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La tenda dietro la tenda_ di Carla Molinari TESTO FINALISTA

La tenda dietro la tenda_ di Carla Molinari TESTO FINALISTA

Testo inedito

Mio padre non ha mai sopportato le tende. Nel corso degli anni ho assistito a diversi battibecchi tra lui e la sua compagna, amante di candele profumate e tovaglie a fiorellini, e lentamente l’ho visto cedere su tutto. Addirittura sul finto albero di natale con stelle filanti colorate. Eppure mai, per nessun motivo o circostanza, ha ceduto sulle tende: ancora oggi le loro finestre, compresa quella del bagno, ne sono rigorosamente prive.
Ho tentato più volte di chiedergli la ragione di tale odio, in particolare nelle occasioni in cui ho chiesto il suo aiuto proprio per appendere le mie, di tende. Inutile dire che non ho mai ottenuto una risposta completamente soddisfacente. Al massimo sguardi eloquenti, di un padre che ti aiuta e in silenzio ti sta accanto anche se sa con assoluta certezza che stai sbagliando qualcosa. Sì, ma che cosa?

Nell ‘immaginario abitativo la tenda ha assunto diverse forme e significati nel corso del tempo. Il tessuto, più in generale, è un elemento fondativo della pratica del costruire: dalle tende dei nomadi alle più contemporanee tensostrutture, le applicazioni sono varie e gli sviluppi notevoli. Parallelamente la tenda si è arricchita di contenuti e simbolismi, tanto da divenire elemento spesso rappresentativo ed emblematico.
La contraddittorietà e la complessità del tema della tenda sono intuibili tramite un ‘immagine particolare che ci viene offerta dal Padiglione tedesco di Mies van der Rohe a Barcellona. In quegli spazi delineati dal maestro del minimalismo che fa dell ‘assenza una regola esistenziale, si trova un ‘elegante e sontuosa tenda, elemento decorativo e frivolo per eccellenza. ├ê una tenda pesante, che congela la sua vocazione alla mobilità per trasformarla in matericità barocca, è una tenda che diventa strato costitutivo della parete, diventa forma architettonica. ├ê una tenda naturalmente rossa, come il sipario scenico che rappresenta, e che nega la sua essenza ornamentale per divenire simbolo, membrana metaforica. Così, proprio nel suo negarsi, la tenda di Mies ci aiuta a riscoprire con forza gli elementi più fondativi dell ‘elemento tenda: il celare, il separare e il rappresentare, l’informare.

Il celare
In un celebre passo dei suoi Saggi Montaigne descrive il velo di Poppea e le sue affascinanti implicazioni psicologiche: la trasparenza del tessuto dipinto offre allo sguardo dello spettatore un particolare effetto di mistero e desiderio. La suggestione è notevole proprio perche la nudità di Poppea, seppur più che intuibile, è in realtà velata, come nell ‘opera di Man Ray L ‘enigma di Isidore Ducasse in cui un grande telo avvolge un oggetto misterioso: non importa cosa si cela sotto il tessuto, se non il fatto stesso che sia celato. L ‘azione del nascondere diviene particolarmente affascinante poiche concede all ‘uomo la preziosa possibilità di usare liberamente la propria immaginazione per definire e completare quel reale che è solo abbozzato, nascosto dietro la siepe dell ‘infinito leopardiano. Tutto ciò che deduciamo dalle linee dell ‘opera è in realtà frutto di un ragionamento, non è riscontrabile con assoluta certezza: l ‘immagine rimane aperta e possibile concedendo una notevole suggestione.
Così la tenda, in particolare, è un velo in grado di celare, che nasconde e protegge da sguardi indiscreti e curiosi ma lasciando intravedere, senza mai negare totalmente il rapporto con l ‘esterno. L ‘esterno, anzi, può diventarne l ‘interlocutore fondamentale, fino a suggerire una situazione volutamente ambigua in cui la malizia nasce dall ‘idea che chi si nasconde sa in realtà di essere osservato. La tenda, o il velo, concedono a chi osserva il lusso di immaginare una propria rappresentazione del reale e a chi si nasconde la sensazione di potersi esibire rimanendo celati e protetti. La tenda può dunque divenire simbolo di un ‘ambigua relazione tra pubblico e privato in cui il tessuto serve a definire e completare le aperture e si carica di significati e rimandi.

