Ragione e passione per professione_ di Emanuele Forzese TESTO FINALISTA

Testo edito pubblicato su Imaginarium. Monografie visionarie, numero 3, Gennaio-Marzo 2014, ISSN 2282-3727, http://www.monografievisionarie.net

Secondo alcuni critici il romanzo Ragione e sentimento o incentrato sul contrasto tra i caratteri delle due sorelle Dashwood, ovvero la razionalità di Elinor contro l ‘emotività di Marianne o nasce con una struttura incerta poiche l ‘autrice Jane Austen a un certo punto della stesura non riesce più a decidere quale delle due caratteristiche debba prevalere sull ‘altra. Tale incertezza pervade anche l ‘immaginazione architettonica nella contemporaneità, dove l ‘eterna battaglia tra ragione (del mestiere) e passione (per l ‘arte) sembra procedere verso il deterioramento dello scopo primario per l ‘architettura, pratica artistica che si avvale delle competenze tecniche per conferire identità, significato e struttura allo spazio che l ‘uomo abita.

┬½Non c ‘è niente di sbagliato nell ‘architettura di oggi perche ci sono cose meravigliose. Quello che c ‘è di sbagliato nell ‘architettura sono i cattivi architetti┬╗[1].

Ciò che consente di distinguere il buono dal cattivo progettista è una capacità di pensare lo spazio che sia al contempo animata dalla passione e guidata dalla ragione. Infatti, come afferma Karl Marx [2], ┬½l ‘ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che fin da principio distingue il peggiore architetto dall ‘ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera┬╗.

Quale fiamma accende e alimenta oggi il fuoco del progettista architettonico?

Già nel 1931 Frank Lloyd Wright osserva che ┬½L ‘architettura batte le strade come una prostituta perche ottenere un incarico è divenuto il fine più importante. In architettura l ‘incarico dovrebbe trovare la persona e non la persona l ‘incarico┬╗[3]. Negli ultimi tempi si può addirittura dire che le vie della prostituzione o per i progettisti, ma non solo o siano diventate infinite: nella pratica artistica da sempre si distinguono coloro dediti all ‘arte per ottenere il potere e la gloria da coloro che fanno l ‘arte per l ‘arte medesima, soddisfacendo in tal modo l ‘impulso interiore a creare ed esprimere se stessi.

L ‘esercizio della pratica architettonica per il potere vede manifestarsi due fenomeni estremi: da una parte troviamo le cosiddette archistar, ovvero progettisti animati dal fuoco del consenso mediatico e del riconoscimento sociale di appartenenza allo star-system dell ‘architettura, che li induce a sfornare incessantemente immagini sensazionali per i media e icone commerciabili sul mercato, nell ‘affannoso tentativo di mantenere alta l ‘attenzione su di se, mentre l ‘atto ponderato del costruire per abitare diviene marginale, come osserva Gino Valle: ┬½L ‘architettura esiste solo in quanto pubblicata. Ci sono architetti che fanno qualsiasi cosa per finire sulle riviste, perche sanno che esistono solo quando sono pubblicati, e quello che è pubblicato è un ‘altra cosa rispetto al costruito, completamente un ‘altra cosa┬╗[4].

Il fenomeno diametralmente opposto è quello del CAD monkey, termine ormai entrato a far parte del gergo tecnico per designare coloro che, dopo anni di difficile e faticosa formazione nelle scuole di ingegneria e di architettura, si ritrovano a svolgere un lavoro automatico e ripetitivo che prevede l ‘esecuzione più e più volte di un solo compito su un programma di disegno assistito dal computer. Costretto a battere la strada dell ‘anonimato, l ‘aspirante progettista si riduce così a mero operatore informatico che o nella più ottimistica delle ipotesi per poche centinaia di euro al mese, nella peggiore invece come stagista non retribuito o produce render in quantità industriale al servizio di quel professionista già avviato da tempo che rincorre il successo sperando un giorno di accedere all ‘olimpo delle archistar. Ciò che accomuna entrambi i fenomeni, è il mutamento del fuoco della passione in rogo del martirio, secondo quella logica dantesca nota come legge del contrappasso: l ‘archistar è mossa tumultuosamente dalla bufera che scatena la lussuria del successo a cui ha ceduto, invece la CAD monkey è costretta dalla propria pusillanimità a fissare uno schermo giorno dopo giorno, entrambi perdendo di vista il senso originario della loro azione. Sottomessi alla razionalità che li rende rispettivamente machine à impressionner oppure machine à dessiner, essi percepiscono sempre più come un ‘eco lontana quella passionalità auspicata da Oscar Niemeyer quale motore per l ‘azione attraverso l ‘architettura:

