Interferenza ed evoluzione de canoni classici nell ‘architettura moderna: il caso emblematico del Padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe_ di Fiorella Schiavo

Testo inedito

Come scrive lo storico dell ‘arte Henri Focillon 1: Il tempo che genera l ‘opera d ‘arte non la definisce ne nel suo principio ne nella peculiarità della sua forma. L ‘artista vive in una regione del tempo che non è necessariamente la storia del suo tempo. Può essere il contemporaneo della sua epoca [*], può scegliere esempi e modelli del passato o può costruirsi un futuro che si confronti allo stesso tempo con il presente e con il passato. Indubbiamente Mies van der Rohe (Aquisgrana, 1886 o Chicago, 1969) appartiene a quest ‘ultima categoria e questa osservazione sembra particolarmente adatta al caso del Padiglione tedesco costruito per l ‘Esposizione Internazionale di Barcellona del 1929.

Se come scrive Bruno Zevi, il classicismo è una forma di pensare che sorpassa gli ordini, arrivando a congelare anche i ragionamenti sviluppati con parole e verbi anticlassici2 cos ‘è che il classicismo trasmette all ‘architettura moderna e in cosa si differenzia l ‘architettura moderna da quella classica?

La prima impressione è quella che si tratti di due linguaggi molto diversi, ma analizzando con attenzione si possono trovare diversi punti di contatto. In realtà, tornando sempre a Zevi, potremmo definire che la lotta tra il vecchio (l ‘architettura classica) e il nuovo (l ‘architettura moderna) può paragonarsi all ‘esistenza tra il latino e l ‘italiano, tra una lingua morta e una lingua viva. ├ê evidente che l ‘italiano non potrebbe esistere se non fosse esistito prima il latino e sarà debitore del latino in quanto da questo derivano le sue radici e, nonostante si sia andata perdendo l ‘evidenza della connessione con l ‘originale, non si è mai persa l ‘esistenza di questa stessa connessione.

Partendo dagli elementi più semplici, che costituiscono quello che nella composizione architettonica si definisce con termine latino genera, in altre parole gli ordini architettonici, si può notare come nel passaggio dall ‘architettura classica all ‘architettura moderna questi si vanno semplificando e astraendo. Se confrontiamo un qualsiasi tempio classico con il Padiglione di Barcellona si nota come nella modernità si continua a mantenere la tripartizione dell ‘ordine in capitello, colonna e basamento, ma si perdono le sotto-articolazioni di questi stessi elementi, al punto che dall ‘astrazione delle componenti classiche sorge un nuovo ordine minimo e ridotto al suo concetto essenziale.

Anche parlando dell ‘ornamento, che è probabilmente il tema più discusso nell ‘ambito dell ‘architettura moderna e contemporanea (le quali si sono opposte all ‘ornamento in quanto elemento non necessariamente funzionale) in qualche modo è possibile riconoscere nell ‘ornamento un ‘evoluzione simile a quella che hanno sperimentato gli ordini, col passaggio da un ‘ornamentazione prevalentemente figurativa e descrittiva a un ‘ornamentazione senza elementi aggiunti e in forte connessione con il materiale stesso dell ‘architettura. L ‘inspirazione classica è evidente nell ‘uso del marmo nel Padiglione di Barcellona e, inoltre, viene evidenziata dalla presenza della scultura nel patio: l ‘architetto non ha più bisogno di fregi e sculture per decorare le superfici, ma è il materiale stesso (in questo caso lo stesso marmo dell ‘antichità, il travertino, e le pietre preziose come l ‘onice) che oltre a servire da involucro funge da ornamento per le sue peculiari caratteristiche.

Analogie tra le due epoche emergono anche se consideriamo il tema della quadricola geometrica tridimensionale, la cui presenza sorge dal fatto che necessariamente l ‘architetto debba, una volta definiti gli elementi, farsi una domani in relazione alla loro ubicazione (ci├│ che nella composizione si definisce con il termine taxis) in relazione a una maglia. Dall ‘antichità classica fino ai tempi moderni si sono messe in pratica grandi variet├í di sistemi di organizazzione, basti pensare, per esempio, alle lezioni neoclassiche di Durand (1760-1834) o al caso dell ‘Aaltes Museum di Schinkel (1781 – 1841), tanto per citare alcune di quelle che sono state le referenze architettoniche di Mies. Ritroviamo il tema della quadricola, infatti, anche nei suoi progetti, nascosto sotto la moderna apparenza della carta millimetrata o squadrata, tant ‘è che nel Padiglione di Barcellona la pianta si basa su un modulo di 1,1 x 1,1 metri e la copertura è inscrivibile nella sezione aurea. Questa continuità si deve alla necessità di seguire un sistema di ordinamento geometrico astratto per creare un ‘idea di regolarità, di ripetizione dimensionale (e modulare) e, in generale, a un ‘idea metafisica di ordine, fondamentale in qualsiasi processo progettuale.

