Sartoris a Carignano – di Guido Aragona

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Era da molto tempo che mi ripromettevo di andare a vedere, a Carignano (pressi di Torino) la realizzazione dell ‘ultimo progetto di Alberto Sartoris (1901-1998), quasi un mito del cosiddetto Movimento Moderno. Per chi non ricordi, diciamo che Sartoris, tra le altre cose, partecipò al primo Ciam 1928 a La Sarraz, fu vivace esponente del secondo Futurismo e del Razionalismo, e noto soprattutto per i suoi disegni cristallini, decontestualizzati e dai colori puri, con predilezione per la rappresentazione in assonometria, compresa quella dal basso.

Non ero mai andato perche in fondo mi era sempre stato istintivamente antipatico, ancor più dopo aver letto pagina 106 della prima edizione de Gli architetti e il fascismo di Giorgio Ciucci, e aver avuto eco della sua sprezzante intransigenza nel voler imporre in cantiere l ‘inflessibile applicazione del modulo della piastrella prescelta all ‘intero edificio di Carignano.

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Era da anni che rimandavo la visita. L ‘intervento – complesso, grande, difficile – di riqualificazione (con destinazioni d ‘uso quali municipio, museo, scuola superiore) dell ‘area del pregevole stabilimento del Lanificio Bona, un vero e proprio monumento di archeologia industriale, – non è ormai più nemmeno recente. Venne infatti realizzato a partire dai primi anni ’90, ma con progetti realizzati fin dal 1980. Era da anni che non ne sentivo più parlare. Ne bene, ne male.

Sicche sono rimasto stupito nel vedere una situazione che definirei disastrosa: non solo le parti d ‘epoca superstiti sono in apparente stato di abbandono, ma anche le parti di nuova costruzione mostrano notevoli segni di degrado, di non utilizzo, spesso addirittura inibiti all ‘uso da barriere. Come se l ‘intervento, anziche risolvere alcuni problemi di inutilizzo di uno spazio grande in rapporto alla dimensione della cittadina piemontese, avesse aggravato la questione con ulteriori problemi legati alla nuova costruzione.

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Non è facile ricostruire con precisione la vicenda e le cause di questo stato di cose, anche perche in rete, stranamente, non è rintracciabile nulla in merito.

Possiamo tuttavia fare un paio di considerazioni riguardo ad elementi di questo progetto del molto anziano illustre architetto, che ritengo comunque sbagliati e che probabilmente hanno costituito fattori d ‘insuccesso. Considerazioni da mettere in relazione ad aspetti più generali di un certo tipo di architettura.

Innanzi tutto, la scelta della piastrella in ceramica per il rivestimento. Tutto il centro storico di Carignano si presenta costituito con materiali di grana tattile calda, concreta: tutte le costruzioni presentano tetto a falde in coppi di laterizio; molte o anche tra quelle più pregevoli, quali il duomo disegnato da Benedetto Alfieri o sono in mattoni a vista; altre costruzioni sono intonacate, e tinteggiate con colori terrosi, caldi.

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La scelta dei colori brillanti e riflettenti delle piastrelle in ceramica è dunque quanto di più antitetico possibile a quelli degli edifici dell ‘intorno.

Il forte contrasto a volte funziona bene. In questo caso, forse per ragioni di proporzione fra le dimensioni dell ‘intervento e il paese, appare una scelta poco felice.

E ‘ vero che questo trattamento consente di evidenziare in modo più esplicito l ‘intervento attuale dalla struttura preesistente in sistema Hennebique. Vero anche che esso mette in risalto la chiara qualità compositiva del disegno.

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Ma indubbiamente questo aumenta la separazione fra la grande fabbrica e la grana tattile, oltre che dimensionale, del resto dell ‘insediamento, non in modo positivo a giudicare dagli esiti.

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Ancora: il nuovo disegno rende quasi totalmente porticato l ‘edificio al piano non della strada, ma al piano rialzato del nuovo edificio, con l ‘effetto disastroso di costituire ampi spazi pubblici ma all ‘interno dell ‘edificio, non ben utilizzabili e non chiaramente ne interni ne esterni.

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Altri estesi spazi esterni ai piani superiori (la cosiddetta piazza verticale) sono oggi inaccessibili al pubblico, per problemi che supponiamo gestionali ma forse anche di sicurezza dovuti al degrado.

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Questo sia detto a titolo preliminare. Non avendo approfondito sui documenti la conoscenza del progetto e delle sue vicende realizzative, cosa che mi propongo di fare prossimamente, non posso qui dare un giudizio nemmeno del progetto, oltre che del resto.

Però ora posso avere una ipotesi più fondata del perche Sartoris, istintivamente, non mi piaccia. Nella sua concezione, ma anche negli esiti, l ‘architettura di Sartoris si costituisce in opposizione alla vita materiale, concreta, reale. Ha un sapore chiaramente gnostico, quel genere di spiritualismo che nega la vita materiale con le sue contraddizioni. Quel razionalismo magico, geometrico e mistico, neoplatonico e massonico, cui attese per tutta la vita. (Alberto Abriani, in Nuovo Centro Civico di Carignano. Alberto Sartoris 1980-95)

Le idee degli architetti contemporanei vengono spesso lette come se fossero puramente tecniche o poetiche e non avessero alcuna matrice filosofica e religiosa. Ma ciò causa una mancanza di comprensione. Se rileggo questa frase di Sartoris, mi pare ora di capirne il senso in modo più vasto: Alla stregua delle finalità della civiltà meccanica, l ‘architettura moderna, che ne è una delle numerose conseguenze, tenta di liberare l ‘uomo dalla oppressione della vita fisica ÔǪ (Gli elementi della architettura razionale, 1941).

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Nota sulle illustrazioni

Il disegno, del primo progetto, è tratto da AAVV Progetti e assonometrie di Alberto Sartoris, officina edizioni, 1982. Con scritti, tra gli altri di Samonà, Tentori, Portoghesi, Glusberg, Gubler.

Le foto incluse sono state scattate dal sottoscritto nel maggio 2014. Sono un semplice commento al testo e non hanno la pretesa di dare un’idea complessiva del progetto, e nemmeno di documentare i casi di maggior degrado del manufatto, che non sono stati qui esposti.

La foto dell ‘edificio storico in mattoni è del fianco nord del Duomo di Carignano, progettato da Benedetto Alfieri e realizzato fra il 1757 e il 1771

1 Comment

  1. Pasquale Misuraca 16/05/2014 at 17:48

    La radice filosofica, il fondo religioso, delle opere d’arte sono regolarmente sottovalutati – dai tecnici e dai poeti. Vengono in mente diverse eccezioni – certo. Ma. Ci sono quelli che seguono le regole e quelli che le fanno. (Giordano Bruno)

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