Uno spazio tra 0 e 1_ di Marco Milioni

Testo edito pubblicato su Interferenze n┬░5, febbraio 2007

Il progresso tecnologico, negli ultimi decenni, si è imposto in modo talmente rapido da costituire uno dei fattori che hanno esasperato i rapporti tra le generazioni e, in tal senso, oltre alle contrapposizioni padre-figlio adesso si fanno apprezzare anche quelle fra le diverse generazioni di giovani. Negli ultimissimi anni questa accelerazione è stata favorita anche dalla possibilità di accesso alle tecnologie digitali da parte masse, con grande successo visto il loro uso quotidiano ormai irrinunciabile. Ma l ‘uomo pensa in digitale ? digitale qualifica e quantifica tutta la realtà in modo discreto rapportandola ad una scala di valori prestabiliti ed individuandone i limiti; il mondo digitale è rigido, elimina le sfumature, semplifica, standardizza, la CPU elabora le informazioni attraverso 2 simboli (positivo e negativo). Questa ottica bianco-nero ha grande influenza sull ‘uomo (essere analogico per antonomasia) che è condizionato dal fatto di avere a che fare con collaboratori elettronici che lo mettono davanti a scelte prestabilite e che funzionano perfettamente oppure per nulla. Attraverso l ‘arte si è andati alla ricerca di qualcosa tra queste due opzioni, un qualcosa che ha consentito all ‘uomo di colpire il mondo digitale spesso anche attraverso gli errori lasciati dagli esseri umani o che si sono costituiti. E ‘ nata la computer grafica, poi la digital art e più recentemente la net-art, ma anche nuovi esperimenti musicali (la cosiddetta glitch music dell ‘album systemisch degli Oval è un esempio di questo contrattacco) e sotto altri punti di vista anche virus e hackeraggio hanno fatto compiere il salto alla tecnologia digitale da mezzo tecnico ad arte nella stessa misura in cui, ad esempio, l ‘opera di Escher aveva fatto con la matematica. Il digitale ha creato un attrito tra uomo e realtà, un tramite, un filtro, un passaggio al quale l ‘architettura non si è sottratta; in questa disciplina si pensa che il cambiamento più importante sia stato il modo di disegnare che adesso è più agevole nei confronti di forme complesse; da questo si comprende perche i suoi sostenitori (ad esempio Bruno Zevi) abbaiano sempre parlato di architettura liberata, ma l ‘influenza del digitale in architettura è più profonda e si propone su più livelli: concettuale, tecnico, tecnologico ed estetico. La tecnologia digitale ha prodotto un humus di pensiero digitale che ha modificato e sta ancora modificando la percezione della realtà ed il modo di comunicare fra gli individui; anche i progettisti sono influenzati da tutto questo e ciò rimane latente nella mente diventando anche parte del proprio agire. Quindi architetti, designers e artisti in genere, alle prese con layers, links, fogli virtuali, icone ecc… hanno esternato la propria risposta in vari modi, complice anche e soprattutto la perdita del rapporto con il disegno sul foglio di carta che adesso è affiancato o sostituito da sistemi schermo-computer-stampa. Molta arte digitale e la smaterializzazione delle immagini raster (che è alla base di grafica pubblicitaria, del cinema, dei videogiochi, delle scenografie, delle interfacce dei pc), hanno portato ad una estetica dei pixel in architettura che si può riconoscere in progetti noti anche se non ne costituisce la base progettuale, ma ne influenza la composizione perche presente nell ‘immaginario collettivo. Le schegge digitali vengono congelate (bullet time di Matrix ?) costituendo una configurazione spaziale; si va alla ricerca della tensione tra questi elementi che creano degli spazi al loro interno conferendo corpo, ad esempio, ad una facciata che diventa spazio e che ha sostanza quasi immateriale come l ‘elettricità statica superficiale di uno schermo tradizionale o la crisi che si genera se si fa pressione su di uno schermo a cristalli liquidi; spesso questo spazio prende vita anche come pelle interattiva o schermo per proiezione, spazi che sono una metafora del flusso di informazioni come le opere del futurismo lo erano nei confronti della velocità. Il digitale e la sua estetica pesano molto sull ‘idea di architettura contemporanea e, insieme ai loro altri contenuti, sono da affiancare a quello che le opere di architettura hanno prodotto e rappresentato nei secoli: simbologie divine, ideologie, natura, progresso. Questa architettura ha un perche in forza della società dell ‘informazione in cui viviamo e, visto il suo rapido evolversi, possiamo aspettarci anche tra pochi anni un inedito scenario futuro.

 

DATI PERSONALI:
Nome: Marco
Cognome: Milloni
Data e luogo di nascita: 30/05/1979, Cortona (AR)
Professione: Architetto

Scrivi un commento