Futuro anteriore_Roberto Fallani – di Massimo Locci

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Gli architetti ritengono, a torto, di essere gli unici titolati e in grado di ragionare sullo spazio architettonico, di poter costruire luoghi urbani, di saper prefigurare i gradi di trasformabilità del territorio; talvolta, invece, sono più efficaci i contributi dei poeti e degli artisti. Ne è un esempio evidente l ‘influenza dei saggi fantastici di Paul Scheerbart, con descrizioni di architetture alpine totalmente trasparenti (1914 Glasarchitektur – architettura di vetro), che hanno influenzato molti architetti del ‘900, tra cui il giovane Bruno Taut e gli esponenti del linguaggio proto-espressionista della November Gruppe. Tra gli artisti, come non riconoscere una capacità interpretativa dello spazio architettonico e propositiva di nuovi scenari urbani a Paul Klee, a Fausto Melotti o a Mario Sironi che sono stati determinanti nella definizione del linguaggio razionalista e di Terragni in particolare. Ciò vale a maggior ragione per Umberto Boccioni che, con “Forme della continuità nello spazio, si segnala per una sensibilità poetica rivolta al concetto di spazio più che per la plasticità scultorea. In assoluto la sua ricerca è stato un riferimento importante per generazioni di architetti; non a caso Boccioni aveva scritto il Manifesto dell ‘Architettura Futurista un anno prima di Antonio Sant ‘elia. Quelli degli artisti e dei poeti sono luoghi immaginati attraverso un processo astratto che coniuga razionalità e lavoro analiticooermeneutico, lo stesso presente nell ‘orizzonte espressivo di Roberto Fallani, artista e designer.

Nella mostra alla Casa dell ‘Architettura di Roma, a cura di Flavio Mangione e Massimo Domenicucci, accanto a fascinose sedute antropomorfiche e reinterpretazioni del concetto di involucro e di superficie organica (come ragionamento sulla pelle degli edifici o come materia assente che mostra il sottocutaneo), espone i suoi disegni di architetture fantastiche. Più che idee architettoniche rese in forma artistica, sono appunti spaziali utopici: nella varietà plastica rappresentano il portato identitario più profondo della materia e definiscono i principi grafico-metodologici della sua dimensione espressiva senza limiti. Sono libere interpretazioni senza tipologie prestabilite che, più che direttamente dall ‘immaginario iconografico della storia dell ‘architettura, traggono ispirazione dal contenitore della propria esperienza immaginifica.

Realizzati con costanza nel tempo, i suoi ragionamenti sullo spazio rappresentano il sogno di un umanista visionario. Le fluide morfologie, rese con tecnica grafica veloce ed essenziale, sono, quindi, uno sconfinamento disciplinare dai territori dell ‘utopia all ‘idea di spazio urbano. I disegni di piccolo formato esprimono un principio identitario duttile e flessibile ma, contemporaneamente, oltre all ‘automatismo del segno, evidenziano l ‘esigenza di definire una riflessione in merito alla divaricazione esistente tra teoria e prassi concreta.

Oltre all ‘identità organica-espressionista, appartiene ai territori dell ‘architettura anche il concetto della metamorfosi e l ‘adesione ai principi del ‘non finito ‘, mostrando una fiducia evidente nell ‘accordo tra leggi della natura e processo costruttivo. Sono affascinato e tormentato o afferma Roberto Fallani – dal lavoro concepito come condizione per tramutare la materia. Il suo è un percorso tra l ‘ossessione della tecnologia (il tema degli ingranaggi e dei congegni che ripropone come pattern grafico concettuale su qualsiasi superficie) e il suo superamento, attraverso percorsi iniziatici ed enigmatici, tra Miti e simboli.

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