┬½L ‘architettura è un pretesto. Importante è la vita, importante è l ‘uomo! Eppure, l ‘architettura può avere una funzione politica, proprio perche si occupa dell ‘uomo e della sua maniera di vivere. [*] Io penso che la questione politica faccia parte di qualunque professione, e a maggior ragione dell ‘architettura, dal momento che l ‘architetto agisce in uno degli ambiti fondamentali della vita dell ‘uomo: quello sociale. La città, la convivenza, l ‘esistenza quotidiana e lo spazio di ognuno di noi, sono il suo campo di battaglia. Qui, l ‘architetto può prendere posizione e lottare┬╗[5].

Il progettista deve dunque prendere coscienza di come trasformare la propria professione in atto politico, ma poiche di fatto gli viene negata o o si nega, facendosi distrarre da altre questioni o l ‘azione profetica di dare forma allo spazio esistenziale dell ‘uomo, egli finisce per attraversare una crisi di identità che lo induce a convertirsi, secondo Helio Pi├▒on, ┬½in un esperto in trucchi e belletti che o come colmo dei mali o l ‘Amministrazione impone a chi si propone di edificare: in realtà, assume il ruolo di un commissario estetico, esperto in amministrare gli arbìtri della moda┬╗[6]. Spesso nell ‘opinione comune l ‘architettura viene pensata non tanto come modalità specifica per costruire quanto piuttosto in termini di surplus estetico da sovrapporre all ‘edificio, aumentando in tal modo il divario tra il progettista e il cliente: quest ‘ultimo detta arbitrariamente le proprie preferenze al cui il primo aderisce per garantirsi la sopravvivenza economica e per l ‘incapacità di far prevalere idee che spesso non sono tali, e nemmeno proprie. A mantenere il divario non è la differenza tra i rispettivi gusti, bensì il mancato riconoscimento da parte del committente della competenza tecnica del progettista nell ‘affrontare i problemi specifici dell ‘architettura, che vanno ben oltre le questioni di gusto, e conseguentemente nell ‘offrire soluzioni reali finalizzate alla qualità dell ‘abitare.

L ‘obiettivo primario dell ‘architettura è la ricerca della verità attraverso l ‘esercizio della bellezza nelle forme, nelle spazialità e nei materiali, e il successo di tale ricerca dipende inevitabilmente dalla quantità d ‘amore riversato in essa, come ci insegna Alvar Aalto: ┬½Quando progettate una finestra, immaginate che vi si debba affacciare la persona che amate┬╗[7].

E ‘ ancora possibile progettare con ragione e passione?

┬½Oggi il guaio è che mancano opportunità, però ognuno deve fare la sua parte, rischiare, avere idee, inventare. [*] Bisogna immaginare, chiacchierare soltanto non serve: bisogna azzardarsi e mostrare ciò che sappiamo fare┬╗[8].

NOTE:
[1] Giò Ponti, 1961; in Longobardi Giovanni, L ‘architettura non è un martini, Roma, Mancosu, 2009.
[2] in Donà Massimo, Il fare perfetto. Dalla tragedia della tecnica all ‘esperienza dell ‘arte, in Cacciari Massimo, Donà Massimo, Arte, tragedia, tecnica, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2000.
[3] Wright Frank Lloyd, Two Lectures on Architecture, 1931; parzialmente ripubblicato in Casabella, n. 784, Dicembre 2009.
[4] in Corbellini Giovanni, Grande & veloce. Strumenti compositivi nei contesti contemporanei, Roma, Officina Edizioni, 2000.
[5] Niemeyer Oscar, Il mondo è ingiusto, a cura di Riva Alberto, Milano, Mondadori, 2012.
[6] Pi├▒on Helio, Teoria del proyecto, Barcellona, 2006; ed. it. Teoria del Progetto, a cura di Sebastiano D ‘Urso, Santarcangelo di Romagna (RN), Maggioli, 2009.
[7] in Longobardi Giovanni, op. cit.
[8] Niemeyer Oscar, op. cit.

DATI PERSONALI:
Nome: Emanuele
Cognome: Forzese
Data e luogo di nascita: 15/10/1979, Catania
Professione: Ingegnere Edile

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