Sopraelevata di San Lorenzo – di Massimo Locci

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Si torna a parlare della Sopraelevata di San Lorenzo a Roma. Lo studio Sartogo-Grenon ha appena presentato un nuovo meta-progetto, riutilizzando l ‘infrastruttura viaria (tratto Nomentana-Stazione Tiburtina) per un giardino agronomico e produttivo e a tutela della bio-diversità del Lazio. Anche se differente nell ‘immagine e nell ‘organizzazione funzionale, la proposta riprende l ‘idea di parco lineare attrezzato e sopraelevato, caratteristico della ben nota high-line di New York.

In verità la stessa proposta l ‘avevano sostenuta per molti anni varie istituzioni a partire dalla fine del secolo scorso, quando si è incominciato a parlare di una sua demolizione e della realizzazione di un tracciato alternativo.

Sulla scorta di questo presupposto erano state promosse varie iniziative: il Concorso internazionale di idee Trasformazione e rinnovo urbano dell ‘area di San Lorenzo del 2001, che ha assegnato cinque primi premi ex-aequo ad altrettanti stimolanti progetti, e LAB 02, promosso da Lucio Passarelli e Alessandro D ‘Onofrio per l ‘Accademia di San Luca del 2004, un laboratorio di progettazione che ha fornito interessanti soluzioni redatte da sei gruppi interdisciplinari.

Della sopraelevata si è cominciato a discutere già prima della realizzazione: Bruno Zevi profeticamente evidenziava che avrebbe affossato l ‘Asse Attrezzato e che, essendo un fatto episodico, non avrebbe risolto i problemi del traffico romano. Comunque gli otto chilometri di sinuoso viadotto, progettato dall ‘ingegnere Fabrizio De Miranda, sono entrati presto nell ‘immaginario collettivo sia per gli aspetti negativi legati al tracciato, indubbiamente troppo prossimo ai fabbricati (chi non ricorda il Fantozzi di Paolo Villaggio che prende l ‘autobus direttamente dal balcone di casa?), sia per la fascinazione strutturale, quasi una citazione del film Metropolis di Lang.

In ragion di ciò si era formata l ‘Associazione Amici del Mostro, cui hanno aderito numerosi architetti e intellettuali, per sollecitare un dibattito senza pregiudizi sul futuro della tangenziale. Proprio sulla scorta di positive esperienze internazionali, a Parigi e New York, di riuso di viadotti ferroviari e carrabili avevano proposto di realizzare un parco lineare e attivato un processo partecipativo con i residenti, con happening urbani, laboratori didattici nelle scuole, incontri all ‘In/Arch, esposizioni di progetti e tesi di laurea degli studenti di architettura, fino all ‘ottenimento nel 2007 di un parere positivo sull ‘ipotesi di un Parco Urbano da parte della Commissione Cultura del Comune di Roma.

I risultati di quella grande mobilitazione sono testimoniati nella pubblicazione Il Mostro di San Lorenzo, progetti per la tangenziale est di Roma di Lucio Altarelli e Massimo Casavola per Gangemi Editore.

Le domanda d ‘obbligo è: sarà la volta buona? Oppure riemergeranno le perplessità sulla fattibilità tecnico-economica, anche in ragione dell ‘attuale dissesto romano. Infine, come categoria, bisogna interrogarsi sulle motivazioni di tanto spreco intellettuale, di allora e di oggi, per cui si riparte sempre da zero e non si tiene in nessun conto delle analisi e delle proposte avanzate per anni da validi progettisti.

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