Le fallacie logiche, Ciribini e la riduzione bancaria del sapere – di Guido Aragona

self portrait of the dadasopher

Nei giorni scorsi LPP ha messo in evidenza nella pagina PresS/Tletter su Facebook un testo di Luca Sofri, il Manuale per una sana conversazione apparso su Il Post, qui http://www.ilpost.it/2014/01/03/lista-fallacie-logiche/ in cui vengono sinteticamente descritte 24 frequenti fallacie logiche. Naturalmente si tratta di una riduzione for dummies, come suol dirsi, di questioni già da secoli trattate dai filosofi (molti ricordano principalmente Schopenhauer negli appunti proposti da Adephi col titolo L ‘arte di ottenere ragione, ma l ‘argomento era già oggetto di trattazione sistematica da parte di Aristotele nei Topici).

Vedendo questo articolo, in modo imprevisto mi è riapparso alla mente l ‘ing. Ciribini, esclamare, col tono perentorio e infastidito dell ‘anziano LA SCUOLA DOVREBBE SOLO INSEGNARE A RAGIONARE. RAGAZZI, DOVETE RAGIONARE! RAGIONARE! Era forse l ‘ultima sua sessione d ‘esame, ed io ero un esaminando di primo anno del suo corso di Cultura Tecnologica della Progettazione. Fortunatamente il pistolotto non era rivolto a me, in trepida attesa di essere a mia volta pistolettato in seguito ad una delle sue imprevedibili domande.

Inciso per chi non sapesse, Ciribini (1913-1990) fu uno dei più importanti tecnologi italiani del secolo scorso, professore prima al Politecnico di Milano, alla Hochschule di Ulm e poi al Politecnico di Torino; una figura di grande rilievo per la storia della cultura architettonica italiana del 900, che non dovrebbe comprendere unicamente i progettisti e i critici. (un breve profilo, qui http://www.fupress.net/index.php/techne/article/viewFile/13452/12592) , ma più piacevole il vivo ritratto che ne fa Lorenzo Matteoli qui http://matteoli.iinet.net.au/html/Articles/Ricordanzadelprof.Ciribini.html

(Renzo Piano Non è un caso che io mi sia laureato con Giuseppe Ciribini, al Politecnico di Milano, in Modulazione e coordinamento modulare intervistato da Stefano Boeri per Abitare n.497, 11/09)

Verissimo, la scuola dovrebbe insegnare a ragionare, e dunque, anche insegnare a smascherare i paralogismi esposti da Sofri, che già alle elementari andrebbero trattati alla stessa stregua degli errori grammaticali frequenti.

Anche perche non è solo a livello basso che tali paralogismi vengono usati, ma in tutta la comunicazione politica e nei mass media, anche a livello relativamente alto. (vedi alcuni esempi illustri nel volume uscito di recente per Boringhieri, E qui casca l ‘asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, di Paola Cantù, giovane ricercatrice italiana presso l ‘università di Marsiglia). http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833922102

E anche i giochi retorici dei messaggi pubblicitari andrebbero analizzati a scuola.

Invece, l ‘istruzione sembra sempre più in mano a burocrati paranoici, sempre più intenti a fiscalizzare l ‘insegnamento, con le alambiccate contabilizzazioni di crediti e debiti (ora anche per professionisti, liberalizzati nelle tariffe ma vincolati come scolaretti nel modo di fare studio e aggiornamento), atte a formare competenze (che invecchieranno presto all ‘evolvere rapido della tecnica, a meno di acquisire altri crediti formativi in un meccanismo giustificato solo dalla insensata e forsennata proliferazione di dispositivi normativi, generalmente inutili se non dannosi, se non per una fittizia job creation.

Il loro scopo è formare soggetti competenti a supplire – per il momento – le macchine che ancora non sono in grado di espletare quella funzione, anziche esseri umani pensanti, e con capacità razionali e creative e dunque versatili.

Scrivi un commento