Molinari, Mosco e altre storie di ordinaria follia – di lpp

Continuano le sorprese con le abilitazioni nazionali all ‘insegnamento universitario. Sono usciti i risultati di Storia e Luca Molinari è stato bocciato. Interessante il giudizio della commissione: L ‘impianto metodologico del candidato privilegia finalità didattiche e divulgative, senza dar luogo ad approfondimenti originali e innovativi o ad una personale visione critica.

Adesso si può pensare tutto quello che si vuole sulle ipotesi critiche di Molinari o alcune a mio avviso deliranti – ma che Luca sia uno dei più significativi critici italiani è fuor di discussione.

Per sua fortuna, Molinari è passato però nelle abilitazioni per il settore della progettazione, anche se si tratta di un campo non credo adeguato al suo profilo. Non mi risulta infatti una sua personale produzione in tal senso.

Credo che il pasticcio ( che un critico passi a progettazione e non a storia) derivi da una vecchia questione: lo scontro che c ‘è in Italia tra chi si perde tra le scartoffie e tra chi cerca di interpretarle. Con gli storici che reputano i critici superficiali e viceversa i critici che vedono gli storici come archeologi mummificati. Motivo per il quale i critici cercano spazio e apprezzamento altrove, appunto nelle discipline progettuali. Ma è ragionevole pensare che la storia dell ‘architettura sia definitivamente persa all ‘intelligenza critica? E che i critici, non trovando spazio tra gli storici, siano ostaggio dei progettisti?

Molinari, per sua fortuna, ha trovato nel settore progettuale una commissione a lui favorevole. Non lo stesso è accaduto, per esempio, a Valerio Paolo Mosco che aveva titoli non minori. Ma qui si aprirebbe un altro discorso, che per adesso non affrontiamo, e che investe la mancanza di elementi oggettivi di giudizio che ci portano a pensare che promozioni e bocciature a questi concorsi dipendano più da simpatie o antipatie che da una matura e pluralista scelta culturale.

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