Tutti gli edifici sono contemporanei – di Guido Aragona

HH fonseca - Torino porta nuovaHilario Heriberto Fonseca o Vista di Torino Porta Nuova

Vive spesso in ciascuno di noi un ottundimento storicista, che ci nega la chiara percezione di una evidenza: gli edifici tuttora esistenti sono a noi contemporanei, per il semplice fatto stesso d ‘essere presenti.

Certo è ovvio. Ma si sa, fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. (G.K. Chesterton)

E ‘ contemporaneo il Pantheon, sono contemporanei tutti i centri storici (ma il termine stesso centro storico è in qualche modo viziato dal velo che nasconde questa evidenza), è contemporanea la chiesa barocca come la palazzina anni ’60.

Molte persone vivono quasi l ‘intera giornata in edifici originariamente costruiti secoli or sono; tutti gli abitanti delle città percepiscono le parti più antiche di esse come parte viva, spesso l ‘unica caratterizzante l ‘identità. Pensare che esista da un lato la città storica o superata – e dall ‘altro quella di oggi, è un ‘astrazione indebita.

Ma d ‘altro canto, pure edifici realizzati da poco sono stati pensati ormai molti anni fa. E sappiamo tutti bene quanto sia cambiata da allora la nostra vita.

Il fatto che questi oggetti siano stati costruiti in epoche passate non toglie che essi siano presenti, letteralmente attuali (ossia, in atto).

L ‘intero territorio vive in questa contemporaneità di oggetti, disetanei come boschi.

I vecchi edifici presenti sono garanzia di pluralità, in un certo senso di democrazia: sono voci ancora vive dei nostri antenati. Ancora Chesterton: Non ho mai capito perche la gente si sia formata la convinzione che la democrazia contrasti, in qualche modo, con la tradizione. ├ê evidente che la tradizione non è che la democrazia estesa nel tempo.

Non è certo un caso che questa eterogeneità dei luoghi, degli spazi e dei suoi componenti sia sempre stata invisa ai dittatori, o ai tecnocrati. Insieme con i loro architetti, mossi dalla ambizione di imporre una visione unilaterale, chiusa, a cui tutte le vite devono conformarsi previa immancabile tabula rasa.

Ma anche i conservatori, che intendono cristallizzare o fermare un po ‘ faustianamente o il bel tempo andato, sono l ‘altra faccia dello stesso odio per ciò che non si è in grado di inquadrare.

Il vero dissidio non è fra tradizionalisti e modernisti, ma fra chi di loro considera la realtà presente come felicemente viva ed eterogenea (etero temporale) e chi la vuol negare sull ‘altare di concetti astratti rivolti ad futuro o ad un passato mitizzati.

 

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