L ‘agricoltura come attrattore sociale_ di Esmeralda L├│pez Garc├¡a

Testo edito in attesa di pubblicazione su Articolo Atto di Convegno III FORUM PROARCH 2013

1| Introduzione

Perche l ‘orto è stato allontanato dalla vita quotidiana cittadina? ├ê necessario farsi questa domanda prima di presentare il tema di come introdurlo in città. Alcuni brevi e sofferti periodi storici hanno visto la sua riapparizione, anche se per breve tempo, ma bisogna considerare che esso rimane e rimarrà, fin tanto che non venga sviluppato un sistema di attuazione e una previa analisi dei condizionanti, sempre un elemento estraneo appartenente ormai alla sola realtà rurale.
Durante la maggior parte della sua storia l ‘uomo ha coltivato i propri alimenti nello spazio adiacente casa ed è stato solo con la rivoluzione industriale che il campo ed il centro abitato si sono allontanati sempre più, contrapponendosi, ma rimanendo comunque interdipendenti l ‘uno dall ‘altro.
Il processo di industrializzazione, l ‘urbanizzazione del territorio, il trasporto a lunga distanza ed i mercati globali sono riusciti a spezzare la stretta relazione tra campagna e città, provocando una frammentazione fisica e funzionale del territorio. Come esprime l ‘architetto e scrittrice Carolyn Steel nel suo libro Hungry City, how food shape our lives, agricoltura e urbanistica sono fenomeni connessi l ‘uno all ‘altro, nascono nello stesso luogo e nella stessa epoca ed è la nostra dipendenza dal cibo e la necessità di procacciarne ciò che ha condizionato la forma delle città che si sono sviluppate intorno a questo bene basico per la nostra sopravvivenza, fino almeno alla rivoluzione industriale che ha spezzato la connessione diretta con la natura. Da questo momento in poi il cittadino perde il contatto con la terra cominciando a diventare sempre più estraneo alle dinamiche della natura. Come Carolyn Steel afferma in uno dei sui interventi : ┬½Se pensiamo che ogni giorno si deve produrre abbastanza cibo per una grande città, trasportarlo, comprarlo, venderlo, cucinarlo, mangiarlo e smaltirlo risulta veramente sorprendente che si riesca ad approvvigionare tali città┬╗
La mia domanda è perche è avvenuta tale frattura, perche non pensare che ciò dà come risultato un aumento dei costi di produzione e di distribuzione. Se uno dei problemi di questo secolo è l ‘abbandono dei nuclei rurali e la poca mano d ‘opera dedicata all ‘agricoltura, tale miscelazione dovrebbe essere concepita come essenziale visto che in realtà è sconsiderato separare la natura dall ‘uomo. L ‘orto urbano, inoltre, trasforma gli spazi civici in autonome entità, capaci di soddisfare le proprie necessità, giacche nel momento nel quale viene introdotto il concetto di produzione in città questa diviene più simbiotica e sostenibile. Gli orti urbani rappresentando l ‘innesto della componente natura in ambiente urbano, collaborano all ‘efficienza del metabolismo metropolitano e permettono che la diversità biologica cresca. Così detto in un futuro marcato dalla crisi energetica e dal limite di capacità di carica del pianeta è urgente ripianificare la fisionomia della civitas attuale.

2| Antecedenti storici

Ci sono stati periodi nella storia marcati da crisi economiche o conflitti sociali nei quali l ‘orto è tornato in città. Durante il diciannovesimo secolo, nelle città industriali sono stati creati i denominati orti per poveri, promossi dal governo e dalla chiesa, con la finalità di alleviare la grande situazione di povertà e sofferenza della popolazione causata dall ‘esodo dalle campagna. Negli Stati Uniti in conseguenza della recessione economica sono stati creati gli Urban Gardens con la finalità di costituire una fonte alternativa di sostentamento all ‘enorme quantità di persone rimaste disoccupate durante la grande depressione che seguì la seconda rivoluzione industriale, gli orti di Detroit furono i primi del genere ad essere creati nel 1894. Non solo, ma anche nel ventesimo secolo gli orti urbani sono la risposta a una situazione non favorevole, in questo caso la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. In tale momento l ‘azione del governo di promuovere gli orti urbani nasce come risposta alle problematiche legate alla scarsità delle importazioni e alle difficoltà di trasporto delle merci dovute al conflitto bellico. Durante la Prima Guerra Mondiale negli Stati Uniti si fomentano i Liberty Gardens, nel Regno Unito si inizia una intensa attività di propaganda chiamata Dig for Victory (Figura 1) al fine di incoraggiare la gente a trasformare giardini, parchi e campi sportivi in orti. Tale attività di sensibilizzazione sarà ripresa con maggiore intensità durante la Seconda Guerra Mondiale. Le città occidentali però una volta risolti i conflitti e raggiunto un rinnovato stato di benessere si lasciano alle spalle questi modelli di autosufficienza alimentare per riempire quegli spazi ad essi dedicati con nuove costruzioni. La storia quindi mostra che l ‘essere umano solamente ricorre a modelli di orti urbani in situazioni limite, non facendone mai propria una tipologia urbanisticamente sostenibile e non ha mai adottato una cultura agricola capace di ottenere spazio in città, di arrivare per restare e non solo soluzione temporanea.

