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Abbasso le archistar, viva Cino Zucchi, Nietzsche, Shakira e altre storie – di Marco Maria Sambo

AltreVisioni - di Marco Maria Sambo

Penso che il Padiglione Italia curato da Cino Zucchi per la Biennale Architettura 2014 sarà una sorpresa positiva, lanciando interessanti riflessioni e utili spunti per il futuro. Prima di tutto perche Zucchi è un architetto vero, di quelli che si sporcano nei cantieri, di quelli che sanno cosa vuol dire parlare con gli operai, di quelli che non fanno solo fuffa e blablabla comodamente seduti dietro la scrivania di una cattedra universitaria a far teoria sui massimi sistemi. In secondo luogo perche Zucchi, nella sua ormai lunga carriera, è riuscito a coniugare serietà professionale e ottimi risultati progettuali con un atteggiamento sobrio, da maglione e giacca, e non da giacchetta di pelle umana, maglietta nera, pantaloni neri, scarpe nere, capelli neri, tutto nero come nella migliore tradizione di molte rockstar dei nostri giorni. Il terzo motivo è rappresentato dal fatto che, nel suo Padiglione, Cino Zucchi non intende esaltare gli architetti: non racconterà l ‘egolatria di ciascuno, il superuomo nietzscheano che ha contraddistinto le celebrità dell ‘architettura e la critica un po ‘ timida degli ultimi 20 anni. Zucchi parlerà di città, di percorsi, di frammenti urbani, di intersezioni e di innesti come emerge anche nell ‘intervista da lui rilasciata ad Enrico Arosio, apparsa sul numero 17 de l ‘Espresso di quest ‘anno (30 aprile 2014) intitolata Un italiano contro le archistar. Zucchi, in sostanza, ha un grande pregio: ha una visione urbana e un ‘idea di mondo dove non vince solamente la grande finanza immobiliare che ha sfruttato e sfrutta le archistar per mascherare esclusivamente il proprio profitto. Zucchi ha, al contrario, un ‘idea estetico-politica che parte dalla città. Il fatto che la grande architettura sia possibile anche grazie ai Principi contemporanei, rappresentati dagli amministratori delegati di quella finanza, è per lui un fatto secondario perche è anche una banalità; come dire che per fare architettura ci vogliono i soldi: bella scoperta, di quelle che lasciano il segno. Ma non è affatto banale, al contrario, come fa giustamente Zucchi, ribadire che la metropoli contemporanea non cresce solamente grazie a Zaha Hadid, la Shakira dei nostri giorni. La città moderna è costruita anche da personalità come ├ülvaro Siza Vieira (come sottolinea lo stesso Zucchi) che non lavora solo per la finanza immobiliare ma anche per progettare case economiche e popolari a basso costo. Cino Zucchi quindi, ci auguriamo, metterà in luce diverse facce della realtà nel suo Padiglione Italia, aggiungendo complessità al dibattito di architettura e non ammorbandoci con il solito discorso secondo il quale le star dell ‘architettura sono bellissime, bravissime, modernissime, ganzissime, tutto issimo come nel Grande Fratello. Perche l ‘atteggiamento sanamente critico che Zucchi ha nei confronti delle rockstar è anche terapeutico: tutti noi abbiamo il diritto di fare una pernacchia, di tanto in tanto, a politici, grandi finanzieri, multinazionali e personaggi famosi come le archistar. In questo modo, forse, torneremo a costruire, in Italia, grandi città come facevamo nel passato.

 

Festeggiamo queste inutili riflessioni ballando con Shakira, la super Zaha Hadid della musica contemporanea, brindando alle archistar che sono sempre issime, al di là di quello che fanno. Ecco il link, buon ascolto e buona visione a tutti: http://www.youtube.com/watch?v=aUxuQ6cxfT0

 

di Marco Maria Sambo

marco_sambo@yahoo.it

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