Per quanto riguarda il tema della simmetria, che inoltre costituisce l ‘ultima delle tre scale della composizione architettonica (e cioè la scala che stabilisce le relazioni tra gli elementi, i genera, e la collocazione degli elementi, la taxis) si osserva nel linguaggio moderno la persistenza ella simmetria geometrica evidente, assiale e di diretta derivazione dagli esempi classici. La principale differenza è che, nel caso dell ‘architettura moderna, la simmetria non si impone come legge assoluta e costante in quanto, per esempio, nella stessa opera di Mies, possiamo trovare anche un altro tipo nuovo di simmetria. In alcune architetture moderne (e tra esse l ‘oggetto di questo studio), infatti, vediamo sorgere un nuovo tipo di simmetria non esatta, che si appoggia su un ordine dinamico, fluido e soggettivo di contrappunto di elementi e di pesi visivi. La coesistenza dei due tipi di simmetria sembra quasi una dimostrazione di come lo stesso tema compositivo possa essere trattato in diversi modi per mano dello stesso architetto secondo le necessità funzionali e l ‘espressione di ogni edificio. Nel caso di Barcellona tale asimmetria inoltre viene evidenziata dall ‘entrata non assiale bensì laterale in relazione con il basamento e dalla disposizione apparentemente libera delle pareti.

Tuttavia bisogna riconoscere che è nel tema dell ‘angolo che l ‘architettura moderna fa la sua maggiore conquista. In contrapposizione con quanto accaduto fino a quel momento, come vediamo nell ‘esempio del Padiglione, si evita di occupare l ‘angolo con un elemento strutturale e, facendo questo, quello che succede è che le colonne, poste a una certa distanza dall ‘angolo, risultano essere completamente equivalenti in termini di presenza visiva (tutto il contrario di ci├│ che avveniva in epoca classica, quando le colonne d ‘angolo erano quelle visivamente più importanti). Per di più, questa diversa collocazione degli elementi strutturali permette un ‘altra prodezza, ovvero l ‘assenza di una struttura d ‘angolo permette di liberare la diagonale, fatto che non avveniva negli esempi classici e che ha permesso la nascita di una nuova sensibilità spaziale liberata e che, in qualche modo, ha aperto la via per la decomposizione dello spazio.

La scomposizione dello spazio iniziata con la liberazione della diagonale si fa sempre più evidente se consideriamo il volume globale dell ‘edificio. Nell ‘architettura classica questo volume costituisce, indipendentemente da una minore o maggiore quantità di vuoti, un unico elemento compatto, un ‘unica scatola. Quello che fa l ‘architettura moderna, e in modo radicale, è scomporre la scatola, perdendo la sensazione di volume unitario a beneficio di sei diversi piani, separati rompendo le giunture e liberando i piani: il tetto, le quattro pareti e il suolo. Ma c ‘è qualcosa in più. Questi elementi non restano nella posizione iniziale, ma una volta smantellata la scatola, i piani sono indipendenti e possono sorpassare il perimetro dell ‘antica scatola, estendersi, alzarsi, abbassarsi, scavalcare i limiti che fino a quel momento dividevano in modo chiaro l ‘interno dall ‘esterno dell ‘edificio. I piani nell ‘architettura moderna non si ricompongono più in contenitori di spazi finiti, ma generano ambienti fluidi, indefiniti, dinamici, continui, ben distinti dalla staticità generata dal classicismo.

Possiamo considerare il Padiglione di Barcellona come il massimo esponente di questa decomposizione, non solo in relazione alle proprie pareti dell ‘edificio, ma anche a tutti gli elementi che lo compongono (lamine di travertino, vetro, acqua e in generale tutti i piani orizzontali e verticali) rompono l ‘immobilità degli spazi chiusi, si affacciano fuori dai volumi che gli corrispondono e impongono direzioni diverse nello spazio esterno generando l ‘impressione di elementi leggeri e fluttuanti, in opposizione alla massiccia solidità classica. A questo punto risulta chiaro come il risultato di questa reinterpretazione del classicismo, sommata ai nuovi apporti della modernità, a sua volta, ha indubbiamente generato un linguaggio diverso, che si consoliderà a sua volta come nuovo canone per le generazioni successive di architetti e che si cristallizzerà in una nuova tradizione, quella del movimento moderno.

Tornando al Padiglione, la coesistenza dei due linguaggi in questo edificio non è casuale, ne una semplice tappa nell ‘evoluzione della storia dell ‘architettura, bensì nasconde una forte intenzionalità dell ‘architetto. L ‘opera riassume i canoni imposti dalla società del tempo, dovuti alla funzione rappresentativa dell ‘edificio stesso, i canoni propri della formazione di Mies (attento all ‘insegnamento del mondo classico) e la poetica personale dell ‘architetto, a dimostrazione di come gli strumenti a disposizione dell ‘architetto non sono mai solo quelli del suo tempo, ma questi, inevitabilmente, è portatore delle idee (con cui la sua epoca stabilisce una relazione di continuità o rottura) fondamentali nella storia del suo contesto culturale, evento che offre all ‘architetto un vasto ventaglio di possibilità con cui sviluppare con sufficiente originalità un ‘opera atemporale e allo stesso tempo rappresentativa della sua epoca.

Note:
1. Focillon, H. Vita delle forme seguito da Elogio della mano. Torino: Einaudi, 2002.
2. Zevi, B. Il linguaggio moderno dell’architettura: guida al codice anticlassico. Torino: Einaudi, 1974.

 

DATI PERSONALI:
Nome: Fiorella
Cognome: Schiavo
Data e luogo di nascita: Bergamo, 09/02/1989
Professione: studentessa in Architettura

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