Ladri di biciclette – di Marco Ermentini

ladri di bicilette

Percorrendo in bicicletta la zona del porto ci si sente strani. Questa sensazione continua anche nelle vie del centro. E’ vero: non si sente il solito brusio del traffico, non ci sono stridori di frenate e rumori di ferraglia dei tram. Conclusione: nessuna città è silenziosa come Copenhagen. L’ha capito anche un amico automobilista sfegatato che è rimasto intrappolato più volte nei diabolici divieti di accesso; alla fine ha desistito e ha dovuto parcheggiare la macchina in periferia e utilizzare i taxi. Risultato: un grazioso pacchetto di multe danesi molto meno buone delle locali birre. Qui sono riusciti a portare il traffico ai minimi termini e ad agevolare al massimo l’uso dell’edificio ruote. Gli spostamenti casa – lavoro sono effettuati per il 37 % in bicicletta e il clima non e proprio quello italiano. Il nuovo piano strategico PLUSnet per la slow mobility prevede uno scenario ancora più evoluto entro il 2025.

Il problema è quando si torna in Italia scesa al quindicesimo posto nella classifica delle nazioni più ciclabili d’Europa. Il bello è che se accenniamo la cosa ad un qualsiasi amministratore, otteniamo lo stesso effetto come se parlassimo del problema della siccità dopo un mese di acquazzoni. A Milano, città piatta e ideale come poche alla pedalata, e siamo costretti a ingaggiare la nostra battaglia quotidiana per la sopravvivenza rimettendo, oltre che la mascherina, anche i tappi nelle orecchie.

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