Il grande vecchio – di Eduardo Alamaro

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ÔǪ Era una mattinata da lupi. A Torino nevicava e tirava un vento siberiano. Mi avviai verso il centro non sapendo dove andare. Ad un incerto punto mi trovai in via Giolitti. La neve era aumentata e il vento mi soffiava sulla faccia fiocchi gelati. Vidi in mezzo alla tormenta una rampa di scalini che dalla strada scendevano in basso. Si trattava dell ‘ingresso di un albergo diurno, cioè di una latrina per uomini, ma a me apparve un castello incantato. Scesi gli scalini scivolosi e mi trovai in una saletta disadorna e fiocamente illuminata, come una specie di acquario. In fondo a una parete piastrellata c ‘era una fila di orinatoi smaltati di bianco. Sulla destra, appoggiata ad un muro, c ‘era una stufetta elettrica e un tavolino al quale sedeva un vecchietto pallido e magro con in testa un berretto color limone: il padrone delle latrine. Dopo un paio di minuti mi trovavo a sedere al tavolino col vecchio. Cominciammo a parlare. Mi raccontò la sua preoccupazione di non avere figli cui lasciare in eredità la sua avviata attività commerciale. Intanto dalla scala scendevano radi clienti che si fermavano un paio di minuti e poi se ne andavano. Chiacchierammo tutta la mattina, lì in quella dignitosa latrina. Il vecchio si mostrava enormemente felice della mia visita diurna. Arrivai a pensare che forse vedeva in me quel degno successore che il destino crudele gli aveva negato. A mezzogiorno aprì un cartoccio unto, lo mise sul tavolino e mi chiese di pranzare con lui: fu uno dei pranzi più squisiti e olezzanti della mia vita. Mezz ‘ora dopo ci lasciammo facendoci un sacco di feste. Tornai a casa. Aveva finito di nevicareÔǪ.

Che ne dici, LPP? Non è sublime questa favoletta? C ‘è tutta l ‘architettura dentro, lì, in via Giolitti. Almeno quella borderline di Torino di quel tempo. Del tempo di Fred Buscaglione: che bambola!, che latrine!, quelle degli anni ’50 del ‘900. Cose ironiche, povere, fecali, ferali, feriali, magliare, eccentriche, orinali. Umorali alla Mollino con pezzottati Chanel n. 5 spruzzati sopra (e dentro). Ho trascritto la vera favo Letta per te e per gli amici della PresS/T traendola (e non tradendola) dal simpatico libretto autobiografico del geniale musicista e carosellaro Romano Bertola: Caro Carosello, Morellini Editore, Lodi 2011, pp. 45-46, euro 14,00. Non ci crederai: questo salvifico libretto l ‘ho comprato alla FNAC di Napoli, ieri l ‘altro, per 1 (dico uno) euro, saldi fine stagione editoriale. Non c ‘è che dire: non c ‘è più religione, non c ‘è più l ‘avanguardia di rifugio diurno dei Carosello d ‘arte! Solo surfing sul web, come lamenta Sam Luca&buca Molinari. Soprattutto non ci sono più improbabili toilette maiolicate artigianali; ne castelli incantati dell ‘arte in cui sognare i Sol (soli e soletti) uomini dell ‘Avvenir, (adda venì Baffone!). Lì dove trovare, per fata e fatal cumbinazione, quei saggi e grandi vecchi di una volta: elaboratori di pensieri et idee cum anima, maestri di vita d ‘orinale che aprivano, tal volta, c ‘era una volta, ad una vita originale. Quei maestri progettisti si che potevano passarti il testimone, alla vecchia maniera di Duchamp: passa ‘orinale, passa ‘a guardia e passa all ‘Avan guardia: passa ‘nu guajo, passa alla cattedra, designati tu stesso ‘a scrivania, (ma solo se lo meritavi veramente, con oggetto e progetto desiderante, olezzante ÔǪ).

Stop, è troppo. A PresS/T, al prossimo surfing web, Eldorado

P.S. – chi volesse però in Torino annusare ancora le atmosfere eldorado del bel (e buon) tempo di (via) Giolitti, di cui sopra, può meritevolmente recarsi al MIAAO (Museo Internazionale Arti Applicate Oggi), al 5 di Via Maria Vittoria, a due passi dal faraonico Museo Egizio, e visitare le più belle e artistiche toilette piastrellate di Torino, e forse d ‘Italia. Famosa, tra le altre, quella dell ‘italo-argentina Silvia Zotta, degna di un nuovo Qui-rinale, alla lettera design-ata. Lì, in quel museo di vita ben applicata, si potrà incontrare, su domanda scritta, il direttore Enzo Biffi Gentili, che è (forse) l ‘ultimo dei grandi vecchi torine-sei del caso, di cui sopra. Mi piace allora pensare che, in questo senso ultimo, mistico-MIAAOnistico, il giudizio di merito, in solido o in liquido & da liquidazione, sarà riflettente, come ben avvertiva a suo tempo filosofico il Kant: immaginazione e intelletto, teoria e prassi, anima & corpo si rifletteranno l ‘uno sull ‘altro nell ‘arte miaaoolante di Torino, ultimo carosello. Così è, se vi pare. E dispari. Andare per credere. E cedere.

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