Monumenti per difetto – di Alessandra Muntoni

pietre

Questo il titolo dell’ultimo libro di Adachiara Zevi presentato lunedì 24 marzo alla Casa della Memoria e della Storia da Francesca Castelli, Jannis Kounellis, Bruno Tobia e Claudio Vercelli.

La questione posta dall’autrice è dichiarato in apertura: il Mausoleo delle Fosse Ardeatine scrive una nuova pagina nella lunga storia dei monumenti memoriali perche propone per la prima volta non un monumento da contemplare, ma un percorso da agire, per rivivere fisicamente ed emotivamente il tragitto seguito dalle vittime.

Colpisce l’interpretazione che ne ha fatto Kounellis. L’artista ha confessato di non avere mai visto quel Monumento, e che è stata proprio Adachiara ad accompagnarlo lì nella ricorrenza dei 70 anni della strage, per capire insieme quale poteva essere, dopo quell’evento, il ruolo dell’arte. Kounellis spiega di essere rimasto sorpreso dalla pluralità dei linguaggi che ne costituivano l’identità. Ma ha aggiunto che quella identità, dopo il fascismo, non poteva più essere espressa con opere verticali, come era stata la Guernica di Picasso: un’opera nella quale era riconoscibile la forza poetica di un autore che sa dove va. Dopo la strage nazista, dopo il fascismo, dice Kounellis, ciò non è più possibile, s’impone l’orizzontalità, una modalità che non include la dialettica, e senza dialettica non c’è arte. La ragione sta nel fatto che l’atrocità produce un grumo di dolore costante che ferma il tempo, che ferma la storia. La corsa verticale dell’intellettuale non può riprendere perche la strage è imperdonabile. Nessuno sviluppo è quindi possibile e l’artista non può più essere libero perche non può dimenticare questo dolore, anzi non può che parlare di esso: così l’arte del dopoguerra sarà solo dolore.

Di questa orizzontalità Adachiara Zevi offre un’altra interpretazione. Il Denkmal f├╝r ermordeten Juden Europas a Berlino e le Stolpersteinen inventate da Gunter Demnig e disseminate in tutta Europa sono opere che riaprono un dialogo possibile tra arte, architettura e spazio urbano. Offrono un varco tra presente e vita, rendendo possibile un contro-monumento che è sempre memoria, ma di nuovo dialettica, capacità di ripartire, di agire. Eisenman realizza un’opera che registra il passaggio dal monumento come percorso al monumento come brano di città, sostiene Adachiara, mentre le Pietre d’inciampo sono una presenza, minimale e diffusa, capace di mettere il passo dell’uomo di fronte alla ostinazione del ricordo.

Sono, appunto, Memoriali per difetto di monumentalità.

1 EISENMAN Berlino (2)

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