Il separare e il rappresentare
In modo ancora più estremo Shigeru Ban (vincitore 2014 del Premio Pritzker) nella sua Curtain Wall House, elimina ogni divisione strutturale con l ‘esterno e sembra ridurre le pareti di confine a semplici tende. In realtà l ‘elemento di separazione è una parete in vetro nascosta più internamente, mentre la tenda è effimero diaframma che interagisce direttamente con la città. Oltre alle tematiche di leggerezza e flessibilità, Shigeru Ban affronta dunque l ‘idea di una barriera tra privato e pubblico che viene totalmente ridefinita e reinterpretata e, per quanto alcuni ambienti rimangano più intimi e riparati, la sensazione è che la casa contemporanea abbia bisogno di una relazione più diretta con l ‘esterno, un nuovo tipo di spazio in cui possa manifestarsi una pubblica rappresentazione del privato.
Se dunque la tenda nell ‘Ottocento incorniciava e definiva lo spazio scenico esterno, ora la situazione sembra essersi capovolta. Prima il paesaggio era lo spettacolo a cui noi abitanti, spettatori, assistevamo dall ‘interno verso l ‘esterno e il tessuto era il nostro sipario personale che ci permetteva di regolare e definire orari e modalità della rappresentazione. Attualmente è invece la casa a divenire spettacolo: gli ambienti interni sono veri e propri palcoscenici e gli abitanti, conseguentemente, attori. Nell ‘era in cui ogni individuo è chiamato ad intervenire, come già Benjamin aveva ben spiegato, noi tutti siamo autori, registi, scrittori. L ‘uomo diviene il protagonista della scena e l ‘obiettivo non è più osservare ma essere osservati, l ‘obiettivo è apparire.

L’informare
Così la tenda è abito degli spazi domestici, elemento che esprime le contemporanee volontà del soggetto e ne reinterpreta le tendenze: personalizzato ornamento, simbolo carico di significati e informazioni o membrana flessibile e dinamica. In particolare, nel tentativo contemporaneo di instaurare e ridefinire un nuovo tipo di relazione tra ambiente interno ed esterno, l ‘elemento divisorio sembra tendere ad una smaterializzazione mentre la tenda, invece, assume una rinnovata importanza: i confini si assottigliano e il concetto di soglia si traduce in uno schermo o diaframma di tipo effimero e virtuale. Si tratta, forse, di quella stessa interfaccia che Paul Virilio teorizza essere il nuovo ed unico elemento di separazione e connessione tra ambienti, contenente ogni funzione (e informazione) necessaria.
Reinventando dunque il proprio valore ornamentale e trasformandosi in membrana intelligente e simbolica, la tenda diventa così interpretazione di una contemporanea tendenza minimalista che è legata all ‘idea di sintetizzare, concentrare valori e significati, più che a quella di ridurre ed eliminare. Gli elementi della casa sembrano infatti arricchirsi di nuovi contenuti, e la tenda, in quanto costume dell ‘abitare, è informazione, è metafora, è significante espresso in forme estetiche contemporanee.

Materia del dubbio, così come Paul Valery l’ha abilmente descritta, la tenda è dunque elemento di difficile definizione, elemento non chiaro, quasi ipocrita. E credo che proprio questa ipocrisia sia ciò che infastidisca mio padre maggiormente.
La sua intrinseca complessità ha portato la tenda a nascondersi, a perdersi, a mascherarsi dietro fiorellini e ricami, mentre le candele, banalmente, rimangono con fierezza quello che sono: soprammobili, oggetti decorativi puri e semplici. La tenda diversamente custodisce un’articolazione di significati profondi e contenuti possibili che le conferiscono un carattere nobile, le donano un valore, e che, nonostante tutto, vengono costantemente negati e sminuiti.
Mi piace pensare che per mio padre, insegnante e artista astratto, legato ad una bellezza che è concetto e ad un’arte che non sempre è forma, vedere tende ridotte a semplici frivoli orpelli sia semplicemente inaccettabile. Cosa può esserci d’altronde di più sconsolante che vedere la vera bellezza nascondersi, vergognarsi di se stessa e mascherarsi per cercare l’approvazione del grande pubblico?

 

DATI PERSONALI:
Nome: Carla
Cognome: Molinari
Data e luogo di nascita: 18/04/1986 Jesi (AN)
Professione: Dottoranda in Architettura. Teorie e Progetto. Facoltà di Architettura di Roma

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