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L’ossessione dell’unità abitativa minima – di Gabriello Grandinetti

L’ossessione dell’unità abitativa minima – di Gabriello Grandinetti

Autore: Gabriello Grandinetti
pubblicato il 2 Febbraio 2014
nella categoria Parole

Adorno in Minima moralia avverte che : << Fa parte della morale non sentirsi mai a casa propria>> un dilemma che lo condurrà all 'idea per cui abitare non è praticamente possibile quasi vaticinando la dimora che più si addice all 'homeless contemporaneo presto convertita in un improbabile carapace o in un agile congegno pr├¬t-à-porter contenuto in un kit di montaggio.

Forse questo ha a che vedere col fatto che la nostra vita somiglia sempre più a un viaggio nel tempo e nello spazio e che la nostra dimora, continuamente sottoposta alla pratica e ai mutamenti di una Recherche sull 'Existenzminimum dei primari bisogni abitativi, auspichi a un modello di prefabbricazione industriale che affonda le radici nel concetto di Machine à habiter di Le Corbusier.

Un obiettivo ambizioso che L.C. porterà avanti con il prototipo della Maison Citrohan ma che culminerà nell 'Unitè d 'habitation di Marsiglia, punto di arrivo di un progetto di assemblaggio di unità abitative duplex come derivate da una produzione seriale.

Il tema ha sempre appassionato una variegata Jam Session di architetti e designer, che hanno intravisto già nel Cabanon di Cap Martin, definito una sorta di eremo del buen retiro di Le Corbù, una ulteriore sfida per ripensare ad un involucro ergonomico anche in termini di risparmio energetico e bioclimatico, vedi il recente concept di 6 mq Diogene di Renzo Piano, la dimora minima inaugurata a Weilam Rheim nel Vitra Campus (2013).

Ci è ancora vicina la risonanza dell 'eco dei Metabolism di Kisho Kurokawa, autore delle Nakagin, capsule architettoniche in uso come mini abitazioni a Tokio che rappresentano uno dei più emblematici casi di esperimento modernista la cui evidenza iconica suggerisce una complessità alveolare, non priva di connotazioni claustrofobiche.

Il meccanismo che regola l 'invarianza di scala dei moduli abitativi che attraverso l 'assemblaggio genera un sistema complesso di torri ha una similitudine con i frattali, dall 'infinitamente piccolo all 'infinitamente grande, dove l 'autosomiglianza genera una galassia illimitata di immagini complesse che scaturiscono da un algoritmo.Un principio che lascia inalterata la forma primitiva, un ' omotetia che riproduce una forma apparentemente complessa ma sempre riconducibile alla sua matrice.

Questa icona del XX secolo non ha più retto al suo degrado ma forse nel DNA di quel progetto era già contenuta in prospettiva l 'idea dell 'abitazione usa e getta, avvertita forse come un 'implicita transizione al Nomadismo così come percepito nel radicalismo degli Archigram interpreti dell ' utopia di Constant Anton Niewenhuys autore di New Babilon.

Sul crinale delle specifiche finalità pratiche dell 'abitare, nelle diverse gerarchie di scala, l 'architettura, l 'interior design e l 'exhibition design, vista l 'accelerazione indotta dalla provvisorietà temporale dell 'uso, pongono l 'accento sulle variabili prestazionali dei materiali ancor più che sui caratteri formali ed estetici del container multifunzionale.

Un concetto che negli anni sessanta farà da apripista alle sperimentazioni di Joe Colombo che utilizzando le fibre in plastica per il gruppo Bayer alla Fiera di Colonia svilupperà il più innovativo progetto di interior design per una cellula abitativa denominato VISIONA 1 (1969).

Le sue capsule autonome a cui erano attribuite le varie funzioni di Central living, bagno sferico, kitchen boxÔǪ sperimentano uno scenario visionario della cellula abitativa del futuro che sarà sviluppato dallo stesso studio di Joe Colombo e Ignazia Favata nell ' allestimento del TOTAL FURNISHING UNIT (1971 '72) nella mostra : Italy: the new domestic landscape al MOMA di New York.

Nel campo di attenzione delle esperienze visuali che hanno avuto progenitori anche nel Bauhaus immaginista, il design partecipa del clima effervescente che aderisce allo spirito del tempo di quella SPACE AGE, paradigma delle conquiste aerospaziali della NASA prefigurando forme innovative autogeneranti la cui permutazione istantanea consente diversità di relazioni con l 'environment.

Per effetto dell 'interattività globale e del sistema della mobilità il concetto di abitare come hic et nunc luogo della condizione umana, appare traslato , sempre più dislocato nel cyberspazio. G. Bachelard avvertiva nella sua Poetica dello spazio che : << La casa vissuta non è una scatola inerte: lo spazio abitato trascende lo spazio geometrico>>.

Oggi che la mass-customization postula una strategia configurata per l 'utente finale, che è anche protagonista di un processo di collaudo e opzioni (texture e pattern decorativi) lungo l 'iter di produzione del prodotto post industriale, il design appare integrato anche nelle strategie di marketing .

Epurato da possibili implicazioni emozionali soggettive, sembra incamminarsi verso una nuova famiglia di scenari futuribili. Così l ' architettura intravista da Andrea Branzi , come oramai prossima alla conversione in una semiosfera urbana produttrice di tunnel sensoriali.