La linea d ‘ombra_ di Irene d ‘Avolio

Testo inedito

E il tempo, anche lui va avanti; finche dinanzi si scorge una linea d’ombra che ci avvisa che anche la regione della prima giovinezza deve essere lasciata indietro.
Questo è il periodo della vita in cui è probabile che arrivino i momenti di cui ho parlato. Quali momenti? Momenti di noia, ecco, di stanchezza, d ‘insoddisfazione. Momenti precipitosi. Parlo di quei momenti in cui chi è ancora giovane è portato a compiere atti avventati, come sposarsi all’improvviso, o abbandonare un lavoro senza motivo alcuno. (1)

Saranno gli anni della linea d ‘ombra che alimentano un certo fervore nei miei pensieri; si palesa inevitabilmente quella sensata voglia di rinascere per scrivere diversamente il futuro, rinascere con nuove prospettive di vita. Si sa, i sogni sono un po ‘ bizzarri e l ‘idea di diventare architetto mi accompagna fin dalla gioventù. All ‘inizio era solo un gioco, i Lego, poi un hobby, mi dilettavo con la pittura, con il tempo mi accorsi che adoravo i musei, provavo grande interesse nel visitare città nuove, nell ‘osservare paesaggi e mi incantava tutto ciò che riguardava l ‘arte e il design. Fu così che decisi di intraprendere gli studi di architettura. Gli anni universitari passavano veloci e rafforzavano sempre di più la decisione presa anni prima. Ero stupita da quanto lo studio potesse affascinarmi, c ‘era tensione emotiva in quello che facevo, un forte pathos: non ci si annoiava mai, gli esami erano così ecclettici, così sfaccettati che alimentavano ancora di più il desiderio di approfondire questo nuovo mondo, consolidando il desiderio di conoscenza.
Purtroppo le cose belle è difficile che risultino eterne e spesso non tutto ciò in cui crediamo si manifesta nella stessa maniera in cui l ‘abbiamo immaginato, fu così che mi ritrovai catapultata nel mondo del lavoro. E lì la noia. La routine. Le giornate sempre identiche. Poche cose da apprendere. Non c ‘era più il genius loci, il paesaggio, la città, la storia come filo conduttore. Si faceva troppa poca progettazione, linfa vitale che aveva alimentato il percorso universitario, insegnandomi l ‘importanza dell ‘iter progettuale dallo studio del luogo, al concept, alla distribuzione degli spazi interni, alla psicologia degli ambienti, alla scelta dei materiali.
Luci ed ombre, pieni e vuoti non erano più riferiti allo spazio, ma a diversi stati d ‘animo che si intervallavano a volte sovrapponendosi.
Dopo anni passati tra collaborazioni con l ‘università e studi vari di architettura intervenne il barlume dell ‘autoconsapevolezza: avrei dovuto intraprendere la libera professione per dare una sterzata, forse, un senso alla mia vita. Tuttavia il cammino intrapreso non si è svelato come la svolta tanto anelata. La malinconia è persistente e alimentata da un reddito umiliante dopo anni di studio e sacrifici. Ed ecco la linea d ‘ombra, la consapevolezza della fine della gioventù fervida e spensierata; di tanto in tanto si fa spazio il pensiero di compiere un atto avventato, coraggioso, forse l ‘unica possibilità di salvezza: abbandonare l ‘idea di fare dell ‘architettura un mestiere. Rifletto, urlo a me stessa che il vero coraggio consiste nel portare avanti i propri sogni e malgrado veda molta nebbia intorno a me, veda fatta a brandelli la speranza, mi fingo forte e continuo il mio ostinato cammino, pensando: infondo Conrad sarebbe fiero della mia scelta.

(1) Joseph Conrad, La linea d’ombra, traduzione di Flavia Marenco, Torino, Einaudi, 2006

 

DATI PERSONALI:
Nome: Irene
Cognome: d ‘Avolio
Data e luogo di nascita: 07/12/1983
Professione: Architetto

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