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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o MARZO 1964 – di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o MARZO 1964 – di Arcangelo Di Cesare

Autore: Arcangelo Di Cesare
pubblicato il 24 Aprile 2014
nella categoria Cronache e storie di Arcangelo Di Cesare

Il 5 aprile 1964 fu consacrata la Chiesa dell 'Autostrada del Sole dedicata a San Giovanni Battista opera dell 'Architetto Giovanni Michelucci.

Nel panorama dell 'Architettura Italiana possiamo considerarlo come uno dei dieci monumenti che hanno scritto la Storia. Nel panorama della classe tipologica possiamo inquadrarlo come la chiave di volta nella ricerca di una spazialità avvolgente.

La rivista seguì tutta la carriera dell 'Architetto, non lo abbandonò mai restandogli fedele lungo tutta la sua travagliata esperienza di vita, che passando attraverso le due guerre mondiali, terminò due giorni prima del compimento del secolo di vita.

Lo fece narrando la sua umanità, specchio fedele della sua architettura e usando un linguaggio che, rifuggendo dal formalismo, dal compiacimento estetico e dalla velleità monumentale, elaborava un messaggio dal chiaro senso etico.

Lo stesso Michelucci amava ricordare di se stesso che: "La perfezione stilistica, l'invenzione o la purezza strutturale non hanno avuto per me mai alcun interesse. Anzi quello che più mi ha convinto e convince in un'opera sono le "rotture", i segni dell'arrestarsi improvviso di un pensiero per il profilarsi nella mente di nuove possibilità, di nuove strade da percorrere".

Dietro la varietà delle sue opere, dietro il diritto alla discontinuità da lui praticato, è riconoscibile un metodo di lavoro rigoroso fondato sul dubbio, sulla ricerca di attualità degli spazi, sulla legge del mutamento e spesso sul ricominciare.

Per il lungo cammino delle sue idee e delle sue attività fu considerato un eretico, un senzacasa rispetto all 'appartenenza a correnti e scuole di architetture e una personalità difficilmente classificabile tra le catalogazioni generazionali; nella realtà è stato e resterà un maestro di umiltà capace di plasmare gli spazi come pochi altri.