L ‘Arte serve (alle 13,25 della domenica)? – di Eduardo Alamaro

bacco

Domenica, 2 marzo. CasAlamaro, ora pranzo. Che si mangia? Pasta al forno, uha!! Paccheri al sugo imbottiti con polpettine e mozzarella. Altro uha! di gioia, che pacchia!! Ma devi aspettare, stanno nel forno!!

Aspetto, mi siedo, mi giro ÔǪ e in contemporanea chi ti vedo chi? Dal piccolo televisore in cucina spunta il mezzobusto di ABO, il vecchio Achille Bonito Oliva che -per me di Napoli della Saletta rossa ‘e russetto (bandiera rossa trionferà, nda)- è una icona d ‘epoca affettuosa, nonostante tutto. Come Giorgio Napolitano, Raffaele La Capria, Francesco Rosi, Massimo Ranieri, Cirino Pomicino o Jepp Gambardella de La grande bellezza (‘a salute, paisà!). Quei napoliromani di successo che vedi, senti, leggi e canticchi da ‘na vita orecchiante. Che son distanti 200 Km. e passa (passa ‘nu guaio) fino a Roma alta velocità, (eldorà, te piace ‘o presepio eterno? No!!!), ma che so ‘ comunque partecipi di una Madre comune & extracomunale. So ‘ piezzi ‘e core e fegatielli cucinati alla memoria di Napoli, periferia di Roma TAV rosolata con grande bellezza & lacrime napulitane. Guagliò, torna a Surrientino con l ‘Oscar, m ‘arraccumanno!

Come aperitivo l ‘ABO teleinvisivo domenicale non c ‘è male, mi dico ferito a morte stecchino. Ei fu avanguardia e sorseggio l ‘ABO cordial affettuosa-mente ÔǪ (e come mente, spudoratamente) ÔǪ.e come se ne scende, al posto giusto. Quello giù in fondo-schiena del compianto Passepartout di Philippe Daverio (aridateci er conservatore!!). Sempre arte culinaria è, ma fatta con altri ingredienti e inquadrature gastrocomiche. Questa di ABO è infatti arte contemporanea alla pummarola virtuale. Un garbato “FuoriSquadro a 90 gradi, come da titolazione del programma. Che vuol essere di educazione & alfabetizzazione al mondo liquido e liquidabile d ‘oggi. Cotto e procotto con gusto al punto giusto (non è mai troppo tardi!) utilizzando una garbata trama senza procurare trauma. Che non vuol essere pedante, ma piuttosto penentrante. Un mix tra Rai-scuola e Rai-historia. Un ABO pedagogico (consigli per gli acquisti, manuale di sopravvivenza) che sta tra il maestro Manzi e Maurizio Costanzo show: che s ‘adda ffa p ‘e campà contemporaneo nel social-televisivo ore pasti domenicale!!

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ÔǪ E quindi c ‘è ancora tempo per fare una puntatina con ABO fuoriSquadro a Biella, al ristorante Al terzo paradiso di Michelangelo Pistoletto che vuol modificare il sistema produttivo gastronomico. E cioè: l ‘Arte serve? e a chi serve?, domanda sfottente ABO. E l ‘antico cuoco Pistolettino risponde, partendo da lontano, storico alla Bignami. Dice che l ‘arte culinaria, nell ‘epoca della sua riproducibilità tecnica, ha smesso sin dall ‘Ottocento di rappresentareÔǪ infatti la fotografia, il cinema, la tv, ÔǪ bla bla bla ÔǪ Oggi deve riprendere servizio, con contratto a tempo indeterminato. Deve smettere di essere chiusa nella virtualità del quadro e deve entrare nel ristorante Terzo paradiso!

E cioè, spiegati meglio?, incalza ABO. E quello, di rimando spiega paziente che in principio ci fu il primo paradiso, quello originario, divino, assoluto, integrale, nature, dal quale fummo cacciati, ohibò, per il morso alla grande mela: fu il nostro vero 11 settembre.

Il secondo paradiso è stato quello costituito dalla protesi delle tecnologie e delle tecniche: è il paradiso artificiale costruito nei secoli de ‘ secoli industriosi e industriali, fino alle straordinarie quantità odierne, insopportabili. Siamo diventati tutti polli in batteria.

