Contributi in ricordo di Luigi Pellegrin

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In seguito alla mostra COPIARE SATURNO_Luigi Pellegrin svoltasi ad Interno 14 dal 24 Gennaio al 4 Febbraio 2014, e al momento dedicato al ricordo della figura dell’architetto presso la Casa dell’Architettura il 27 Gennaio 2014, pubblichiamo di seguito alcuni contributi di analisi e memorie personali.

Un Contributo di Luciana Menozzi

Pellegrin scriveva molto e leggeva molto. In particolare, anche ricordando i numerosi volumi che facevano parte della sua biblioteca, il primitivo nelle varie culture, la biologia e tutto quello che riguardava le scoperte scientifiche. Spulciava anche articoli di giornali, che ritagliava, incollava su un foglio bianco e scriveva un commento vicino.

Leggendo adesso i suoi scritti, si nota il continuo riflettere sul mondo delle origini, sull ‘antichità preistorica.

Il titolo della mostra, che riprende un concorso e un suo scritto, copiare Saturno ÔǪci ricorda che Saturno, figlio di Urano e di Gea, la Terra, è il dio che spodesta il caos primordiale, privo di ossigeno e di ozono, ed instaura un nuovo regno, in un pianeta con un ‘atmosfera trasparente ai raggi solari, dove le alghe :ebbero l ‘istinto di salire e creare l ‘ossigeno, facendo fare un grande salto di qualità alla terra, divenuta idonea a produrre nuovi organismi.

Usando le parole di Pellegrin, di tutto questo abbiamo conoscenza limitatissima, ma quando l ‘uomo da essere strisciante si eresse, il gesto archetipo che cambiò la superficie terrestre ÔǪfu quello del sollevareÔǪ.il sollevare dell ‘uomo, come sete, divenne non più estinguibile. L ‘uomo dapprima sollevò se stesso, poi alzò una pietra e da lì nacque la coscienza dello spazio.

Da circa 10.000 anni vettori verticali ancorati a terra hanno fisionomizzato l ‘intero paesaggio europeo e medio-orientaleÔǪvettori che sono cresciuti in altezza, dai 90 metri della torre di Babele ai 500 metri circa dei vari grattacieli contemporanei.

AD ogni considerazione sul contemporaneo o su tutto il periodo storico, Pellegrin sembra fare un balzo all ‘indietro per orientare nuovamente il pensiero alla prima stagione dell ‘umanità, quando iniziò la vita dell ‘uomo eretto e in conseguenza, il fare architettura sulla superficie terrestre.

Potremmo ritenere che il continuo ritornare a queste origini e a come la terra sia stata sopraffatta e alla fine impoverita durante le varie epoche storiche che si sono sedimentate su di essa, gli sia stato necessario per arrivare al problema che più gli stava a cuore, l ‘Habitat dell ‘uomo n.2, l ‘uomo di oggi.

Dice egli stesso: l ‘uomo è cambiato. E ‘ il risultato n.2ÔǪ. Oggi l ‘uomo guarda dall ‘alto e controlla l ‘universoÔǪ. La soluzione è nell ‘usare lo spazio oltre la periferia, il cerchio esterno alla terra, il che significa anzitutto attrezzarsi diversamenteÔǪ. Per progettare, dobbiamo specializzare il progetto e incunearlo tra cielo e terraÔǪ

Tutto questo è la base per dare forma al processo che vediamo in questi disegni. Che non sono disegni utopici, come superficialmente si può credere. Per Pellegrin esiste l ‘utopia del possibile, che come si sa è un settore ben preciso dell ‘utopia. I grandi disegni esposti ( Pellegrin disegnava alla grande, inginocchiato sul tavolo da disegno se era necessario), faceva i particolari costruttivi in scala 1:1, non sono altro che una premessa al progetto a cui, con grande sapienza costruttiva (che, diceva sempre, derivava da suo padre e dalla sua origine friulana) dava poi forma scientifica. Pellegrin usa la scienza contemporanea, il valore del vuoto (non più sterile assenza, ma ricco di campi magnetici, di energia fluttuante), per dare giustificazione razionale al suo modo di procedere.

E ‘ una proposta di coraggio e di ottimismo. Non più il timore delle desertificazioni, degli smottamenti, dei continui scenari catastrofici. Fare un balzo in avanti. Da saturno, il dio che eliminò il caos, da saturno, il pianeta degli anelli, pensare un ‘architettura che sovverte l ‘idea di piramide; Pellegrin àncora al suolo l ‘estremità alta, la piramide diventa un grande habitat, sotto il quale esiste una terra liberata, non più contratta e avvilita dalle troppe costruzioni, dal cemento massificato, terra della quale ci si può riappropriare per viverla al meglio. Un altro salto in avanti e magari pensare a un anello di energia e di vita che circonda la superficie terrestre, a 200 metri sopra l ‘equatoreÔǪ

Da ricordare che Pellegrin scriveva tutto questo e pensava a tutto questo negli anni ’70, quando la Cultura ci insegnava che piccolo è bello, non solo da un punto di vista economico, ma ambientale, che dovevamo costruirci un piccolo ecosistema in cui rifugiarci.

Negli anni seguenti, non interrompe la sua ricerca. Nel 2000, quindi un anno prima di lasciarci, appuntava: Forse hanno vinto gli uccelli, che hanno capito che abitare il pianeta era più ricco e salubre se era appoggiarsi part-time, coabitando terra e cielo. Non ho modo per risolvere il dubbio. Ho solo modo di esercitarmi per assomigliare agli uccelli.

Qui.

