├ê giusto che un critico inviti a evitare la lettura di un libro o a non assistere a una proiezione cinematografica? Per alcuni la risposta è no. Che il critico stronchi è un suo diritto, che inviti al boicottaggio è troppo. Ma si tratta di reale boicottaggio? Nella gran parte dei casi direi proprio di no. Esattamente come, in linea di massima, mandare una persona a quel paese non è un invito a farla viaggiare. Si tratta infatti di modi metaforici di esprimere un giudizio. E così un film da non vedere non vuol dire che non bisogna andarci ma solo che è, a giudizio del recensore, un’opera molto mediocre. E un libro da non leggere non è un testo da non comprare ma uno rispetto al quale il critico nutre forti dubbi. Pensare che chi si occupi professionalmente di letteratura, di arte o di cinema sia come l’Inquisizione che metteva all’indice le opere di pensiero reputate pericolose o come i nazisti che le mettevano al rogo, fa poco onore all’intelligenza del lettore. Che, se pensa questo, vuol dire che faceva bene a risparmiare il proprio tempo, evitando la lettura di critiche che forse non era in grado di comprendere ( inutile aggiungere che anche quest’ultima affermazione non va intesa letteralmente).

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