Questioni romane: Lafuente o Meis? – di Alessandra Muntoni

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Sembra impossibile, ma per realizzare il nuovo stadio della AS Roma è stato scelto proprio Tor di Valle, dove Julio Lafuente ha realizzato nel 1959 l’Ippodromo olimpico. Abbiamo già visto inutilmente distrutto il Velodromo Vigorelli di Cesare Ligini all’Eur. Ora toccherebbe a questo, nonostante i vincoli comunali e l’inserimento nella Carta della Qualità? Sarebbero così cancellati due splendidi esempi dell’architettura italiana per le Olimpiadi del 1960, quando ancora essa si segnalava per la sua capacità di elaborare e realizzare edifici di qualità internazionale.

Il programma edilizio della AS Roma è certo notevole e adatto ad una grande città. Articolato e differenziato per funzioni, Stadio di calcio, negozi, Nike Store, club sportivi, ristoranti, accessi stradali e parcheggi calibrati alla dimensione del complesso: quanto basta per presentarsi come un efficiente entertainment district alla pari di molti esempi europei. Non altrettanto convincente il progetto dell’architetto Dan Meis, carico com’è di eccessivi rimandi simbolici e di complicate strutture che appaiono staticamente fragili. Avremo lo stadio più innovativo del mondo ÔÇÆ promette il sindaco Marino già durante la presentazione del progetto ÔÇÆ lo voglio pronto in due anni e come me anche il presidente Pallotta, si legge in ┬½La Repubblica┬╗, 22 aprile 2014. Nella pagina a fianco la figlia dell’architetto, Clara Lafuente, e Giorgio Muratore spiegano il valore strutturale ed estetico delle pensiline e delle scalinate dell’Ippodromo, invitando l’Amministrazione e i cittadini romani a riflettere meglio su questo progetto. Non sarebbe difficile recuperare le audaci tribune coperte ancora esistenti all’interno della nuova installazione.

Gli amici della PresS/Tletter sono invitati a dire la loro.

1-Tribune Tor di Valle

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