EVOL. L ‘arte che non vedo_ di Alessandro Lontani TESTO FINALISTA

Testo inedito

Invisibili geometrie di plastica, vetro-resina, cemento.
Intricati grovigli di microchip e rame.
Preziose scatole tecnologiche indispensabili quando parli al telefono, guardi la Tv.
Con loro spiccata utilità i quadri elettrici spuntano in ogni angolo della città, ai lati di una chiesa, di fronte a un albero secolare, dietro il campo dove giocano i bambini, sul litorale panoramico.
Nel solito tragitto casa-lavoro li avrò incontrati migliaia di volte, ma stranamente quasi mai li noto. Questi oggetti hanno la capacità di fuggire alla mia vista, come quando a Berlino, seguendo i punti blu a pennarello indelebile del Banksy Tour, mi sono infilato in una delle tante galleria d ‘arte per riscaldarmi un pò e per caso ho incontrato Evol.
Costruisce città nella città, dipinge grattacieli su pareti alte non più di una persona, usare la strada come fosse tela.
Munito di maschere di cartone e bomboletta spray nera, Evol si aggira per Berlino e applica i suoi stencil sui quadri elettrici, vasi di cemento, bidoni dell ‘immondizia, cassette della posta; trasforma comuni oggetti di arredo urbano in sculture iper realistiche, aggiunge finestre, tende, antenne paraboliche, graffiti, vasi di fiori, ricalca il mondo reale e ne fa una miniatura di se stesso.
E ‘ nella cura maniacale dei dettagli, delle ombre, dei riflessi delle persone che abitano dietro le finestre, dell ‘intonaco screpolato che lascia intravedere i mattoni, che l ‘artista berlinese costruisce la sua poetica e nel realismo fuori scala dei palazzoni sotto i palazzoni sferra un colpo secco alla monotonia del panorama edilizio della periferia.
Visto attraverso le foto, il mondo rappresentato da Evol potrebbe essere lo stesso in cui viviamo ma non è così, è un mondo immaginario dove le microarchitetture appoggiate, occupando spazi anonimi e marginali, ridisegnano la città seguendo le logiche di un piano regolatore ideale che non ha nulla a che fare con il grigiume delle rigide normative tecniche e delle pratiche comunali, ma che parla la lingua dell ‘arte. Una lingua ironica, trasgressiva, critica.
Nel salto di scala la visione di Evol si manifesta e il messaggio è chiaro: dalle finestre degli austeri palazzoni della DDR in miniatura le signore di carta adesiva affacciate su vuoti ad altezza caviglia ci ricordano che la bellezza è ovunque, anche dietro un bidone dell ‘immondizia nel più squallido dei quartieri.
Il giorno dopo essere entrato in quella maledetta galleria d ‘arte sono ritornato a Kreuzberg, non ero più alla ricerca di Bansky ma speravo di scovare Evol.
Ero molto più attento, guardavo tutti i quadri elettrici e i miei occhi scandagliavano i marciapiedi, i bidoni, le cassette della posta alla ricerca di qualcosa.
Ma niente.
Sono stato a Berlino poco più di cinque giorni, potevo visitare la Porta di Brandeburgo o il Museo Ebraico di Libeskind e invece ho attraversato strade anonime, incroci pericolosi.
Il mio viaggio è filato via come un treno, Kreuzberg e Prezlauerberg hanno svelato tutta la loro bellezza nascosta, ma di Evol nemmeno l ‘ombra.
So di non aver buttato via il mio tempo, è bastata una fotografia a farmelo capire.
Questa ormai è una certezza, è l ‘insegnamento di Evol.
Le sue miniature, troppo piccole per balzare agli occhi, obbligano a cercare, aguzzare la vista.

DATI PERSONALI:
Nome: Alessandro
Cognome: Lontani
Data e luogo di nascita: Cesena 16/12/1984
Professione: Architetto Libero professionista

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