Recensione: “Alessandro Pergoli Campanelli_Restauro architettonico: esempi a confronto” o di Massimo Locci

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Le pubblicazioni specialistiche e i saggi pubblicati nelle riviste sul tema del restauro architettonico sono, in genere, noiose e autoreferenziali, soprattutto perche dell ‘intero processo progettuale privilegiano la ricerca storico-documentaria, gli aspetti di restituzione geometrica o quelli strettamente tecnici (i trattamenti chimico-fisico della materia). Difficilmente si evidenziano le valenze spaziali o le poetiche contemporanee, le componenti espressive o le metodologie innovative: in sintesi i nuovi significati che l ‘opera antica assume con l ‘intervento di recupero e valorizzazione.

Rappresenta una piacevole eccezione l ‘agevole saggio di Alessandro Pergoli Campanelli, Restauro architettonico: esempi a confronto; ospitato nella collana La Biblioteca dell ‘Architetto, m.e.architectural book and review.

La pubblicazione raccoglie una selezione di articoli pubblicati sulla rivista L ‘Architettura C/S e sull ‘Architetto Italiano, a partire dagli inizi degli anni 2000, in una rubrica che Pergoli Campanelli condivide con Giovanni Carbonara. Il saggio utile, quindi, anche per leggere l ‘orientamento culturale della Scuola di Restauro della Sapienza diretta da quest ‘ultimo.

Perche questo saggio è diverso?. In prima istanza perche, correttamente, colloca la disciplina del restauro all ‘interno della progettazione architettonica; grazie a questo approccio la ricerca ne risulta vivificata e perfettamente inserita nei temi e nelle problematiche contemporanee. Approccio che tieni insieme la lettura della stratificazione storica, le valenze espressive e le opportunità fornite dall ‘innovazione tecnologica. Nei nove esempi a confronto le informazioni relative ai temi tecnici sono sviluppate in parallelo con quelle linguistiche, quelle storico-critiche e di interpretazione della preesistenza con la lettura spaziale del nuovo organismo.

Questo permette di leggere l ‘architettura non solo in relazione al linguaggio dall ‘epoca, ma significa anche mettere in relazione di continuità lo spazio con il tempo; in sintesi consente di vivere l ‘esperienza storica di riferimento con i mezzi, le teorie e le regole interpretative della contemporaneità.

Alcune scuole di restauro in questi anni hanno disconosciuto, e quindi lateralizzato chi ha operato in tal senso, quegli interventi apparentemente meno ortodossi che potremmo sintetizzare come espressione dei tagli creativi e rivitalizzanti, caratteristica della poetica dei maestri del dopoguerra. Restauri integrali che, agendo anche sul sistema connettivo e sui giochi di nuove aperture, consentivano di leggere lo spazio in modo innovativo, con effetti singolari e inaspettati nel cambio di visuale e nella variazione repentina di luminosità.

Leggere, viceversa, un ‘opera di restauro come un intervento integrato, antico e nuovo, mette in atto una doppia fase interpretativa (critica e analitica), come attua efficacemente Pergoli Campanelli, misura le relazioni di contesto, gli accostamenti materici, le esigenze funzionali, le possibilità e opportunità di integrazione che la preesistenza consente.

In seconda istanza il saggio è diverso anche per il linguaggio comunicativo, lineare e sintetico; perche s ‘interessa del processo dall ‘idea alla proposta realizzata; per la trasversalità dei temi: dagli interventi in ambito archeologico al design e alle auto d ‘epoca, dal paesaggio al restauro del moderno, con riferimenti italiani e internazionali (Asia e Sud-America in particolare).

Tra gli esempi più interessanti e originali proprio la scheda relativa ai Beni d ‘epoca che fa riferimento alle tecniche di restauro degli oggetti d ‘uso (orologi, auto, moto, suppellettili); dimostrando che nello specifico, a meno delle particolari tecniche d ‘intervento, l ‘approccio teorico non può essere differente da quello architettonico. Pertanto devono essere bandite le operazioni ricostruttive e le repliche che, troppo spesso, vengono realizzate per assecondare l ‘attrazione fatale del vintage e/o la visione banalmente nostalgica degli utenti.

Mentre per tutti è chiaro che realizzare una nuova Venezia a Las Vegas è una operazione che, nel migliore dei casi, possiamo definire Pop, o incolta se riferito alla riedizione di un mobile antico; viceversa il re-make di oggetti di successo del recente passato, che caratterizzano in particolare caratterizzano questi settori produttivi, viene supinamente accettata. Basti pensare alle operazioni di revival di noti modelli d ‘auto o di moto del passato che hanno grande successo, anche tra persone che giudichiamo colte e informate.

Quasi inedito e problematico l ‘approfondimento sul restauro in Cina, che in questi anni ha cancellato memorie storiche significative e interi quartieri storici per dar spazio a nuove e incongrue edificazioni.

Nei saggi emerge una visione interpretativa unitaria che legge i manufatti antropici attraverso un metro di giudizio e un metodo che si interroga sul valore dell ‘innovazione espressiva e tecnologica, sulla ricerca sperimentale e sulla capacità delle opere di porsi come riferimento, di fare scuola, di avere esiti.

Un lavoro appassionato ed encomiabile di Alessandro Pergoli Campanelli e della Scuola di Restauro diretta da Giovanni Carbonara. Il saggio nel dipanare le vicende progettuali e costruttive, intende togliere il restauro dal limbo delle discipline eccessivamente specialistiche, cui l ‘hanno relegato alcune scuole universitarie e correnti della critica, strategia culturale che lo ha reso meno interessante per gli studenti (sono troppo pochi gli iscritti a questi corsi laurea) e poco amate dal mondo degli architetti moderni. Tutto ciò è paradossale perche è una disciplina complessa e affascinante, perche il tema del recupero, del restauro e della integrazione tra nuovo e antico è centrale nel dibattito contemporaneo, e lo sarà sempre di più in futuro, in Italia in particolare.

 

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