Megalopoli dell’Oriente e dell’Occidente al MAXXI – di Alessandra Muntoni

IL CAIRO

Sei film del ciclo Megalopolis sono stati proiettati in tre serate, l’11-18-25 del gennaio scorso, nell’affollatissimo auditorium del MAXXI. Girando intorno alla terra in senso orario, Los Angeles, San Paolo, il Cairo, Karachi, Shenzhen e Tokyo sono state indagate da una macchina da ripresa spinta nelle contraddizioni più aspre e sconvolgenti del mondo d’oggi.

Gli autori dei filmati, Francesco Conversano e Nene Grignaffini, hanno voluto fare un racconto non oggettivo ma personale, rovesciando i consueti punti di vista di urbanisti, architetti o i sociologi, e intervistando direttamente gli utenti delle metropoli. Li hanno scelti tra le fasce più distanti: homeless e dirigenti, disoccupati e sfruttatori, giovani vip inurbati e vecchi emarginati, chi non si arrende e aspiranti suicidi, commentando le immagini urbane, costipate di gente e grattacieli, con frasi della letteratura ossessiva ma profetica di scrittori quali Ballard o Orwell.

I due estremi di questa indagine sono la città più antica e quella più nuova: il Cairo e Shenzhen, oggi al centro di travolgenti cambiamenti. I raccoglitori d’immondizia del quartiere di Madinat al Cairo vivono una condizione quasi subumana, mentre Mister e Miss Shenzhen s’identificano nel fascino caotico e scintillante della loro città, cresciuta in 30 anni da 20.000 abitanti a 13, 5 milioni.

Cucinella ha ribatido la sua preoccupazione per i rischi ecologici di questa trasformazione, avvenuta ad una velocità incontrollabile. Il direttore artistico del MAXXI Hou Hanru, invece, considera questo scenario eccitante come una sfida per l’architetto, dove parole come tecnologia e bellezza assumono nuovi significati. L’allusione è all’aeroporto che Massimiliano Fuksas ha appena realizzato a Shenzhen.

SHENZHEN

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