3| L ‘orto verticale

Secondo la mia opinione il problema di questa difficoltà nell ‘inserimento viene data dalla necessità di grandi estensioni di terra a disposizione in aree dove lo spazio ha un grande valore economico, ma se l ‘architetto riuscisse a risolvere il problema di come integrare gli orti in città senza averne bisogno, farebbe si che l ‘architettura divenisse un prodotto socialmente utile e capace di dialogare con il paesaggio. Se prendiamo come punto di partenza il libro ‘Costruire per l ‘agricoltura: storia, sperimentazione, ipotesi ‘, di Isa Tutino Vercelloni (1996) nel quale si discute come la fabbrica dei vegetali diventa un elemento che risolve lo spazio urbano, è possibile osservare come il muro diventa una nuova tipologia urbana capace di disegnare gli spazi della comunità e dare un significato alla vita sociale. Si tratta di una macchina sofisticata per via della quale la tecnologia aiuta la natura ad attuare in città. In questo modo dal concetto di unità di produzione urbana si arriva alla definizione di un sistema di produzione modulare a scala territoriale. Nel proggetto ‘Unità di produzione urbana floricola. Okazaki Giappone 1992 ‘ di A.Colombo,P.Garbuglio (Figura 2), presente nel libro sopraccitato, un ‘muro ‘ di fiori coltivati in aeroponia risolve uno spazio urbano, si tratta di una fabbrica pulita che emette ossigeno e si insedia in città; questo sistema si basa su un modulo di produzione nel quale ogni superserra ospita un unico tipo di coltivazione che sarà capace di inserirsi nei vuoti urbani. Il controllo dei fattori ambientali di tutte queste unità di produzione viene realizzato attraverso una unica unità centrale. Altri progetti che sono stati proposti, come ‘la fabbrica dei vegetali (1987 Milano) di A.Colombo e P.Garbuglio o la fabbrica dei fiori (1988 Napoli. Grotte del Vallone di San Rocco) di M.Zanuso, vogliono proporre un prototipo di orto urbano verticale utilizzando sempre un sistema modulare e tecnologico.
Secondo alcune ricerche da me portate avanti nei miei lavori (Figura 3-4), per un ottimo disegno della serra urbana, come detto precedentemente, dovrebbe essere adottato un sistema modulare, essendo tale modulo la superficie minima nella quale si possono produrre successioni complete di coltivazioni idonee per la loro crescita in vasi e non in campagna. Il progetto ottimizza la struttura portante dell ‘edificio in maniera tale che essa sia allo stesso tempo la base di appoggio di vasi e suppellettili. Si tratta di un insieme-unità spazio di coltivazione + spazio di circolazione + spazio di lavoro che potrebbe essere ripetuto indefinitamente verticalmente e longitudinalmente in base allo spazio urbano vuoto disponibile. Si tratta così di un prototipo catalizzatore di produzione e di relazioni sociali. Esso integra anche gli spazi serventi del modulo stesso. Per tanto in tale maniera si producono unità autosufficienti, di facile costruzione ed industrializzazione. Se questi progetti fossero possibili avremmo uno spazio polmone che apporterebbe sia ossigeno all ‘ambiente e sia costituirebbe un punto di risocializzazione per la comunità cittadina a scapito di quell ‘individualismo caratterizzante la società moderna.

4| Conclusioni

Visto anche che negli ultimi anni il profilo urbanistico italiano e spagnolo è stato molto influenzato dalla speculazione edilizia, è necessario cercare l ‘integrazione delle fabbriche vegetali con la città esistente. Questo elemento potrebbe essere un catalizzatore urbano capace di riattivare i territori vuoti di contenuto sociale e anche riuscire a introdurre la natura nella città moderna rendendola più sostenibile e in relazione con la terra dalla quale proviene.

 

DATI PERSONALI:
Nome: Esmeralda
Cognome: Lòpez Garcìa
Data e luogo di nascita: 02.05.1986 Madrid
Professione: Architetto

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