Quarto Stato confusionale – di Eduardo Alamaro

quarto

Quando l’artiGiano, umile mestiere, elabora e sofistica la sua opera quotidiana va dritto dritto in mano all’Arte. Dentro il cavallo di Troia di Ulisse. Un suicidio annunciato artigiano. Apre il vaso di Pandora. E così la mano del Giano va nel terreno ambiguo della macchina. In quella dell’inganno, della menzogna e della mistificazione. L’arte di piacere e com-piacere, è noto, è l’arte d’ingannare e macchinare. L ‘umile lavoro quotidiano di Giano si pone così sulla soglia delle interpretazioni e della parola biforcuta. Parola di massa. Uno, nessuno, centomila. Per questa via (perdente) va indietro, nell ‘armonia perduta lacapriana. O nella grande bellezza di Sorrentino. Va nella scrittura della bella giornata ad arte. Si consegna al fallimento annunciato, invocato, perseguito, programmato.

Rompendo le prassi consolidate, alterando il bio-ritmo della consueta narrazione popolare & devozionale, scoprendo ad arte gli altarini dei Santi e delle Madonne protettrici, facendo uscire gli scheletri dall’armadio delle vulgate e del racconto totòlemaico, questi coraggiosi oltreGiani moderni assunsero (e talora ancora intendono assumere) su di se il ruolo di pubblico accusatore. Di colui e coloro che svelano l’inganno dei poteri e dei potenti. Quel ruolo che ab initio dell ‘avventura, nell ‘800, fu del Zola del “j’accuse”. E che poi fu di quelli del riordino moderno del mondo. Degli intellettuali al servizio delle rivoluzioni politiche-sociali dell’arte-vita. Quei pochi che spingevano i molti perche non c ‘era più il tempo lento della mano e della mente. Bisognava correre colla macchinaÔǪ. e tutti i mezzi erano buoni: treni, aerei, carri armati. Militanza, la guerra è guerra … per la modernità! Avanti popolo. Furono avanguardie a tempo pieno, che però oggi appare vuoto. Agenti delle poetiche dello scandalo e dello sconquasso. Che guazzo, che macerie, che macello! Che guastatori!

Tutto finito, tutto passato ma ÔǪ ma a questo filone resistente di coraggiosi & svelatori può essere ascritta l’installazione “Afflizione” dell’artista visivo napoletano Peppe Pappa, militante a sinistra sin dalla nascita, 73 anni or sono. Opera questa d’Affezione e d’Affissione manifesta (alla lettera), perche è stata pensata per e nell’urbano di Pomigliano d’Arco. Negli appositi spazi pubblicitari-pubblicit-arti di 6 X 3 metri, come da tradizione del moderno. Quella di pronto-intervento dell’arte nel sociale anni ’60-70 ‘900 (per tutti ricordo ad esempio: “Operazione 24 fogli” di Enrico Crispolti, nda). Insomma, si inserisce in quel fecondo filone di arte sociologica (situazionisti, e poi Forest, Hervè Fischer, Oratio Zabala, ecc …) che in questa occasione è stata espansa dal lavoro mediatico della giovane giornalista dei social network Rosaria Pannico che ha intervistato i cittadini passanti. Ai quali ha chiesto delle “emozioni” e mozioni (d’ordine) suscitate dall’immagine-manifesto di Pappa. Varie e avariate le risposte che sono riportate in un piccolo catalogo. La più simpatica risposta è il sintetico: “Ci hanno ridotto all’osso”, pronunciata a caldo da Luigi, 30 anni, che si dichiara “politico fallito”, (ma non si tratta del cinquestellato Luigi Di Maio da Pomigliano d ‘arco, vicepresidente della Camera dei deputati, ndr).

In effetti in questa immagine manifesta Afflizione, di ossa si tratta, di “ridotti all’osso”, di scheletri. Che ha fatto infatti Peppepappa? Ha preso di mira una delle immagini devozionali più care alla tradizione della sinistra italiana: il “Quarto Stato”, (ossia lo Stato di Grazia) di Pellizza da Volpedo, al patagio tra ‘800 e ‘900 lungamente elaborata dal pittore divisionista-unionista. Fino al 1901, quando fu lanciata sul mercato. Con gran successo: un simbolo di lotta, una fiumana di lavoratori (di braccianti disoccupati) che chiedeva giustizia, Progresso, uguaglianza e lavoro. Voleva il Sol dell’avvenir di massa. E la luna nel pozzo.

La composizione dell ‘opera, si sa, fu impostata dal Pellizza sul modello formale del celeberrimo: La libertà guida il popolo …; solo che qui Pappa non concilia, non converge sul passato. Anzi, pare, diverga nel profondo dal seminato. Infatti fa uscire gli scheletri dall’armadio di quella tradizione alla quale pur si riferisce e pone quattro scheletri alla testa al fu Quartostato, oggi in liquidazione global, pare. Uno scheletro per ogni Stato d’avanzamento del lavoro che fu, che manca, parrebbe. Per cui si è passati dal Quarto Stato d ‘Agitazione allo Stato di riposo eterno. Avanti popolo, alla riscossa, RISORGEREMO!!!

