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Panorami napolitani – di Eduardo Alamaro

Panorami napolitani – di Eduardo Alamaro

Autore: Eduardo Alamaro
pubblicato il 24 Aprile 2014
nella categoria Parole

Per una A, solo per una A superflua. Se avessi avuto una A mancante all 'inizio del mio cognome sarei un Lamaro. Invece di costruire frasi e giochi di parole all 'Alamaro 'e PresS/T, costruirei (forse) edifici, condomini, parchi, meraviglie, quarti di luna & quartieri di sole siglati Lamaro.

Come quelli edificati in Argentina, Espana, France, Uruguay, Italia, fino alla bella Napoli che fu, dal 1920 al 1955. Esattamente fino all '1 o 7 o 1955, data scritta in grassetto alla fine di una relazione della nota impresa internazionale di costruzioni Lamaro, stampata nero su bianco in un bel libro di 220 pagine, corredate da moltissime tavole con illustrazioni e disegni. E con l 'introduzione tradotta in varie lingue, (non ci facciamo mancare niente).

Quando domenica scorsa l 'ho sfogliato su una bancarella antiquaria in piazza del Duomo a Milano, ho considerato questo libro un regalo, un segno o segnale da cogliere al volo e l 'ho comprato subito. Il prezzo era incoraggiante.

Il volumetto, una relazione simpatica, discorsiva, scritta in maniera piana e cordiale, quasi una relazione sentimentale o una conversazione oggi forse impensabile, mi ha fatto compagnia nel treno. Nel viaggio verso Napoli, città dei sogni, come titola un affettuoso paragrafo a pag. 138. Infatti i costruttori Lamaro (in primis l 'ing. Antonio), erano originari della provincia di Messina, legati a Napoli perche specialmente fino alla prima guerra mondiale a Napoli faceva capo per tradizione la vita di tutti i meridionali. Vecchia Napoli, antico Sud, Regno delle due Sicilie. W 'o rre!!

E loro, i Lamaro senza A davanti, attendevano pazientemente la buona occasione per entrare in quel mercato di case moderne di prestigio napolitane. Occasione che si presentò nel 1933, quando comprarono, ahumm: una fetta della collina (edificabile, nda) che affacciava quasi a picco sul Corso Vittorio Emanuele, con un fronte di oltre cento metri presso l 'imbocco del Parco Grifeo. Si trattava di sbancare per predisporre il piano di appoggio a quattro palazzi di sei piani dai quali godere il più bel panorama del mondo. Tutto da fare in fretta perche al 31 dicembre 1934 scadeva la data di ultimazione per il godimento della esenzione venticinquennale delle imposte, p. 140.

Sono gustosamente narrate le varie peripezie per accelerare i tempi dei lavori, articolati in tre turni di otto ore, (faticati di notte alla luce delle fotoelettriche, uno spettacolo dal mare) con duemila ore di lavoro consecutive, settecento lavoratori impegnati allo spasimo per sbancare il tufo e per fare la piattaforma di base di 2.500 mq. ; e ciò attirò curiosi e giornalisti per l 'inedito spettacolo di luci e per il deflagrare di mine; perfino la visita notturna al cantiere (in incognita) del principe ereditario Umberto, il futuro re di maggio del 1946. Ma, c 'è sempre un ma, una suspense, un intoppo: con l 'avanzare in altezza delle strutture murarie l 'atmosfera idilliaca iniziò a intorbidarsi ÔǪ i vicini si agitavano ÔǪ generando dannoso pessimismo, dal quale ci liberò l 'uomo adatto, pag. 142.

E chi è questo uomo della Provvidenza? Chi è il Salvatore? Non è dato sapere l 'identità nominale del benemerito, ma sono ben tratteggiate le caratteristiche, eterne, di questo galantuomo autorevole, locale, che intervenne, sbarazzò gli avvenimenti dalle esagerazioni deformanti, li ricompose, giudicò con equilibrio, poi alzò la voce e per una ragione od un 'altra fu ascoltatoÔǪ.. Bel ritratto, ben scritto, vecchia scuola di scrittura di chi ha letto bene I promessi Sposi. O I Vicere di De Roberto.

Così conchiude questo esemplare brano di edilizia narrativa: Per operare a Napoli senza troppa pena, tale maniera non si deve mai ignorare: il segreto per non dare ragione al malizioso amico del chi ve lo fa fare è tutto lì. Però, francamente, è il segreto di tutti gli ambienti: vanno presi per il loro verso. Questione di forma. (pag. 142) E noi della PresS/T non ci occupiamo forse di forme da prendere nel loro verso? Mai perverso, ma nel verso giusto d 'arte italiana, s 'intende.

Così continua lo scritto dell 'impresa Lamaro, pag. 143: ÔǪ mentre procedevano i lavori di ultimazione per la consegna degli appartamenti, tutti già prenotati senza speciali sollecitazioni pubblicitarie, ci davamo da fare per scoprire la nuova avventura, panoramica naturalmente. Avventura d 'architettura ben delineata alle pagine 159 o 161: il parco Lamaro a Via Aniello Falcone a Napoli, panoramicissimo. Si narra qui di un Ingegnere che aveva 'in mano ' l 'affare, ma non riusciva a decidersi. Tentennava tra il continuarlo tutto lui, il cercare un associato o il cederlo.

