La città raffigurata e la città esistita nella “Civita” di Catania_ di Valeria De Luca

Testo edito pubblicato su Agorà n. 41/2012 (versione rimaneggiata e ridotta)

Nello studio di un ‘area stratificata come la Civita di Catania, la cartografia storica fornisce il primo dato importante per la ricostruzione morfologica, che nel XVIII secolo ha iniziato lentamente a perdere la propria valenza identitaria per dirigersi verso una fatiscenza locale che, ancora oggi, è piuttosto evidente.
Dapprima sede di residenze nobiliari, dopo il terremoto del 1693 il quartiere Civita fu ricostruito ma momentaneamente abbandonato dalla classe aristocratica locale. Il rione verrà invece occupato dalla nuova classe borghese, in arrivo dalla provincia, che si occuperà di costruire la cortina di edifici lungo la via del Corso, nuovo asse di collegamento extra-moenia con le città di Acireale e Messina. Il ceto emergente, insieme alle famiglie nobiliari sopravvissute all ‘Horribilis terremotus del 1693, contribuirà, nel tempo, all ‘evoluzione del quartiere. Dal secondo Settecento in poi, però, la Civita si tramuterà in una nuova ed eterogenea realtà in cui coesisteranno diverse dimensioni: quella formale e commerciale, lungo gli assi dell ‘odierna via Vittorio Emanuele; quella popolare -marinara e artigiana- lungo gli antichi tracciati medievali riconquistati grazie allo sgombero delle macerie del terremoto.
Per comprendere l ‘evoluzione del tessuto si rivela fondamentale lo studio delle cartografie, contemporanee ed antiquarie, interpretate alla luce delle documentazioni archivistiche ed incrociate ai sopralluoghi degli isolati che ne compongono l ‘assetto attuale(1). La morfologia della città, dal XVI al XVIII secolo inoltrato, è strettamente connessa al tracciato della cinta muraria spagnola. A ridosso di queste cortine si estendeva il margine orientale del quartiere, il cui territorio era già segnato da presenze importanti al di là delle mura, quali il convento di San Francesco di Paola sul piano del Larmisi e la chiesetta del SS. Salvatore sugli scogli di Porto Pontone. Forte dell ‘identità militare che per molti secoli ne contraddistinse l ‘evoluzione, nelle raffigurazioni l ‘area si presenta cinta tra le tre cortine -settentrionale, meridionale ed orientale – delle mura spagnole. Circoscritte le aree di studio e localizzati i segni principali dei tracciati stradali pre-terremoto con i profili della città più antica sulla base della planimetria di Sebastiano Ittar del 1832, sono state analizzate le carte dello Spannocchi (1578), dell ‘Angelica (Vista a volo di uccello di Catania, 1584), di Braun Hogenberg (1598), di Antonio Stizzia (La Clarissima Città di Catania Patria di S.ta Agatha Verg.et Martire, 1592), di Francesco Negro (Catania Città Clarissima, 1637), di Jansson (Siciliae Veteris Typus, 1658), di Pierre de Calleyo y Angulo (1719), dell ‘Orlando (1761), del Vacca (Catania Urbis Clarissima, 1780).

Prima del 1693
La metamorfosi fisica e funzionale dell ‘area è storicamente connessa all ‘orografia territoriale. Posta a ridosso di un ‘antica escrescenza lavica ( leggibile sulle carte dell’Angelica, dello Stizzia e delle altre liberamente ispirate ad esse), grazie al naturale declivio dove sono state realizzate le alte cortine murarie difensive, il confine orientale della Civita viene sfruttato nei secoli ad uso militare.
I pieni ed i vuoti del quartiere, attraverso la secolare evoluzione, sono leggibili sulla cartografia dell ‘Angelica e sul rilievo delle mura del Negro: nel tratto tra i bastioni Grande e di Don Perruccio si individuano diverse corrispondenze tra gli isolati; rappresentate nel medesimo sistema stradale si riconoscono le concerie o magazzini, spesso citati nei documenti relativi al suddetto baluardo. Alle spalle di queste, sempre sull ‘Angelica, si scorge un possibile stanziamento militare sito sul Piano Jacobo, non indicato dal Negro, ma segnalato anche nella carta dello Stizzia. Quest ‘ultimo, indica ad ovest una nuova cortina parallela alle mura spagnole. Una volta demolita, in virtù delle medesime indicazioni rilevate dal Negro prima e dall ‘Ittar poi, si ritiene abbia determinato l ‘odierno tracciato di via Vecchio Bastione.
Lungo tutte le mura, proseguendo verso ovest, ancora un denso agglomerato interno alla Civita corre a ridosso della cinta meridionale. Lo Stizzia ne fornisce già un ‘immagine più definita: case a schiera, ad un solo piano, disposte in corrispondenza di quattro strade apparentemente parallele. Sull ‘Angelica le stesse case appaiono tipologicamente definite: sempre in linea, ma morfologicamente organizzate attorno ad ampi cortili regolari dall ‘impianto quadrato(2). Le rappresentazioni incarnano il modello tipologico più diffuso nella ricostruzione post-terremoto: sistemi di case terrane o a schiera disposti attorno a un cortile comune. Le case-mura, presenti nel tratto del bastione di San Giuliano ed in quello di San Michele, dimostrano ┬½la fretta e la scarsità di mezzi finanziari con cui nel Medioevo venne cinta la città┬╗(3), cinta, peraltro, rimasta inalterata nella forma sino alla guerra franco-spagnola del 1674-78.
Altro elemento cardine della storia urbana del quartiere è l ‘ampio monastero di San Giuliano, fondato intorno al 1289 dall ‘ordine delle Benedettine da quello antichissimo di Cibali(4), vicino all’omonimo bastione e raffigurato nella pianta dell ‘Angelica e dell ‘Anonimo (antecedente al 1693)(5).

