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L ‘architettura è morta – di Alessandro Melis

L ‘architettura è morta – di Alessandro Melis

Autore: Alessandro Melis
pubblicato il 24/05/2014
nella categoria Parole

photo source: http://sjmj91.files.wordpress.com/2013/02/2001space037.jpg

Uno dei grandi temi degli ultimi trent'anni è il dibattito minimalisti contro massimalisti. Il minimalismo ha assunto un termine più estensivo che in passato e raccoglie, intorno a se', tutti coloro che presumono che tutti i mali dipendano dalle archistar e che le loro ricerche formali rappresentino valori discutibili anche sul piano etico. Con massimalismo mi riferisco alla definizione che ne dava Lebbeus Woods, cioè il radicalismo estremo che produce, in architettura, forme verso le quali non sappiamo ancora come rapportarci. Concordo coi minimalisti su un solo punto: il massimalismo contemporaneo è superato. Nel merito, il mio punto di vista è diametralmente opposto. Se un difetto il massimalismo l 'ha avuto, infatti, è stato quello di non riuscire a coagulare intorno a se ' una vera scuola, un vero percorso che costruttivamente riuscisse a scardinare la visione moderna dell 'architettura. Nel mondo occidentale, essa è, così come si è sviluppato nell'arco del XX secolo, la principale causa della crisi climatica. Se prendiamo in considerazione anche la configurazione urbana della città contemporanea, almeno il 40% dei consumi energetici sono riconducibili, direttamente o indirettamente, a questa interpretazione del costruito. Non esprimo nessun giudizio estetico o morale rispetto all'architettura moderna che da sempre ho ammirato. Mi limito a registrare i dati. Le ragioni sono alla portata di tutti, ma la nostra mappa mentale e il dover mettere in discussione un modello che abbiamo sostenuto per tutta la vita, ci impediscono di vederle. Oggi sappiamo che si poteva fare di meglio. Sappiamo anche che l 'incidenza delle architetture delle archistar rispetto a questi dati è irrilevante. I numeri sono impietosi e costituiscono un atto di accusa contro i ragionamenti di alcuni che ritengono che attraverso la neutralità ed il basso profilo estetico dell 'architettura si possa ritornare ad un mondo arcadico che non è mai esistito. Insomma che la cosiddetta decrescita possa essere una soluzione praticabile. Siamo già oltre il punto di non ritorno e nessuna indulgenza può essere ormai concessa verso i modelli autoconsolatori. Probabilmente è la definizione stessa di architettura ad essere insufficiente e superata. La disciplina in se' non offre risposte funzionali all'umanità. Mai come oggi abbiamo bisogno di idee radicali e di visioni massimaliste, oggi inconcepibili per la maggior parte di noi, perche il nostro futuro è nelle mani di chi è predisposto al cambiamento non in quelle del più intelligente o del più forte (Darwin). ├ê destino, per chi avrà la capacità e la forza di esprimerle, di attrarre su di se ' le critiche più aspre perche la Storia è la bugia su cui comunemente ci si accorda (Voltaire).