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FROM BARCELONA TO BARCELONA_Cronache di un’emigrazione a tempo determinato – di Marzia Faranda

FROM BARCELONA TO BARCELONA_Cronache di un’emigrazione a tempo determinato – di Marzia Faranda

Autore: Marzia Faranda
pubblicato il 07/03/2014
nella categoria Parole

Appena un mese fa, come tanti altri prima di me hanno fatto, ho lasciato la terra natia in cerca di nuovi orizzonti da scoprire, stimoli, relazioni da instaurare e tutto ciò che normalmente si addice ad un giovane che intraprende un qualsiasi viaggio, ma soprattutto in cerca di fortuna. Professionale, s'intende. Ed ora eccomi qui, collaboratrice a breve termine - in arte "becàri"- di uno studio di architettura, a Barcellona. Quella di Spagna.

Precisazione quanto meno doverosa, in nome di ogni singola occasione in cui è capitato, capita e continuerà a capitare di dover specificare, con sorpresa e conseguente ilarità degli astanti, che la mia città d'origine si chiama Barcellona Pozzo di Gotto. In Sicilia.

Ma, se da un lato è facile indagare la ragione della corrispondenza di denominazione, dall'altro certo è che tra le due località in questione non è possibile instaurare alcun metro di paragone che non sia quello linguistico, geografico o climatico.

Mi sono soffermata dunque a rovistare fra le mille considerazioni fatte su questa nuova e familiare dimora temporanea e l'immagine che ne deriva è quella di una Barcellona in piena atmosfera di crisi economica (aspetto che, da brava lettrice di quotidiani, non posso negare), ma che, nonostante ciò, si muove nella contemporaneità tentando di conservare il carattere di "città-laboratorio" (come da felice definizione di R. Campanella): è proprio la dimensione urbana, infatti, quella investita - oggi come negli anni Ottanta - da puntuali progetti di trasformazione che non possono fare tabula rasa del passato, ma necessariamente dialogano, in stretta dipendenza l'uno dall'altro, con le diverse anime che convivono all'interno di essa.

Perfettamente in sintonia con quanto propugnato da Bohigas (lo si veda solo come un nome fra i tanti che hanno teorizzato e soprattutto operato nella e sulla città), è l'"esistente" il primo a beneficiare dell'attenzione di paesaggisti, urbanisti, architetti e designers, con particolare propensione alla cura dei luoghi di relazione, siano essi parchi, interi brani del tessuto urbano, piazze o spazi residuali, reclamati dagli abitanti dei caratteristici barrios e quasi rivendicati come parte della propria dignità personale.

Nel clima di vivo, seppur lento, cambiamento ed attaccamento morale e civile alla città rientrano, ad esempio, le frequenti collaborazioni pubblico/privato, delle quali uno dei primi risultati è stata la campagna Barcelona, posa't guapa, promossa allo scopo di dare nuova luce ai quartieri cittadini a partire dalla cura delle facciate degli edifici prospicienti le strade principali e le piazze. E così anche l'imponente opera di riassetto paesaggistico e viario dello storico quartiere di Glòries, che ospiterà un parco pensato in stretta relazione con gli altri.

Ecco che, forse, adesso posso azzardare il parallelo che dapprima avevo negato: nell'esodo dalla "mia" Barcellona, ho subito il trauma dovuto al brusco passaggio di scala, senza alcuna mediazione, da quella cittadina a quella metropolitana, e non uno zuccherino ad addolcire la pillola. Allo stesso modo questa subisce e gode dell'intenzionalità progettuale voluta sin dalla fine della dittatura franchista, in un costante salto dimensionale che dal generale volve al particolare e che fa di essa, una città cangiante, camaleontica.

La mia nuova Barcellona.