Nel Settecento
A partire dai primi anni del secolo, cadute le motivazioni politico-militari intorno al valore difensivo della cinta muraria, le raffigurazioni urbane si concentrano più sull ‘edificato, sulle emergenze architettoniche, sul sistema viario. In questi anni di apparente quiete militare, nella città rappresentata sono obliterate le devastazioni dell ‘Horribilis terremotus in favore di una ricostruita Catania illuminata, secondo i piani voluti dal vicere Giuseppe Lanza duca di Camastra.
Nonostante la pianta di Calleyo y Angulo (1719) sia la più antica del secolo, bisognerà attendere le carte dell’Orlando (1760) e del Vacca (1780), per leggere con evidenza l’anomala ricostruzione del quartiere. Alla regolarità del piano camastriano sul resto del tessuto urbano, si contrappone l’immagine di un rione fedele ai suoi antichi tracciati. L’orografia del terreno, i dislivelli dettati dai banchi lavici esistenti e le reali difficoltà economiche faranno sì che la ricostruzione del quartiere sia operata sulle fondazioni dell’antico tessuto edilizio (fatto di case, chiese, conventi, magazzini ed orti) e sull’impianto viario mistilineo preesistente (risolto, a seconda dei casi, mediante collegamenti verticali di servizio per le problematica dei salti di quota).

Nell ‘Ottocento
Articolata su più livelli, la Civita subirà una pianificazione stradale solo nel secondo Ottocento, in occasione degli sventramenti a fini igienico-sanitari stabiliti dal Comune. La cartografia presenta un carnet ben nutrito: dalla carta dell’Ittar, alla documentazione catastale postunitaria, nelle elaborazioni datate 1876, 1884, 1897.
Il Rilievo della città di Catania dell ‘architetto comunale Sebastiano Ittar (1832) fornisce gli strumenti necessari per ricostruire l ‘assetto urbano prima degli stravolgimenti della seconda metà del secolo; in legenda sono presenti indicazioni storico-urbanistiche e cronologiche(6).
Rispetto all’area l’autore sottolinea graficamente i complessi dislivelli orografici della zona (distinguendo le aree ancora non organizzate per piani definiti, dalle aree livellate con indicative linee di proiezione); segnala i resti delle cortine murarie spagnole a meridione e di grecale, e la Porta di Ferro, sopravvissuta agli ultimi tre secoli di storia cittadina.
La restante cartografia ritenuta utile ai fini dell ‘area in esame, si riduce alle veduta Catane. Vue prise au dessus des laves de 1669, au Sud de la Ville, di Guesdon-Schultz (del 1840); alla planimetria del Vallardi ( del secondo Ottocento) e alle mappe catastali ( prodotte dal 1876 in poi).
Mentre quasi tutte le vedute settecentesche ed ottocentesche fermano il loro interesse sul paesaggio in corrispondenza del bastione di Don Perruccio e del palazzo Biscari, Guesdon si distingue allargando lo sguardo sulla città dal mare sino al bastione Grande, in funzione del nuovo porto in costruzione.
Nelle vedute della via del Corso, nota per l ‘importante ruolo commerciale, la strada e raffigurata come quinta del Duomo e scorcio cittadino aperto su una Marina tuttavia nascosta (forse anche alla luce delle cronache locali sul quartiere marinaro, negli anni del focolaio delle epidemie coleriche).
La veduta di Guesdon racconta, invece, una città dai nitidi riferimenti territoriali, con le emergenze individuate sulla precedente carta di Ittar: il Bastione Grande, apparentemente unico sopravvissuto alla metamorfosi urbana, è scortato dall ‘ancora integra cortina di grecale. Simile al Bastione San Giuliano, ormai fagocitato dal Convitto Cutelli da quasi un secolo, la cortina meridionale è inglobata dalla palazzata prospiciente alla Marina. La piazza antistante il convitto appare ben più ampia delle raffigurazioni dell ‘Ittar, e individua chiaramente l ‘isolato irregolare (dal taglio trapezoidale) collocato tra la via del Corso e l ‘attuale Porta di Ferro(7).
Insieme alla planimetria del Vallardi, le mappe catastali ottocentesche costituiscono poi un utile strumento, sia per il flusso di informazioni rilasciate nel tempo (relativamente ai tessuti urbani e alla loro estensione), sia per indicazioni relative alla parcellizzazione delle proprietà.
Quest ‘ultimo aspetto, coordinato alla ricerca archivistica, ha motivato interessanti chiavi di lettura per le trasformazioni fisiche, architettoniche e morfologiche che giustificano i luoghi e ricostruiscono la storia. I percorsi viari conosciuti oggi, ad esclusione dei tre nuovi assi nati dagli sventramenti ottocenteschi (via San Gaetano, via Porta di Ferro, via Calì) e novecenteschi (1925, via Carnazza Amari), sono frutto delle orme seicentesche. ├ê il caso delle odierne vie Anzalone, Bonaiuto, San Tommaso, San Lorenzo, Barilai, via del Vecchio Bastione, Vadalà e vico Civita.