Si trattava di una vigna della superficie di poco più di un ettaro ÔǪ.

Si traccheggia, si lavora con l 'ausilio di avvocati, immacolati uomini di scienza, acuti luminari di codici, al fine di capire bene l 'attualità di antichi jus (da superare) che vietavano ai proprietari dei terreni verso il mare di eseguire opere che comunque alterassero il panorama dei luoghi. Iuris prudentia napulitana aiutace tu, facce fa '!!

Alla fine infatti l 'Ingegnere si lasciò persuadere che non era affare per lui, e ce lo cedette, con tutta la servitù del diritto di vista: per il quale però lo specialista tra noi di affari meridionali, prudentemente (appunto: la iuris prudentia, di cui sopra, nda) aveva già trattato traducendolo in biglietti da mille. (Quando si dice che bisogna avere nell 'equipe dei buoni traduttori, nda).

E via quindi con la progettazione d 'impresa Lamaro, 1938. Durante alcune afose giornate di luglio ÔǪ decidemmo la strada principale di lottizzazione sino alla piazzetta di ritorno in alto (che non c 'è, nda), la disposizione planimetrica ed altimetrica dei 13 fabbricati ÔǪ; l 'architetto Ales che aveva dovuto abbandonare la sede di Barcellona a causa della rivoluzione si installò in luogo e lavorò di cesello, appassionatamente. (Infatti, a percorrerlo ancor oggi, nel parco si intravedono ancora lacerti di raffinatezze costruttive e di disegno di severo gusto Gaudioso, più che luccicante alla Gaudì, nda). Due anni dopo (1940) l 'opera poteva considerarsi compiuta, e passava alla storia cittadina col nominativo di Parco Lamaro, pag. 160.

Così chiude il paragrafo: Un capolavoro? Non esageriamo ma ÔǪ. i fanatici (dei Lamaro e forse del moderno compatibile igienico) dicevano che avevamo contribuito a cambiare in meglio il panorama di chi arrivava a Napoli dal mare. Lo ricordiamo perche ci faceva e ci fa piacere che sia stato detto: però senza crederlo troppo. Ma noi ci crediamo, veramente. Del resto il punto (e/o la virgola) della modifica dei luoghi panoramici e storici è molto delicato e soggettivo. A Napule e altrove. E si sa poi che non esistono fatti e misfatti, ma solo interpretazioni. E nel nostro caso edilizio calza ad hoc il noto epitaffio dettato da Gabriel Garzia Marquez, una prece all 'artista: La vita non è quella che uno ha vissuto, ma come uno la ricorda per raccontarla. E questo libro dei Lamaro (senza A davanti) è un bel racconto edilizio. Che a noi piace così com 'è scritto. Per una lettura rapida in freccia rossa 'e russetto, prima classe metà prezzo all 'ora di pranzo. Salatini e crodino inclusi, grazie!

Poi c 'è l 'affare (sfumato) di compera dell 'Hotel Bertolini al Parco Grifeo a Napoli, per trasformarlo e vendere ad appartamenti, in condominio. Quindi la pausa della guerra, le bombe, l 'emergenza e la CLAM (Case Lamaro ad Affitto Mite), tra cui un cantiere all 'Arenella-Napoli; segue nota sul libro dei Lamaro, 1941: La casa per le masse e l 'ideologia fascista; quindi gli americani, il dopoguerra, la ricostruzione e l 'Associazione (fallita) Case al Popolo del 1945; ancora è narrata la vicenda delle case che si muovono: ore drammatiche per i Lamaro a Fuorigrotta-Napoli, nonche, sul versante alto, la trasformazione di una trentina di arcate su due piani di una specie di Colosseo napoletano in un palazzo di prestigiosi appartamenti con nel fabbricato incastrato alla base il famoso ristorante Le Arcate, panoramicissimo, nei pressi della villa Floridiana, al Vomero.

Infine, nelle pagine delle opere in corso di costruzione al 1 luglio 1955, data di chiusura redazionale del libro, ci sono dei bei disegni d 'insieme del parco Lamaro a Napoli prospiciente via Ugo Palermo, su all 'Arenella, andando verso la zona ospedaliera. Ma questa è un 'altra storia, qui non raccontata, purtroppo. Ad altri il testimone d 'impresa. Con il salto di scala (nonche di stile e di appetiti) sintetizzata dalla Muraglia cinese di Ottieri, che sta proprio affianco del vecchio parco Lamaro Falcone d 'anteguerra. Un modesto falchettino, al confronto dei Grandi Falchi narrati, con arte e ideologia, da Francesco Rosi.

Tuttavia siam sicuri che, mutatis mutandis le lire in euro, i personaggi e le tipologie narrative d 'oggi sarebbero sostanzialmente le stesse, anche se più Gomorrate. E ' sempre Nottola, è sempre tempo di galantuomini e costruttori, artisti e architetti, affari e legali ÔǪ; pecore e lupi, falci e mantelli d 'imprese, padroni e sotto spartenopei. Son sempre tempi d 'alamari, calamari, lamari e cacchi-amari! Al prossimo a-lamarScord!