presS/Tletter

presS/Tletter

Qualche volta preferisco la forma ai contenuti – di Alessandro Melis

Qualche volta preferisco la forma ai contenuti – di Alessandro Melis

Autore: Alessandro Melis
pubblicato il 20 Dicembre 2013
nella categoria Parole

Il vecchio aeroporto berlinese di Tempelhof è un motivo in più per non amare le architetture imperturbabili e rassicuranti di Hans Kollhof e Giorgio Grassi. Il sentimento di ammirazione che suscita l'elegante ed austero edificio di Ernst Sagebiel, mi mette a disagio perchè sfata il mito di un Nazismo, diversamente dal Fascismo, dominato dalla grossolana interpretazione speeriana del Classico promosso da Hitler.

Non sono così ingenuo da non cogliere, nel confronto tra il Luftwaffe Modern e, ad esempio, la sede della Cassa di Risparmio di Novoli, la differenza tra aspetti fomali della stessa matrice razionalista settecentesca o wagneriana, come la metrica delle aperture, i colori, i dettagli e i materiali, ed il loro utilizzo strumentale da parte di una sottocultura del pensiero unico.

Non è dunque un fatto stilistico, ma di parole che si usano per corroborare le proprie tesi. Come dicono alcuni è questione di contenuti.

La Storia ci insegna che il Fondamentalismo, per sua natura, si nutre di negazione dell'altro. Così Joseph Goebbels ebbe l'idea della mostra prescrittiva sull'arte degenerata, con lo scopo di rappresentare ciò che non si doveva fare. Tra gli obiettivi della censura, espressa attraverso gli strumenti della derisione e della messa in ridicolo, vi era lo spirito modaiolo e irrazionale, l'eccesso di formalismo e l'individualismo autocelebrativo degli entartet, da contrapporre ad una cifra di maggior rigore, di comprensibile naturalismo su cui fondare un'idea comunemente condivisa di carattere identitario e nazionale.

Per cui trovo inquietanti alcune frasi ricorrenti nelle conferenze italiane (non altrettanto in quelle all'estero visto che di italiani se ne incontrano pochini), soprattutto quando espresse da influenti progettisti e non dalla critica che, tuttavia, troppo spesso costituisce una solidale scuola accademica con i progettisti di cui sopra.

Il mio interesse di architetto pende pertanto verso le poco rassicuranti architetture grottesche, prive di poetica sensibilità, meglio se pornografiche, quelle che, in Italia, alimentano l'attitudine alla censura.

Il caso vuole che, sempre più in Italia che altrove, tali giudizi siano associati alle rappresentazioni del formalismo fine a se stesso che quindi, per fortuna, poco si presta ad essere infarcito di contenuti. Entrerò nel merito della questione la prossima volta.