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Accademia vs navigatori globali – di Alessandro Melis

Accademia vs navigatori globali – di Alessandro Melis

Autore: Alessandro Melis
pubblicato il 9 Gennaio 2014
nella categoria Parole

Ricordo che diversi anni fa una mia allieva di una nazione dell'est europeo mi raccontò che, prima dell'esodo di massa, il regime aveva tentato di convincere larghe fasce di popolazione, in aree remote, che quel paese era una superpotenza mondiale. Quando i confini saltarono, i fatti naturalmente travolsero la propaganda.

Ricerca di consenso e controllo della comunicazione erano gli strumenti su cui puntare visto che la posta in gioco, cioè il rischio di perdere il potere, era troppo alta. Esclusione, isolamento e delegittimazione le armi contro i dissidenti, anche attraverso il richiamo all'ordine.

Mi chiedo cosa succederebbe in Italia se un'intera categoria di architetti che detiene il potere accademico, in un sistema universitario che nega performance e merito, come quello italiano, per non parlare del mondo professionale, si rendesse conto che le proprie competenze sono obsolete a causa della rivoluzione digitale, la crisi climatica e la nascita di nuovi strumenti di comunicazione, eventi unici nella storia della disciplina. Riconoscerebbe tale circostanza, lasciando spazio a nuove forze, o negherebbe l'esistenza di una crisi del proprio ruolo incurante dei benefici per la comunità?

E le eventuali vittime della macchina del consenso sarebbero in grado di riconoscere il richiamo all'ordine di affermazioni che relegano il digitale, sia come strumento che come ambiente, la questione della sostenibilità, trattata senza mistificazioni, e il crowdsourcing, tanto per fare degli esempi, al mondo un po' naive delle mode passeggere?

Cadrebbero nella trappola dell'uso improprio e dilagante dei termini messi a confronto (digitale-contemporaneità-archistar vs analogico-conservazione-autocostruzione), della captatio benevoletiae stile La Cecla, di Genius Loci, di non luoghi, e di determinazioni demagogiche come la decrescita?

Dall'aria che si respira in questi ultime settimane del 2013, durante questa mia pur brevissima permanenza in Italia, ho l'impressione che i conservatori dell'Accademia non siano più in grado di trattenere l'onda d'urto della comunicazione globale: il re è nudo.