paris Photo, realizzata per la riapertura Salon d ‘Honneur del Grand Palais: 1200 mq suddivisi da morbidi drappi nelle tonalità dei rosa e dei viola, un omaggio alla moda e alla femminilità che trae ispirazione da un ‘istallazione di Mies van der Rohe ÔǪ
E poi appartamenti, alberghi, ristoranti, negozi per tante griffe di moda, uffici, installazioni e spazi per l ‘educazione, conferenze e convegni, da Dubai a S. Moritz.
E il design: evocativa di un albero di Natale ma, nella sua linea avvolgente e mobile, anche delle spirali scaturite dalle bacchette magiche delle fatine di Walt Disney, la lampada Crismy progettata per Vondom è poetica, adattabile, funzionale e cambia colore.

Un architetto italiano all ‘estero
Seppur fierissima delle sue origini, a Teresa Sapey non piace essere definita un architetto italiana all ‘estero. Si considera piuttosto una donna lottatrice, nomade e surviver, con il viso mediterraneo e scavato dalla vita.
Una donna arrivata a Madrid per amore che lì si è ricavata la sua tana, aprendo il suo studio nel 1990. Una donna nata a Cuneo nel 1962, che voleva essere artista e poi ha deciso di fare l’architetto ÔǪ con laurea al Politecnico di Torino e specializzazioni alla Parsons School di New York e all ‘├ëcole National Superieure d ‘Architecture di La Villette a Parigi.
Una donna che ha avuto la forza di diventare Lady Parking e nello stesso tempo di far parte della fondazione Curarte, che aiuta i bimbi malati degli ospedali spagnoli, guadagnandosi uno dei premi annuali che la Ong Woman Together dà alle donne che combinano successo professionale e impegno sociale.
Una donna convinta che l ‘architetto debba analizzare l ‘utile, il funzionale e il sociale per proporre opere corrette e rispettose, ma capaci di emozionare, di incollare almeno un sorriso sul volto delle persone.

 

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