NOTE
1) Le rappresentazioni conosciute, sia a volo d ‘uccello che planimetriche, offrono un cospicuo carnet di informazioni. ├ê, ovviamente, necessario tener conto del tipo di raffigurazione, dell ‘orientamento e dei numerosi dislivelli che hanno determinato l ‘andamento delle strade, di quanto riconoscibile delle tipologie edilizie e delle emergenze architettoniche.
2) Quasi sicuramente vanno riferite alla case di Giovanni Tedeschi descritte ampiamente dallo storico Privitera nel 1690 (poi trasformate nella chiesa e nel complesso dei padri di Santa Teresa).
3) Cfr. PAGNANO 1992, p. 36
4) Notizie in [ARCHIVIO STORICO DIOCESI, Fondo Chiese, carpetta n. 21, fasc. 7, 1914/I-29]
5) Si legge lo schema distributivo del complesso monastico (prima benedettino e dopo il 1727 teatino): il portico centrale a perimetro del chiostro quadrato, il corpo ad L riservato alla residenza delle monache, le parti comunitarie quali l ‘ambulacro, la chiesa ed il refettorio. Sulla via del Corso l ‘edificio era il ricovero per gli infermi, funzionalmente servito da un ‘ampia corte che divideva l ‘ospedale dai locali privati del monastero.
6) Sotto la dicitura PORTE DELLA CITT├Ç ESISTENTI al numero 7 è riportato ┬½di Ferro, o Pontone, del 1550 c.a sost.a alla porta del Porto┬╗; al numero 23 sotto la dicitura FORTIFICAZIONI, l ‘architetto individua ┬½d.o di Buxilca chiamato anche di S. Giuliano, / eretto nel 1550 c.a e demolito nel 1747.┬╗; al numero 24 ┬½di S. Salvatore detto il Bastione gr.de del 1550 c.a┬╗; al numero 25 ┬½d.o di D.n Petruccio eretto nel 1550 c.a e dem.to nel 1792┬╗.; al numero 32, ┬½Mura del 1550 circa a guisa di Baloardi┬╗; al numero 69 sotto la dicitura OFFICJ PUBBLICI ┬½Sanità┬╗.Per le emergenze architettoniche cita in OPERE DI PUBBLICA EDUCAZ.NE E SPEDALI, al numero 78 il ┬½Collegio Cutelli pe ‘ Nob.li┬╗; al numero 83 ┬½Detto provvisorio, com.le┬╗ (che data la collocazione quasi certamente fa riferimento al Teatro Comunale, realizzato ai tempi sull ‘odierna via Vecchio Bastione, in attesa del Massimo Bellini); al numero 89 di CHIESE PARROCCHIALI si ha ┬½S. Gaetano┬╗. Per quanto concerne le CHIESE ED ISTITUZIONI REGOLARI DI UOMINI al numero 110 segnala ┬½D.o di S. Franc.o di Paola┬╗; in CHIESE DIVERSE indica al numero 177 ┬½S. Tommaso┬╗; al numero 178 ┬½Graziella┬╗; al numero 179 ┬½S. Maria Portosalvo┬╗; al numero 180 ┬½Salvatore┬╗ (demolita nel 1847 per la realizzazione della linea ferrata). Da queste semplici indicazioni è già possibile fare delle considerazioni rispetto alle permanenze (quantomeno sociali e religiose se non materiali) dell ‘estrema parte orientale del quartiere.
7) Tra le emergenze architettoniche, sono riconoscibili anche la chiesetta del SS. Salvatore, ancora per poco arroccata sulla costa, la chiesa ed il monastero di San Francesco di Paola, e l ‘isolato della chiesa di San Giuliano, con il suo giardino cinto da cortine dall ‘incerta destinazione.

BIBLIOGRAFIA
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DATI PERSONALI:
Nome: Valeria
Cognome: De Luca
Data e luogo di nascita: 03/06/1979, Torino
Professione: Architetto

 

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