Ode a Via Zino Zini – di Guido Aragona

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Amo via Zino Zini perche è l ‘unica opera di Torino 2006 utile et humile

(le altre certo non sono umili ma soprattutto, quasi mai utili)

Perche non ha semafori

Amo via Zino Zini perche poco se ne è parlato, perche non molti la conoscono

Perche è dedicata a un filosofo, sconosciuto e con un nome buffo, maestro di Gramsci e a scuola mia

Amo via Zino Zini, perche la uso, lei mi si dà senza chiedermi niente in cambio

Perche non ha arredo urbano

Perche percorrendola sezioni due km di città industriale per quasi un secolo

Vedi da dove non era previsto vedere

Vedi stecche in linea di 10 piani e ti chiedi per quale motivo si facciano ancora case in questo modo

Vedi il Lingotto, con la bolla e l ‘eliporto contro la collina,

Vedi le belle forme strutturali degli ex Mercati Generali, riadattate, troppo poco utilizzate;

e la Dogana, dalla faccia classica e il corpo industriale

Vedi la passerella con l ‘arco olimpico, che non è riuscito ad diventare davvero un simbolo, nonostante sia come l ‘arco dell ‘E42 di Libera inclinato; o forse, proprio per questo

Vedi il Villaggio Olimpico, e controlli le tue buone possibilità di vittoria sulla scommessa fatta nel 2005 che non sarebbe durato vent ‘anni

Vedi infine le scuole a cui un lifting non basterà, giovani vecchie farcite di 70 ‘ junk materials

Vedi La stazione Lingotto e il grattacielo di Fuksas, che cresce scuro e massiccio, un oggetto opposto a quello dei render che pure era in un altro luogo

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Amo via Zino Zini perche è un perfetto esempio di come si percepisce la città dall ‘auto, ma comunque non è un ‘area commerciale, non è una strip, you don ‘t learn from Las Vegas man, you don ‘t learn at all tranne il pensiero di quanto possa pesare il disegno delle recinzioni

La amo perche il verde selvaggio la minaccia con sbuffi di fogliame

Amo via Zino Zini, perche il mio amico Garlando ci piscia il cane

E la gente del quartiere, che non è il mio, ci fa un triste ma possibile jogging fra le auto che sfrecciano

Amo via Zino Zini, perche è un luogo di confine, una separazione fra realtà diverse

e nei bordi vedi i contrasti, le mancate saldature, le dimenticanze, gli abbandoni, i reliquati

Tutte cose molto poetiche

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Post fazione. Naturalmente questa ode non ha alcuna pretesa davvero poetica. Questa forma a canzonetta consente di trattare il tema di scorcio, disinvoltamente, laddove una forma saggio avrebbe richiesto davvero molte pagine, ma anche descrivere una sensazione mentale che si ha nel percorrere la via normalmente.

Le sequenze fotografiche riportate sono state scattate proprio guidando, sono insoddisfacenti ed hanno solo la funzione di evocare appunto quella senzazione per chi non c ‘è mai stato. Non credo sarebbe stato meglio un video: non esiste uno strumento come l ‘occhio umano, in grado di focalizzare un particolare contemporaneamente al mantenimento della vista di contesto. Allora, la sequenza fotografica, consentendo di zoommare sul fermo immagine, è forse più soddisfacente che un video, in questo caso.

6 Comments

  1. Giovanni Durbiano 05/04/2014 at 14:14

    “vedere da dove non era previsto di vedere” sembra un attributo valoriale, ma ├¿ applicato ad un oggetto fisico. l’oggetto via agisce: Bruno Latour lo definerebbe un attante del collettivo che ├¿ la citt├á.

  2. G.A. 09/04/2014 at 08:11

    Non so se ho ben capito Giovanni, ma se ho capito non sono d’accordo.
    Nel senso che un oggetto per definizione non pu├▓ essere “attante”, mi pare. Pu├▓ rendere possibile una certa “attanza”, ma per essere tale deve comunque esserci un soggetto che agisce entro questa possibilit├á. E “attanza del collettivo” vi ├¿ quando un insieme di soggetti si riconoscono in quella. (ma ├¿ un fatto filosofico … non riesco a fare a meno della distinzione oggetto-soggetto. Mi pare che sarebbe come negare che esista la vita).
    ciao grazie

    • giovanni durbiano 30/04/2014 at 09:10

      Da quanto scrivi sembrerebbe che il collettivo ├¿ fatto solo di soggetti (vivi). Ma se sposti l’attenzione del soggetto agli oggetti, sia quelli fisici (come via Zino Zini) sia quelli sociali (le leggi, i regolamenti edilizi, i progetti) vedi che gli oggetti agiscono eccome. Se sposti l’attenzione dalle intenzioni agli atti (come i documenti) ├¿ anche pi├╣ facile fare una critica (scientifica) della citt├á. A me pare uno spostamento non da poco.

  3. liana pastorin 09/04/2014 at 08:51

    Percorrere via Zino Zini alle 21-21:30 in questa stagione ├¿ un’esperienza positivamente straniante e, condivido, molto personale e quindi da vivere in presa diretta, registrando, nella velocit├á del cambio di immagine, le proprie sensazioni.

    • G.A. 10/04/2014 at 08:09

      E’ vero Liana. Il mio amico Garlando, (quello che “ci piscia il cane”) ha detto spiritosamente che via Zino Zini ├¿ un “non luogo del cuore”. (l’uso della categoria “non luogo” mi pare in questo caso pi├╣ funzionale al paradosso umoristico che ad un uso effettivo di questo concetto, anche se dimostra – non essendo lui architetto, geografo ecc. – quanto esso sia entrato nel linguaggio diffuso, a dispetto del fatto che esso sia vago e persino fuorviante)

  4. raffaele 20/07/2014 at 17:00

    Beato lei che non vive in palazzoni di 10 piani e che fa jogging nella ridente foresta amazzonica!!!

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