Intervista a Davide Pizzigoni_Premio PIDA DESIGN 2014 – di Roberta Melasecca

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Il comitato scientifico del PREMIO PIDA ha conferito il Premio PIDA DESIGN 2014 a Francesca Molteni e Davide Pizzigoni per l ‘importante contributo al mondo del design mediante la mostra multimediale dove vivono gli architetti presentata al Salone del Mobile 2014.

dove vivono gli architetti, ideata per Cosmit e presentata alla Fiera di Rho dall ‘8 al 13 aprile, racconta in esclusiva le stanze private di otto tra i più autorevoli esponenti del mondo dell ‘architettura internazionale: attraverso video, immagini, suoni, testimonianze e ricostruzioni dal vivo Francesca Molteni e Davide Pizzigoni immaginano lo spazio domestico di Shigeru Ban, Mario Bellini, David Chipperfield, Massimiliano e Doriana Fuksas, Zaha Hadid, Marcio Kogan, Daniel Libeskind e Studio Mumbai/Bijoy Jain. Il risultato è uno spazio espositivo interattivo attraverso il quale scoprire la cultura dell ‘abitare, le scelte e le ossessioni degli architetti.

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Tre parole chiave per definire il suo lavoro.

Pizzigoni: Libero, interdisciplinare: l ‘interdisciplinarietà porta con se il terzo elemento ovvero travasare un sapere da un dominio all ‘altro. Queste tre parole sono intimamente legate tra loro: libertà è necessità di uscire da un singolo settore per dirigersi verso saperi provenienti da ambiti diversi, scardinare i paletti specialistici, esplorare ed acquisire nuove conoscenze. Commistione e sostituzione: il mio lavoro procede al contrario rispetto al mondo dell ‘iperspecializzazione e delle ipernicchie; ma anche trasversalità. Nell ‘attraversare regioni diverse, il mio percorso si è sviluppato dalla verità dell ‘architettura alla verità del linguaggio simbolico: è così che ho iniziato una sperimentazione in quel campo della rappresentazione che racconta meglio il progetto tramite il colore, fino ad arrivare alla progettazione di scenografie teatrali.

Teatro e architettura: cosa cambia nell ‘indagine e costruzione dello spazio.

Pizzigoni: Nel teatro lo spazio viene sperimentato attraverso lo sguardo e non attraverso il corpo: è uno spazio di tipo narrativo dove la lettura avviene mediante lo sguardo elaborato per mezzo dell ‘intelletto. Gli attori che vivono nello spazio teatrale sono una metafora del nostro corpo: un ‘esperienza mediata che punta sulla diversità di linguaggio. Nell ‘architettura invece è il corpo a leggere lo spazio: un corpo plastico all ‘interno di un altro corpo plastico. Esistono elementi comuni tra spazio teatrale e spazio architettonico: la sincronizzazione tra i due momenti avviene nel momento della progettazione. Ho iniziato così ad indagare lo spazio come vuoto che sta tra le cose: una ricerca sulla forma del vuoto che si tramuta in elemento plastico nel momento in cui acquisisce un limite. Ma per portare alla luce ciò che sta sta le cose, è necessario negare un ‘identità formale al limite: se si conferisce identità a ciò che limita lo spazio quello che ne deriva è l ‘architettura, o meglio la pelle che circonda il vuoto o che definisce il pieno. La mostra dove vivono gli architetti era un racconto di vuoti, di ciò che rimane libero tra i movimenti che una persona compie all ‘interno di una casa: un calco, un ‘impronta di tutti i flussi possibili.

Expo 2015: assente l ‘europa del Nord, defilè per Ucraina e Turchia, partecipazione ridotta per Stati Uniti, Canada, Sudafrica e Australia. Expo 2015 ancora pedana di lancio per sviluppo e cambiamento oppure opportunità mancata?

Pizzigoni: Credo che sia venuto il momento di sviluppare le idee: anche se le visioni risultano ridotte, sostenibilità è lavorare sulle idee. Pensare e lavorare.

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Idee e visioni ad Ischia durante la settimana del PIDA.

Pizzigoni: Come sintetizzare una mostra sviluppata in quasi 2000 mq in una formula light e in una location come Ischia: una nuova sfida per me e Francesca. La riproduzione dell ‘installazione dove vivono gli architetti avrà il carattere della multivisione, al fine di avere una percezione contemporanea di una moltitudine di elementi diversi. Sarà muoversi nello spazio della narrazione guidati da materiali visivi e audiovisivi dove le informazioni negano il principio della centralità.

Tre parole per l ‘oggi e tre parole per il futuro.

Pizzigoni: Esistono solo il passato e il futuro: il presente appena lo fissi è già diventato passato. Quindi tre parole per il futuro. Comunità: senza comunione non si va da nessuna parte; curiosità, non solo legata alla soddisfazione del prorio piacere, ma curiosità della curiosità degli altri; desiderio e felicità. Sembrerebbero concetti ecumenici o religiosi; in effetti rientrano nel campo della cosidetta banalità del bene: il bene comune è una necessità.

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Davide Pizzigoni nasce a Milano e si laurea in Architettura a Roma nel 1984; nello stesso anno collabora con Franco Purini al progetto di allestimento della mostra La metropoli spontanea. Nel 1986 la sua prima personale di pittura; nel 1987 inizia la sua collaborazione con Olivetti per la realizzazione di manifesti, copertine, litografie e serigrafie. Nel 1994 crea scene e costumi per Die Frau Ohne Schatten di Richard Strauss al Teatro dell ‘Opera di Zurigo; nel 1995 crea scene e costumi per Gesualdo di Alfred Schnittke allo Staatsoper di Vienna. Nel 1996 disegna le collezioni di seta e cachemire per Bulgari. Nel 1999 presenta a Francoforte la sua prima collezione di porcellane disegnate per Bulgari e realizzata da Rosenthal, iniziando una serie di esposizioni a Dallas, St. Luis, Chicago, Atlanta, New York, Taiwan.

Nel 2002 riceve dal New National Theatre of Tokio l ‘incarico di disegnare scene e costume per balletti e opere liriche. L ‘esperienza del teatro lo spinge ad iniziare una ricerca sullo spazio con La forma del Vuoto; inoltre collabora con SkyCult per le scenografie dei programmi televisivi Ultrafragola e Ultrafragola II. Le sue opere si trovano in collezioni negli Stati Uniti, Argentina, Giappone, Israele, Francia, Austria, Italia e Germania.

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