Forma e durata – di Guido Aragona

schizzo mummers1

E ‘ di questi giorni la notizia del via libera, da parte del Downtown Design Review Committee di Oklahoma City , alla demolizione del famoso Mummers Theater (Stage Center) realizzato nel 1970 su progetto da John Johansen, per sostituirlo con un centro uffici di una azienda, dal disegno fortemente convenzionale.

http://artsblog.dallasnews.com/2014/01/modern-landmark-to-be-demolished-in-okc.html/

Senza entrare nel merito della questione e delle sue connessioni concrete, non possiamo che rammaricarci per questa decisione, ma anche fare una considerazione di tipo generale sulla durata della architettura in relazione al suo stesso concetto formale.

Al di là di questioni legate alla costituzione materiale dell ‘oggetto e delle modalità di restauro, mi pare che il concetto stesso di architettura moderna presupponga un destino di attualità, di divenire, di movimento. In particolare mondo quando essa stessa aspiri ad essere antimonumentale, provvisoria, transeunte, nomade. Cedric Price più e prima di ogni altro ha estremizzato questo concetto in modo convincente.

Condizione che sta all’estremo opposto, anche nelle forme ossia nella rappresentazione, a condizioni di stabilità, di permanenza nel tempo, propria di opere come ad esempio le piramidi egizie (il massimo della stabilità e della permanenza, anche per geometria).

Il Mummers, pensato non come edificio, ma come organizzazione di pezzi plug in nasce già concettualmente come modificabile, non permanente, non chiuso.

La domanda è allora: può, deve, una architettura antimonumentale, anticlassica, durare nel tempo? Forse no. Forse bisogna saper accettare anche la condizione di precarietà temporale, date certe premesse, o modificare queste ultime se non sappiamo accettare una condizione di divenire troppo rapido.

In ogni caso, mi viene voglia di staccare un biglietto per Oklahoma city per visitare il Mummers prima che venga abbattuto.

Nella attesa me lo guardo e ripenso qui, http://johnmjohansen.com/Mummers-Theater.html

Scrivi un commento