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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o AGOSTO 1964 – di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o AGOSTO 1964 – di Arcangelo Di Cesare

Autore: Arcangelo Di Cesare
pubblicato il 24 Ottobre 2014
nella categoria Cronache e storie di Arcangelo Di Cesare

Nel fascicolo di agosto 1964 fu presentata la Clowes Memorial Hall di John Mac Lane Johansen; quest 'opera, anche se non tra le migliori produzioni dell 'architetto, è una delle poche che possiamo ancora ammirare. Johansen, infatti, morto nel 2012 all 'età di 96 anni, aveva dovuto assistere alla demolizione di molte sue creazioni; in vita, l 'unica opera risparmiata, fu quella che possiamo considerare il suo manifesto: il complesso del Mummer 's theater di Oklahoma City demolito, però, un anno dopo la sua morte. Nella Hall di Indianapolis per rispondere ai tre requisiti richiesti dalla committenza, acustica, visuale e sicurezza, l 'architetto fece ricorso a elementi parietali larghi 5 metri e alti tra i 18 e i 27 metri; li dispose in maniera sfalsata in modo da modulare la luce come una lanterna; di giorno la luce penetrava fin dentro la sala, limitando lo spreco di energia, mentre di notte la luce artificiale, uscendo dalla sala, rendeva emozionante l 'immagine esterna dell 'edificio. Questo scandito gioco di contrapposizioni offriva una nuova visione della scatola edilizia; era in divenire una sorta di frantumazione realizzata grazie ad una serie di aggetti e di rientranze che agguantavano e serravano gli spazi. Con questa opera Johansen cominciò quel processo di frantumazione che caratterizzò tutte le sue future creazioni. Ogni edificio era progettato non più nei suoi dettagli, ma nel suo processo di crescita; la sua matrice formale era scomposta e reintegrata con la città e il territorio. L 'Architetto cercò la propria ispirazione nel principio d 'indeterminazione e nella casualità; la sua volontà fu di non creare edifici ma frammenti di città in cui il processo di progettazione non era mai del tipo compositivo ma basato sul concetto dell ' assemblaggio. Oggi possiamo definire la sua opera come una sorta di Action-Architecture ottenuta componendo gli oggetti con il sommo obiettivo di celebrare solo il mutamento, la trasformabilità e la crescita; una sorta di non-finito di michelangiolesca memoria.