Edilizia scolastica o architettura? – di Massimo Locci

stoffa giò ponti

Per chi si è occupato di edilizia scolastica due aspetti sono stati sempre chiari: la difficoltà di realizzare un intervento di qualità architettonica e la difficoltà di poterlo realizzare integralmente e nel rispetto della normativa. Troppo spesso in Italia i plessi scolastici rimangono incompiuti, senza gli spazi collettivi (mesa, biblioteca, auditorium), talvolta senza la palestra, quasi sempre senza le sistemazioni esterne. L ‘ottimo DM ’75 (promulgato in un momento di grande confronto civile tanto da definire sia una visione pedagogica democratica, sia le caratteristiche funzionali innovative) da anni non trova canali di finanziamento, inoltre troppo spesso ne viene disattesa la visione culturale o non vengono applicate le prescrizioni tecniche.

La scarsa qualità deriva, per un verso, dai problemi economici (in termini di costo per mq. l ‘edilizia scolastica è equiparata alle residenze popolari), per altri da una disattenzione complessiva per queste tipologie d ‘intervento, che riguarda i committenti ma anche i progettisti: molte scuole, realizzate in questi ultimi decenni, sono caratterizzate da una carenza espressiva, impianti planimetrici scontati, aggregazioni banali nel semplice rispetto dimensionale. Lo scarto tra ‘grandi opere ‘ ed ‘edilizia comune ‘ è sempre più ampio.

Per lo stato di manutenzione e il rispetto delle normative del vetusto patrimonio edilizio scolastico si delinea uno scenario ancora peggiore. Alcuni dati evidenziati da Francesco Orofino, vice presidente dell ‘IN/ARCH, sono sconcertanti: il 40% degli edifici scolastici è stato costruito negli anni 1961 o 1980; metà degli edifici non possiede la certificazione di agibilità; più del 70% non possiede il certificato di prevenzione antincendi; meno di un terzo degli edifici in Comuni a rischio sismico (zona 1 e 2) ha una verifica di vulnerabilità sismica; oltre il 30% degli edifici necessita di interventi di manutenzione straordinaria Il 46% degli edifici monitorati non ha una palestra al proprio interno; in un terzo dei casi i cortili sono usati come parcheggio; un terzo delle scuole non è dotato di aule computer e quasi la metà è priva di laboratori didattici..

Per fortuna ci sono le debite eccezioni e se facessimo una rassegna delle opere realizzate, come propone l ‘IN/ARCH, potrebbero emergere meglio gli sforzi dei bravi progettisti che si impegnano, pur nell ‘estrema esiguità dei budget, per vivacizzare gli schemi distributivi, per attualizzare i linguaggi, per ottenere contenimenti energetici. Casi da sostenere e valorizzare.

E ‘ giusto, dunque, che si rincominci a parlare di rilancio della produzione di edilizia scolastica, che il premier Matteo Renzi l ‘abbia posto ai primi punti dell ‘agenda del Governo, ma se ne deve discutere non solo per il rispetto della sicurezza antisismica o antincendio; occorre porre attenzione alla qualità della progettazione, fare in modo che una scuola possa nuovamente costituire un ‘occasione di architettura e di costruzione di spazio urbano non comune. Anche Renzo Piano con la sua factory senatoriale ha dichiarato di volersi impegnare in tal senso.

In sintesi, questa nuova attenzione per l ‘edilizia scolastica deve rappresentare l ‘occasione per reintrodurre la categoria critica del bello per ottenere architetture moderne e con forti caratteri identitari, in cui rispecchiarsi e identificarsi. “Esigete dagli architetti scuole e istituti bellissimi, civili, luminosi per i vostri figli” affermava Giò Ponti, affinche studiare e crescere in scuole brutte non sia un destino ineluttabile.

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