 

Un Contributo di Sveva Labriola

ROMA, 27 GENNAIO 2014 o ACQUARIO ROMANO

UN RICORDO DI LUIGI PELLEGRIN

Ho conosciuto Luigi Pellegrin all ‘università, quando mi consigliarono di seguire il suo corso per progettazione 4 (il mio professore assegnato era un altro: chiesi il cambio di cattedra-forse l ‘unica).

Posso solo parlare della mia breve esperienza di studio.

Durante il corso di progettazione, circa 20 anni fa, frequentavo il suo studio. Si preparava l ‘esame, e si iniziava a raccogliere, sotto la sua guida, materiale per il suo libro.

Esperienza formativa, non finalizzata ad un suo utile, ma alla nostra educazione.

Faticosamente è uscito il libro, postumo, che andrebbe letto da tutti, a prescindere da ciò che ognuno è o fa..

Maestro di via, soprattutto, ha inciso nelle nostre personalità.

Era duro ed offensivo, allo scopo di scuoterci, aprirci gli occhi, mettere in funzione il nostro

cervello, il nostro carattere, la nostra volontà.

Ci ha insegnato a trarre profitto dalla fatica, intesa come sforzo ultimo per far lavorare al massimo la nostra mente.

Ricordo le grida quando, terminata la revisione degli elaborati di esame, il mio collega disse: ho capito architetto, adesso farò così e così….con calma..: Pellegrin saltò su tutte le furie, iniziò ad urlare contro il malcapitato, dicendo che lui con calma non avrebbe mai fatto nulla….

Ci ha insegnato a guardare la realtà con gli occhi di bambini intelligenti, ma nello stesso tempo ci ha insegnato l ‘importanza dello studio, quello vero, quello attraverso i segni della Natura, dell ‘Uomo, dei grandi Maestri.

Ci ha anche insegnato a vedere il buono che c ‘è nel cattivo: ricordo come, a bassa voce, ci diceva quanto grandiosa fosse l ‘urbanistica fascista…

Era drastico, violento, duro, spietato, ma non lasciava nessuno indietro, non lasciava nessuno, dopo averlo ricoperto di insulti, e stracciato regolarmente le tavole, senza una chiave di lettura, uno stimolo, un seme….

E ‘ stato un grande educatore, un maestro. Io ho seguito tutti i corsi all ‘università, di alcuni

professori non ricordo il nome, ne il viso. Di Pellegrin ogni parola, ogni mossa, ogni ruga.

Incontrare una persona così nella vita è ciò che auguro a tutti.

Ha costruito moltissimo, se contiamo i metri cubi edificati da lui e li confrontiamo con quelli

realizzati da molti architetti, anche docenti, alla fine della propria carriera, ci rendiamo conto che il mondo va alla rovescia (direbbe Pellegrin: il mondo è morto, non c ‘è speranza).

Non è stato capito, nonostante tutto. Non c ‘è da stupirsi, con quello che si vede in giro: una società disperata, nulla, vuota, che tenta in modo maldestro di autodistruggersi.

Voglio chiudere con una piccola nota positiva, gettando un seme sul terreno bruciato (come farebbe lui): leggetelo, studiatelo, capitelo, diffondetelo, pubblicatelo (senza travisarlo: meglio muti disegni e suoi sintetici scritti); tramandatelo intatto finche il mondo non sarà capace di capirlo.

 

Un Contributo di Syd Mead

I looked at all the images for Luigi Pellegrin’s exhibition and was interested in his organic approach to domicile and commercial arrangement viz-a-viz the organized city. His work has a definite homage to Frank Loyd Wright, I think. Both of them were champions of the organic link to venue and site. Rather than intrude on nature, they both made efforts to use natural organization theory in their design of structure. I am not really an architectural expert, but I do appreciate the creative ideas that generate the future of architecture.

 

Il percorso e il pensiero di Luigi Pellegrin

visti da Carlo Cesana

Il silenzio e il disinteresse mostrato dalla cultura architettonica per la figura di L. Pellegrin, scomparso nel 2001, e per una lettura critica della sua ampia produzione intellettuale, ha provocato un vuoto, sollecitando un impellente bisogno di approfondimento della poliedrica personalità espressa attraverso i suoi molteplici interessi.

Le tematiche da lui affrontate e a cui ha dedicato notevole impegno, oltre quelle relative alla lunga e intensa attività professionale, si possono riassumere in: elaborazione di ricerche varie per insediamenti alternativi; raffigurazioni di visioni e di scenari futuribili; pubblicazione di saggi di storia dell ‘architettura moderna, di articoli, riflessioni e scritti vari sull ‘interpretazione della storia evolutiva dell ‘uomo; trasmissione del suo pensiero ai giovani attraverso l ‘attività didattica universitaria.

Sono sorte quindi alcune domande su citazioni o riferimenti spesso ricorrenti per interpretare in profondità l ‘essenza del suo percorso operativo e, soprattutto, del suo pensiero:

– quale è la molla che lo conduce così insistentemente nella ricerca di sistemi insediativi alternativi alla prassi edilizia adottata dall ‘uomo negli ultimi secoli?

– perchè ricorre spesso ad una visione cosmica nell ‘esaminare il processo storico evolutivo dell ‘uomo e del contesto naturale in cui è inserito? Come ad esempio nella metafora del dialogo tra l ‘Elfo e l ‘uomo nell ‘opuscolo verso il progetto?

– perche in ogni occasione in cui si dibatte dei problemi insediativi sente il bisogno di premettere riferimenti al mondo antico e soprattutto alle civiltà primitive?

A queste domande, data la complessità dei suoi messaggi e la particolare originalità del suo pensiero, si possono formulare alcune risposte:ÔǪÔǪÔǪ. continua

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