Ingegneria in vasca navale – di Alessandra Muntoni

1-Esterno

Eleonora Carrano mi ha inviato recentemente un filmato sulle varie sedi della Facoltà di Architettura (Roma- Sapienza). Al disastro ambientale e al degrado materiale dei luoghi ÔÇÆ dove si dovrebbe insegnare a progettare ÔÇÆ fanno da controcanto i commenti sul mestiere di architetto di Paolo Portoghesi, Renzo Piano, Alessandro Anselmi. Un documento virato sul contrasto tra ciò che esiste e ciò che vorremmo esistesse, per spingerci a cercare risposte e azioni convincenti.

Cerco di rispondere per confronto.

Andrea Vidotto ci ha portato a visitare la nuova sede della Facoltà di Ingegneria di Roma Tre, della quale è stato realizzato un primo lotto funzionale. Il progetto che egli ha coordinato per il DIPSA è quasi una sfida paradossale e per questo ci interessa. Per realizzare il nuovo edificio, si è accettato di ristrutturare la Vasca Navale, un dispositivo d’avanguardia costruito negli anni Venti dall’Ing. Cesare Leoni con la ditta Ferrobeton per testare imbarcazioni, ma in disuso dal 1974 per il collasso strutturale del bacino. Sembrerebbe un assurdo. Invece si è tradotto in una idea spazialmente valida e funzionalmente efficiente. I progettisti hanno conservato la caratterizzazione lineare della Vasca, escogitando però nuove strutture in acciaio con solai sospesi, puntando sulla luminosità naturale e sulle energie rinnovabili. Hanno poi riproposto la curvatura della copertura che richiama quella originaria, ma con una nuova e più ampia calotta, conservando in situ il magnifico carro dinamometrico. Spazi di relazione, di studio, di ricerca, aule di lezione o per convegni fluiscono in modo originale e tecnicamente ineccepibile.

Forse, per riprendere una dimensione rispettabile, anche la Facoltà di Architettura avrebbe bisogno di un simile azzardo?

2-Carro dinamometrico

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