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Un mammut in giardino – di Alessandro Melis

Un mammut in giardino – di Alessandro Melis

Autore: Alessandro Melis
pubblicato il 17/01/2014
nella categoria Parole

Dopo vari tentennamenti anche io sono caduto nella trappola del resoconto dell'anno 2013.

Vorrei però concentrarmi sugli eventi che influenzeranno architettura ed urbanistica, più che sui più importanti lavori, convegni, eventi, mostre e astri nascenti dell'anno passato.

A maggio 2013 la concentrazione di CO2 ha raggiunto per la prima volta il temuto record di 400 parti per milione. Come nel Pliocene, solo che allora l'Uomo non c'era e il mare era 9 metri più alto. Questa eventualità, oggi, significherebbe la scomparsa delle maggiori città del pianeta.

A settembre la Byrd Station, nell'Antartide occidentale, ha registrato un aumento della temperatura media annuale di 2,4 gradi dal 1958 ad oggi, una velocità tre volte superiore rispetto alla media prevista globalmente di 0,8 gradi (C. H. Greene, Gli inverni del nostro scontento, in Le Scienze n. 534, febbraio 2013, p. 46). Alle condizioni attuali almeno 136 grandi città e 40 milioni di abitanti di costa sono a rischio a causa dell'innalzamento dei mari, ma il fenomeno registrato dalla Byrd Station costringe a rivedere le previsioni sia per il più veloce scioglimento dei ghiacciai che per il loro scivolamento in mare e per l'aumento del volume dovuto alla temperatura (Come scompare l'Antartide, in Le Scienze n. 529, settembre 2012).

A novembre, a poco più di un anno dall'uragano Sandy, un altro ciclone di categoria 5, la più alta della scala Saffir-Simpson, si è abbattuto sulla costa oceanica. Le conseguenze del tifone Haiyan, tra i più potenti mai registrati dall'uomo, hanno coinvolto più di 12 milioni di persone soprattutto nelle Filippine. Le abitazioni colpite sono state circa 1.140.000 di cui 551.000 distrutte. 14,5 miliardi di dollari i danni, solo nelle Filippine (19 quelli totali di Sandy).

E' sempre di novembre il primo caso di richiesta di asilo per ragioni climatiche. La richiesta di Ioane Teitiota, che sosteneva che, a causa dell'innalzamento dei mari, non vi fosse più terra in Kiribati, isola del Sud Pacifico, in cui tornare in sicurezza, è stata respinta, perchè, secondo l'Alta Corte della Nuova Zelanda, le condizioni ambientali e la pressione sociale non possono ancora essere considerate tali da causare una sistematica violazione dei diritti umani di base, come il diritto alla vita [...] o il diritto ad adeguati casa, vestiti e cibo.

Basterebbe unire i puntini, ma se non fosse chiara la relazione tra questi fatti e la necessità di ripensare da zero architettura ed urbanistica, provate ad immaginate 9 miliardi di esseri umani, 2 in più degli abitanti della Terra, che dopo un viaggio di trent'anni, atterrano con le loro astronavi su un pianeta simile alla Terra, ma due o tre gradi più caldo, con il 20-30% di territori emersi in meno e meno produttivi, con ampie fasce desertiche fino ai tropici, e continenti caldi e umidi fino ai poli, dove potrebbero scorrazzare cammelli e cavalli, lungo le cui coste si scatenano cicloni di intensità a noi sconosciuta. Buon Viaggio!