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Anche le riviste su carta oggi devono diventare un luogo dove di regola si confrontano e si scontrano posizioni diverse, andando così contro all’idea che una testata giornalistica debba muoversi in concordanza sostanziale di opinioni, relegando il contraddittorio solo a poche e ben individuate rubriche.

Sostanzialmente impermeabili alle opinioni che non fossero quelle del direttore, per esempio, erano la Casabella di Gregotti o l’Architettura di Zevi, le quali risentivano della cultura della prima metà del novecento secondo la quale la squadra dovesse procedere compatta e allineata. Nei casi peggiori al passo dell’oca. Nei casi migliori come le frecce tricolori o i marine.

In una buona rivista oggi, grazie alle nuove regole imposte dal web, che sono perfettamente applicabili alla carta stampata, ognuno dovrebbe proporre un proprio punto di vista fuori dal coro.

La coerenza della linea editoriale non è quindi l’omogeneità. E la diversità è un valore.

Come trasformare questo atteggiamento in un prodotto intelligente e appetibile e non in un guazzabuglio di frammenti incoerenti è il problema.

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