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La creatività è utile quando è inutile – di Alessandro Melis

La creatività è utile quando è inutile – di Alessandro Melis

Autore: Alessandro Melis
pubblicato il 16/04/2014
nella categoria Parole

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Mentre la Scienza riscopre la creatività come strumento di ricerca, nelle università italiane si insegna che l'architettura è rigore e castrazione.

Qualche maestro spiegherà che le due cose non sono alternative e che invece le forme dell'immaginazione prive di una razionale giustificazione tecnico-economica non sono necessariamente espressione di creatività.

Niente di più falso. Non lo dico io, ma Heather Pringle (La nascita della creatività, settembre 2013) su Scientific American, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo.

Il pensiero associativo, e non quello analitico, è il motore dell'evoluzione dell'homo sapiens e del progresso. E non vi è dubbio che il vagare tra le nuvole sia la più sublime tra le forme del pensiero associativo.

Insomma la presunta intelligenza umana si accende con la nascita della creatività, come un big-bang, circa 200.000 anni fa e va ad intermittenza fino a circa 40.000 anni fa, quando compaiono le prime forme d'arte, tali, appunto, perche inspiegabili. A cosa servivano, per esempio, le immagini rupestri? Molte sono le ipotesi. Ma è anche possibile che non servissero ad altro se non a soddisfare un bisogno di espressione funzionale, non razionale, del nostro essere. Ad ogni modo la conseguenza, o la causa, fu l'aumento delle connessioni sinaptiche nel nostro cervello.

Ogni forma di pensiero trasversale ed eteronomo, quindi, può offrire soluzioni utili all'innovazione, anche quando è fine a se' stesso, mentre il pensiero autonomo, analitico e specialistico è, tipicamente, lo strumento della conservazione.

Ecco perche il recente richiamo all'ordine appare quanto mai sinistro, se pensiamo agli scenari apocalittici della crisi climatica. Da una parte la Scienza è alla disperata ricerca di strategie creative per risolvere un rompicapo apparentemente impossibile, dall'altra gli architetti e i pianificatori di regime, in Italia, forti della loro ignoranza, nella migliore delle ipotesi, ci ammorbano con concetti polverosi come la sostenibilità culturale, con demagogie come la decrescita e con i surrogati fallimentari del Movimento Moderno. Cancellare qualsiasi tentativo di radicalizzare la progettazione e promuovere, invece, il ritorno alla bottega del maestro, ai fondamentali, significa riporre le nostre speranze in coloro che hanno causato i danni a cui cerchiamo oggi di porre rimedio.

Ma proprio su questo atteggiamento si basa oggi l'insegnamento universitario, in Italia, che, dunque, oltre ad essere inutile, rischia di essere dannoso.