Alla presentazione dell’operazione “Afflizione”, che si è tenuta sabato scorso negli accoglienti locali della “Feltrinelli point” di Pomigliano d’Arco, mi sono molto divertito e molto afflitto, come da titolazione dell ‘Evento. Divertito per l’interpolazione sfottente, irriverente e scanzonata su una delle immagini più abusate dalla sinistra di consenso, non di rado senza senso. Ma l’opera è sempre innocente: quando l’artista, l’operatore estetico più o meno social, la licenza dal suo laboratorio essa va per il mondo: ‘a chi s’a piglia, …’ a chi ce mette ‘o cappiello ‘a copp’. E questo “Quarto Stato” è stato particolarmente afflitto dalla politica politicante ‘900. E’ passata dalla mano del romantico Volpedo ai comizi dei volpini internationalisti, fino agli i phone dei volponi global! E così l’autonomia dell’artista e dell’opera originale è stata uccisa dall’uso interessato, posta a decoro delle varie fasi e frasi del tempo delle parole e dell ‘arte fint ‘engagè. Dall ‘artiGiano all ‘OltreGiano.

Anche Peppe Pappa, a ben sentire gli interventi in sala, nella Pomigliano degli archi-esuberi Fiat antimarchionne, è stato afflitto da un diluvio di parole pesanti comizianti che si sono abbattute sul suo lavoro leggero. Che, ripeto, m’è sembrato invece di verve giovanile, pop, sbeffeggiante. Libero e non convergente sulla tradizione di consenso. Ha tirato infatti gli scheletri fuori dalla Cassa dipartito. Dalla ben nota Cassa integrazione, dico.

Se vogliamo la sua immagine è anche un po’ da Oscar alla moda sorrentina. La sua m ‘è parsa una constatazione, una presa d ‘atto notarile: la ricognizione sulla fine della immaginata e faticata “Grande bellezza operaia ‘900”. Ne ha registrato lo smarrimento, senza rimpianti e senza nostalgia. Pace, amen. Che Dio v ‘abbia in gloria, capuzzelle ‘e morte ‘900. Se in questa “Afflizione” c’era dramma o pianto o peggio, io non l’ho visto, non l’ho colto, meglio per me!

Infatti, ciò che più mi ha intrigato della installazione-evento di quella simpatica serata a Pomigliano, è stata la sfottente scultura: “il grande vecchio”, seduto con il libro in mano di Gramsci interpretato; mi riferisco al professore, il prof. Scheletro, il segretario della sezione super pop. Nessuno dei Cipponi parlanti ne ha fatto cenno, assolutamente trascurato. Eppure era l’elemento chiave per aprire l’installazione dell ‘afflizione ‘900, posto furbescamente di fronte a Noi, pubblico-allievo di massa da indottrinare, alla catena di montaggio delle chiacchiere. Delle assemblee che furono. Una prece.

Il momento più bello e rivelatore è stato, come sempre, quello dell’imprevisto, del lapsus, dell’Errore. Quando per errore, orrore!!!, sullo schermo è partito il video dell ‘opera manifesta senza il commento sonoro dei critici. Senza sovrapposizione di parole di spiegazione dei Cipputi. Silenzio, ÔǪ finalmente il Peppepappa pensiero netto e nudo, liberato dagli armadi, dagli schemi e dalle casse integrali e d ‘integrazione d ‘arte operaia a forza. E così, man mano, l’opera originale pittorica del ‘900 del Pellizza è svanita sul fondo, a favore del primo piano delle interpolazioni scheletriche 2014 … e poi anche quelle son andate via via sfocando … versus un punto interrogativo del domandi che non sappiamo….. siamo tutti postumi, sopravvissuti, resti di rivoluzioni mai fatte!!

Sotto l ‘immagine dell’Afflizione, l ‘OltreGiano ha apposto la frase di Ernie Lobet: “Perche il male trionfi, basta che i giusti non facciano niente. Che ricorda il famoso: “Il sonno della ragione genera mostri di Goya. (ÔǪma poi chi stabilisce chi è il Giusto? Che lanci la prima pietra sul manifesto ÔǪ, nda). Un secolo fa, all ‘esordio di questa pratica di interpolazioni sulle opere d ‘arte devozionali, l ‘anartista Duchamp cesellò un interrogativo: L.H.O.O.Q. posto sotto la Monna Lisa con baffi e pizzo (e le palle sotto, fuori quadro, nda). Le interpretazioni sono state varie. La più accreditata è che sia in sigla la frase: “Elle à chaud au cul”, cioè: “Lei ha caldo al sedere”. Che significa: “Lei è eccitata”. Che tradotto in napoletano è: T ‘abbrucia ‘o mazzo. Calvesi ne dà una interessante interpretazione alchemica, alla quale rimando. In questo caso del Quarto Stato rettificato a 90┬░ di Pomigliano d ‘arco avrei siglato semplicemente così: L.S.T.. Ossia: Loro sono stutati?

Stop, è tutto. Speriamo che l ‘immagine dell’Afflizione operaia ‘900, svincolata dai grandi vecchi e grandi timonieri dei Cipputi, ritrovi le vie giuste e meno consuete per camminare nel mondo mediatico pop d’oggi. Auguri!!

Scrivi un commento