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Dal cucchiaio … al patchwork metropolitano – di Gabriello Grandinetti

Dal cucchiaio … al patchwork metropolitano – di Gabriello Grandinetti

Autore: Gabriello Grandinetti
pubblicato il 22 Marzo 2014
nella categoria Parole

Il transito da una società di elite ad una di massa, espressione dell 'esperienza produttiva del XX secolo, dischiude l 'era del predominio dell ' ideologia industriale dominata, su grandi linee, dalla cultura funzionalista.

Il campo di applicazione del progetto Moderno contrassegnato dal motto Dal cucchiaio alla città sottende un repertorio immaginifico di vasta portata.

In esso sono già inscritti in embrione i luoghi disciplinari, alle diverse scale dimensionali, che interconnettono l ' Industrial Design, l 'Architettura, l 'Urbanistica, coprendo l 'arco delle contaminazioni-ibridazioni con l 'arte, la scienza, la fotografia , il cinema, il teatro, la graficaÔǪ

Quali che fossero le origini di quel proto razionalismo, le sue filiazioni con l 'Arts and Crafts, il Deutsche Werkbund di Hermann Muthesius, il Bauhaus o la scuola di Ulm (Hochschule F├╝r Gestaltung) di quello che è stato definito il più fortunato marchio di fabbrica (corporate identity) dell 'era moderna.

I suoi precursori intravidero nell ' espressione Dal cucchiaio alla città╩║ una profezia che già prefigurava le dinamiche produttive del mercato Globale con il coagularsi dell 'utopia di una inscindibile totalità disciplinare, dal micro al macroprogetto.

Così l 'architetto demiurgo sarà artefice della forma che segue la funzione, perche il (-) è prevalente sul (+) Less is more e il diavolo, com ' è noto, si annida nei dettagli non essendo ancora in grado di incrinare il vaso di Pandora custode di quelle certezze in cui si dispiega l 'infallibilità di un progetto chiuso nella formula Dal cucchiaio alla città.

Se il Werkbund (1907) ne è stato il luogo di incubazione, che supportava strategie di produzione e arti applicate, l 'impalcatura dei concetti attualizzati dal Bauhaus di Gropius sarà propedeutica alla sequenza ininterrotta del testimone avanzato da Ernesto Nathan Rogers al CIAM (1946) e in seguito propagandato alla Charte d 'Athene (1952).

Per sciogliere l 'intreccio narrativo dell 'inquieta alleanza orchestrata tra Design, Architettura e Pianificazione Urbana, anche attraverso i processi di segmentazione progettuale della nuova frontiera digitale, occorrerà per ultimo portarsi alla confluenza del repechage S,M,L,XL di Rem Koolhaas.

Il volume, pubblicato insieme al graphic designer Bruce Mau nel 1995, costituisce in se l 'acronimo scalare dello studio (OMA) per discriminare, tra le varie taglie dimensionali, un iter progettuale che si riposiziona nella stessa modalità del repertorio intravisto Dal cucchiaio alla città .

Con l 'avvento della Globalizzazione, la Tecnopoli telematica diventa il nuovo presidio spaziale del patchwork metropolitano giunto al grado zero dei suoi mascheramenti, l 'originarsi di fenomeni come lo Sprawl , l 'antropizzazione selvaggia del territorio, squarciano il velo di nuovi scenari della trasfigurazione urbana.

La città sembra sfuggita di mano a un disegno compiuto così come l 'architettura giunta agli antipodi delle cronache di Le Corbusier che nei suoi Carnet annotava: << L 'architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi sotto la luceÔǪ>>

Il suo venir meno all ' ideologia velleitaria della standardizzazione e la sopraggiunta permissività per cui si dichiara contemporanea ogni forma espressiva che non si sia sbarazzata in tempo del pregiudizio di una creatività astratta e destabilizzante, diventa il banco di prova sospeso tra fascinazione e (tras) figurazione sui lasciti dell 'inventario dei danni prodotti dal Post Modern e su quelli derivanti da un ' architettura ad libitum divenuta fin troppo autoreferenziale.

La città intesa come tardo prodotto di un 'industria della casa che obbedisce a una nomenclatura di tecnocrati esponenti di Lobby economico finanziarie, implicherebbe il riesame deontologico di un progetto infradisciplinare divenuto nei fatti troppo ambizioso per i contraenti di un patto senza clausole : architetti, designers, artisti, urbanisti ÔǪ confinati in un ruolo meramente esecutivo di scelte aprioristiche.

Se al design corrisponda o meno un codice morale o di puro marketing : Good design is good business (Thomas Watson jr.) appare del tutto trascurabile, vista ormai la conversione del modello produttivo fordista ai processi di mass-customization che è auspicabile consentano prestiti interdisciplinari .

Per Venturi: << La comunicazione eroica attraverso la pura architettura è divenuta obsoleta>> così l 'architetto del XXI secolo sopravvalutando i repertori di comportamento sanzionati dalla consuetudine al narcisismo, e in ciò è appunto la sua storia , cederà ├ºa va sans dire ancora una volta al suo inguaribile dilettantismo.