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Al di là dei beni e dei mali culturali – di Gabriello Grandinetti

Al di là dei beni e dei mali culturali – di Gabriello Grandinetti

Autore: Gabriello Grandinetti
pubblicato il 11 Aprile 2014
nella categoria Parole

<< Una barriera invisibile separa la città del passato (il centro) dalla possibile incubatrice di futuro, l 'altra città, materialmente e culturalmente abbandonata a se stessa >>.

Così, lo storico dell 'arte Tomaso Montanari (1971) nel suo ultimo pamphlet : ISTRUZIONI PER L ' USO DEL FUTURO (minimum fax 2014 ) nel tratteggiare l 'urgenza del riscatto delle periferie urbane indica delle possibili vie d 'uscita nelle 21 stesure poste in ordine alfabetico : A come Ambiente, B come Bene comune , C come Conoscenza ÔǪ

All ' alba del nostro Futuro degenere , la cui deriva rischia di condannare tutto il Belpaese ad una periferia culturale << a meno che non si voglia dire che il nostro destino è l 'essere la brutta copia di un Paradiso perduto >> , l 'autore spinge sempre più in là l 'asticella della coscienza storica senza mai indulgere nella cupio dissolvi di una Cassandra di turno.

Ma piuttosto avvertita come un sincero allarme che si pronuncia anche su quella consuetudine ad assegnare ai Beni Culturali le stesse modalità del Mercato e quindi del Marketing come promoter di Eventi : Mostre tematiche che esaltano il Brand del Rinascimento ( vedi l ' esposizione di una copia del David di Michelangelo all 'Expo 2015 ) la cui retorica oppone sempre le emozioni alla conoscenza.

Così come non resta indifferente allo sciacallaggio della messa a reddito del nostro Petrolio metafora eloquente quanto impotente dello slogan usurato di una classe politica incapace di provvedere alla Conservazione del Bene come valore d 'uso.

Emblematico l 'esempio dei Sassi di Matera visti come controcanto di un ' Economia Turistica che sfigura le cosiddette Città d 'arte ridotte a grandi Griffe e che insinua una miope cultura da Tour Operator.

Nel riportare all ' attenzione il concetto di Res publica , sebbene tutto congiura perche il Bene comune venga frainteso in astratto come una Res nullius , l 'autore rilancia il progetto di Giovanni Urbani (1971) teso ad inscrivere la tutela del Patrimonio naturale e di quello Culturale in un medesimo Ministero , di là da venire, che lo stesso T. Montanari propone di nominare : Ministero del Futuro .

Com ' è noto l ' articolo 9 della Costituzione introducendo il valore etico della Cultura , della Ricerca scientifica e tecnica e, al secondo comma, quello della Tutela del Paesaggio e il Patrimonio storico e artistico , non trova riscontri nei precetti costituzionali di altre nazioni per la sua sorprendente attualità.

Consapevole del difficile compito pedagogico della sua corporazione, quella degli storici dell 'arte, mobilitati per riportare in forze l 'insegnamento della materia, sottoposta a ulteriori dimagrimenti di ore didattiche , nella scuola del Belpaese che conta la metà del patrimonio artistico di tutto il mondo occidentale; l 'autore commenta che : << per la maggior parte degli italiani di oggi , il Patrimonio artistico è come un ' immensa biblioteca stampata in un alfabeto ormai sconosciuto >>.

Alla tragica consapevolezza della progressiva scomparsa dei Beni Culturali , già avvertita fin dal XVI secolo da Giorgio Vasari, il libro muove un accorato appello a quel grado di coscienza civica ancora in grado di indignarsi, rivolgendosi , apertis verbis , ad una platea indefinita di cittadini ancora in grado di mobilitarsi per salvare << ciò che hanno sempre avvertito non come il loro passato ma come il seme del loro futuro >>.

D 'altra parte l 'unico futuro ancora praticabile resta proprio l 'aspettativa di una conversione (leggi mutazione) culturale collettiva attraverso la stimolazione degli anticorpi all 'homo oeconomicus . Una riproduzione in vitro che è auspicabile fermenti nei luoghi più idonei alla proliferazione: quelli dello scambio, della scuola, delle sedi universitarie, delle biblioteche, delle piazze, dei social media nell 'agorà infinita del web ÔǪ