Urge un riequilibrio tra natura e tecnologie. Urge osecondo Pistolettino- il terzo paradiso slow food, ap-punto e spunto d ‘accordo tra il secondo e il primo paradiso, una mediazione felice gastronomica possibile. (Ma quando escono ‘sti paccheri dal forno?, domando ancora alla serve che non serve. Risposta: E ‘ PRESTO!!!, nda).

Così prosegue il nuovo cuciniere: Non possiamo certo tornare ai fuochi primitivi, ai lumini, alle candele ad ai candelotti esplosivi. Non siamo mica dinamitardi, sian moderati, siamo pancifisti: stiamo interrogandole le tecniche per avviarle alle nuove qualità, tattà!!

Parli dell ‘artista cuoco collettivo?, replica ABO alle 13.40. Parlo della collettività-artista che cucina da se il mondo partendo dall ‘arte, replica il Pistolettino, bang, bang. (Eldorà, te piace ‘o presepio? No!! (FATE PRESTO, TENGO FAMME!!)

E così, tra arte e sociale culinario domenicale, si va affamati con ABO fuoriSquadro, a Gibellina, nel Belice, in Sicilia. Si va al ristorante: Al cretto di Burri, aperto a seguito del gran terremuoto del 1968: 1300 morti di fame, senza contare i feriti e senzatetto dalla Danilo Dolci e Daquino Amaro.

Attraverso filmatini d ‘epoca si ripercorre quella penosa vicenda: si vede comiziante il sindaco Ludovico Corrao che ricorre e rincorre la grande bellezza, la grande cucina d ‘artista pre-artistar. Con passione civile e spinta culturale convocò gran gourmet, cuochi, chef e architetti. La bellezza salverà il mondo, o almeno il Belice, disse Scia- scia, ta- ttà, ba-bbà. E così scorrono flash del cretto al Burri; dei precotti e masticati plastici di Pietro Consagra, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro ÔǪ ma c ‘è anche qualche pillola di architettura prima dei pasti principali di Ludovico Quaroni, Francesco Venezia, ÔǪ; e poi si ricorda il lungo Prisenti collettivo, drappo processional-partecipattivo per San Rocco by Alighiero & Boetti, in cooperativa donne GibellinaÔǪ E per questa via si va così su: sulla fortunatissima montagna di sale, (attenti agli ipertesi), del prode Paladino ÔǪ Poi le cucine popolari dell ‘Orestiadi ÔǪ e tutto il resto (mancia, non c ‘è tempo), per uno speranzoso laboratorio di sperimentazione e pianificazione artistica, secondo (e terzi, frutta e caffè) di una prospettiva innovativa di nouvelle cousine. Ricette corrette nel sociale, frienno magnanno. (Si, ma il contemporaneo quando viene: quand ‘esce la pasta al forno con polpettine: FATE IMPRESTO!)

Nell ‘attesa, alle 14.48, altro fuoriSquadro di ABO che ci metta la faccia nel video, ore fasti. Si fa un salto ad U-topia, nel non luogo cucinato. Si va ad Anacapri, al ristorante Al concetto di Joseph Beuys ’71. (Avvertenza: masticare lentamente perche nel piatto non c ‘è quasi niente, pensate!). E infatti non c ‘è niente, siamo digiuni. Si ripiega così alla CasaMadre, alla Modern Art Agency di Napoli/Lucio Amelio. Piatto del giorno, di quel concettoso juorno: La rivoluzione siamo ancora noi (‘o rre me ne saglio ‘o rre!!). Ma il ristorante è chiuso per ferie. Anzi, per la morte del titolare. Torneremo, aspettateci!

E allora che si fa? Niente paura. Si va dal simpatico albanese-milanese Adrian Paci col suo: Sono un artista, credetemi, sono un artista. E il poliziotto Manicalarga, ahinoi!, credette, cedette. Si impietosì e non gli chiuse il locale cucina. (Ma non lo fare più, ritornerò e multerò).

L ‘arte deve essere persuasiva? Persuasione occulta e occultabile? Liscia o frizzante? ÔǪ A chi è progettodestinata l ‘arte culinaria contemporanea?, sono tutte domande che ABO penetrante pone a cuochi che vengono da vicino. Dal troppovicino orientexpress mordi e fuggi, pizza da asporto global, ÔǪ le cui risposte (fortunatamente) non ascolto bene: arriva infatti provvidenziale una telefonata sul mio cellulare: Pronti, chi chiacchiera? Scusatemi, FATE PRESTO, devono uscire i paccheri dal forno!!!! Ma la voce della serva che non serve avverte ancora: Non è cotto il maccarone: inganna il tempo con un altro po ‘ d ‘ABO.

E così, alle 13.50 vedo un altro po ‘ di FuoriSquadro d ‘epoca. Pane tuosto con molto neorealismo dentro. Cinema mezzaporzione di giovani fatti in casa col granone postbellico: de Sica, Rossellini, ÔǪ e si va così in Roma città aperta. Con la scenamadre di Anna Magnani che traduce al cinema la drammaticità plastica di una terracotta policroma maiolicata di Leoncillo. Eppur si muove. Arte scambio (allora) contemporanea. E poi si va (non è mai troppo tardi!) in lacerti e alici de La terra trema di Visconti. Con un po ‘ di pennellate di Guttuso a contorno. E ancora con Fattori il macchiaiolo, ÔǪ e i dolci baci perugina di Hajez serviti nel film Senso, con Alida Valli protagonista, primo film a colore d ‘Italia. Indi la cucina in bianco e nero di Pasolini, la ricotta, i vangeli, ÔǪ con incursioni nella gastronomia figurativa eroica di Mantegna, Caravaggio, .. (Ma quando escono questi paccheri dal forno?, domando spazientito). NON ANCORA, ABBI FEDE CONTEMPORANEA (si, ma facite presto!! La serve serve o no?).

C ‘è tempo ancora per un altro fuoriSquadro. (‘Mbruoglio, aiutami!! ÔǪ i famosi tiri Mancini dell ‘immortale pazzagliano: ti sei venduto il Mancini di papàÔǪ). Uha, chi c ‘è? Giulia Piscitelli, artista napoletana, ieri tosta, vent ‘anni fa; oggi autolesionista compiaciuta neodecò, che ci fa visitare la sua casa & puteca a via Bagnoli. Con regolare contratto d ‘affitto d ‘arte comunale nella ex Italsider della dismissione di Napoli Rea. L ‘arte tua è una domanda o una risposta sul mondo?, domanda incuriosito ABO. (E chi lo sa?, a quest ‘ora non te lo so dire. Passa dopopranzo).

E quello insiste con la Piscitelli che parla .. e parla ..: Qual è il lavoro al quale tieni di più? Risposta decisa: Agave, con tute quelle scritte degli innamorati imprigionate sull ‘agave che stava allo zoo di Napoli. Chiesi di salvarle, la dovevano dismettere, buttar via, potare, quell ‘agave ventennale. Ora sta qui, è un prelievo dell ‘artdit col forbicione, ahi!! , ÔǪ E ‘ forse l ‘Agave la parente della ginestar di Leopardi, è arte-sociale vesuviana appilata, forse applicata. O chissà che? (Eldorà, te piace ‘o presepio contemporaneo ‘e Bagnolifutura d ‘arte? No!!!, voglio ‘e maccarune antichi, ÔǪ voglio ‘a scuola ‘e Pusilleco addurosa!!!).

Alle 13. 55 a CasAlamaro s ‘ode un grido: E ‘ prontooo!!, pronto intervento d ‘arte. AAiuto! Datemi ‘na mano a tirare i paccheri dal forno, l ‘arte scotta!! Subito: servire la serva così come l ‘arte ci serve. E come se serve, buon appetito!, conferma sorridente dal video ABO. Si, buon appetito personalizzato proprio a te, Eldorado!. A me, a me, amen: ma allora è vero? ABO è Opera aperta ore pasti, tutti a tavola, magnate contemporaneo (e non v ‘affogate, ce stanno)! Son buoni stì paccheri!!

Maccarone mio, m’hai provocato ÔǪ e io te magno!! … Son buone ‘ste polpettine ÔǪ(E a pensare che, come disse Jepp(ino) Gambardella, della nota famiglia Gambardella & C.: ÔǪ quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, nel ’68 circa, sono precipitato quasi subito nel vortice della mondanità dell ‘arte & dell ‘architettura. Ma io non volevo solo partecipare alle feste radical chic, volevo essere il re dei critici mondani, volevo avere il potere di farle fallireÔǪ. E so finito a domandare: l ‘Arte serve (alle 13,25 della domenica)? Bonito, bonito ÔǪ finisce con una canzoncina sfottente ÔǪ

Abbiamo amato tanto la rivoluzione ÔǪ (Ma quanto so ‘ bbuoni ‘sti paccheri dal forno?). Alla prossima, Eldorado

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